da Ansa

Trasformare un finanziamento utilizzato storicamente da persone in grandi difficoltà, senza merito di credito e garanzie personali, in un prodotto finanziario come altri, trasparente e rapido, che permetta di rimettere in circolo oggetti e preziosi dimenticati in un cassetto.

L’AD di Banca Sistema Gianluca Garbi (nella foto), una vita alle spalle come super esperto del Tesoro, in Borsa e nelle grandi banche internazionali, si è dato questa ‘missione’ per il suo istituto di credito e per la società italiana.

“Come la sharing economy – spiega in una conversazione con l’ANSA – il credito su pegno permette di far circolare delle risorse altrimenti ferme. Molti oggetti d’oro o comunque preziosi non vengono, magari per il cambio della moda o delle abitudini, più usati. Con il pegno si ha un finanziamento all’istante, senza trafile e garanzie, mantenendo la proprietà del bene. Al cliente viene lasciata una finestra temporale (di 3, 6, 12 mesi rinnovabile fino a 3 anni) per poterlo riscattare.
Il tasso interesse è del 7% che sale nel Taeg (comprensivo di spese custodia, assicurazione e tasse) al 14,8% circa. E solo il 2% non restituisce la somma con l’oggetto, che il 90% delle volte è d’oro, che poi finisce all’asta”.
Certo la crisi Covid pesa e ha spinto molti soggetti a ricorrere al pegno per ottenere liquidità e mantenere i redditi ma, rileva Garbi, si tratta anche di un cambio di mentalità che si fa strada. L’età media infatti si è abbassata con il 40% dei clienti costituito da trenta e quarantenni che stanno comprendendo che il pegno ha caratteristiche meno impegnative della cessione del quinto o della cessione ai compro oro. “Direi che è molto meno subprime di un prestito personale”.

A riprova Garbi cita i dati su come viene impiegato il credito: se il 35% ha riguardato esigenze quotidiane come spese per la casa, l’auto, riparazioni, rette, spese mediche, il 10% lo ha usato per spese voluttuarie per vacanze e tempo libero ma anche interventi di chirurgia estetica e tatuaggi.
Il mercato quindi è in decisa crescita. Al momento gli impieghi sono di circa 1 miliardo totali ma, spiega l’ad, potrebbero arrivare a quota 3 miliardi.
La nostra controllata ProntoPegno – sottolinea – è dopo l’acquisizione del ramo di azienda di Intesa Sanpaolo la prima società parte di un gruppo bancario del comparto in Italia, con impieghi totali al 30 settembre 2020 di oltre 75 milioni di euro e oltre 38 mila clienti finanziati e 77 mila polizze emesse/acquisite nell’anno”.

L’idea è ora di crescere anche all’estero in mercati come Grecia, Portogallo e Spagna dove vi è una tradizione di possedere oggetti d’oro. E’ un business sicuro dal punto di vista patrimoniale perché avendo l’oro come collaterale, ha un bassissimo assorbimento di capitale e perché gli oggetti vengono stimati sempre in maniera prudenziale (circa il 50% del valore).

Uno dei punti deboli è la normativa, ferma agli anni ’30, che giustamente offre buone tutele ai consumatori “ma che non contempla ad esempio le aste su internet continue” obbligando a aste fisiche dove si può comunque intervenire con offerte online.