estratto dell’ Intervento del Consigliere Riccardo Cesari al Seminario “Ruolo e prospettive della Sanità complementare dopo il COVID-19” dell’Associazione Lavoro&Welfare, 21 ottobre 2020. 

Fondi sanitari, società e casse mutue e compagnie di assicurazione sono i protagonisti nell’intermediazione della spesa sanitaria, con ammontari che, nonostante la crescita degli ultimi anni, restano modesti, poco superiori ai 4 miliardi di euro, 2.8% della spesa sanitaria totale, 0.2% del PIL.

Il Ministero della Salute nel mese di novembre 2018 ha pubblicato un Report su “Le attività dell’Anagrafe fondi sanitari e i dati del Sistema Informativo Anagrafe Fondi” ove si evidenzia la situazione al 31 dicembre 2017 circa il numero dei fondi sanitari integrativi (nove) che hanno effettuato l’iscrizione presso la suddetta Anagrafe, fermo restando che l’iscrizione non è obbligatoria ma necessaria per ottenere i benefici fiscali.

La forma giuridica nella gran parte dei casi è quella dell’associazione non riconosciuta ex art. 36 Codice Civile, priva di personalità giuridica (261 fondi), seguita dalle società di mutuo soccorso ex lege 3818/1886 (42 società).

L’attività regolamentare sui fondi integrativi non è andata molto oltre l’istituzione dell’anagrafe presso il Ministero della Salute (prevista dall’art. 9 D.Lgs 502/1992 come modificato dall’art. 9 D.Lgs 229/1999 ma in realtà istituita solo nel 2008), sotto il vincolo di destinare almeno il 20% delle risorse a prestazioni non coperte dal S.S.N., mentre essa richiederebbe una articolata stesura sia in termini di vigilanza prudenziale che di vigilanza di condotta, per una piena salvaguardia degli utenti finali.

Tenendo presente il Codice delle Assicurazioni Private, anche ai fini di un corretto level playing field, un’adeguata normativa di settore dovrebbe includere requisiti minimi per l’autorizzazione e la gestione professionale, il ricorso all’outsourcing, la costituzione di riserve tecniche, l’adeguatezza patrimoniale e organizzativa, la redazione dei bilanci, la trasparenza dei contratti, i processi di distribuzione e di verifica dell’adeguatezza delle coperture offerte.

Attraverso i canali, sempre attivi, del Contact Center e dei reclami dei consumatori, che pervengono ad IVASS, a volte, anche in assenza dei presupposti normativi per un ruolo attivo dell’Istituto, emerge che la trasparenza in tema di:

(i)  perimetro delle prestazioni e modalità di attivazione

(ii)  autorizzazione preventiva all’assistenza sanitaria diretta

(iii)  valutazione successiva delle richieste di rimborso,

è di gran lunga l’aspetto di maggiore criticità, che raccoglie non poche lamentele, con effetti negativi sia sulla soddisfazione della clientela che sulla reputazione degli intermediari assicurativi.

Sebbene i reclami ricevuti dalle imprese assicurative siano complessivamente in calo, all’opposto, i reclami ricevuti da IVASS tra il 2016 e il 2019 sono in riduzione nell’insieme del ramo danni (-25%,  ma più che raddoppiati nel ramo malattia (+113%).

Si tratta di un segnale da monitorare attentamente e che chiama in causa tutti gli operatori del mercato, incluso lo stesso legislatore.

Al riguardo, l’individuazione di un nomenclatore unico delle prestazioni specialistiche al quale dovrebbero attenersi tutti gli operatori della sanità integrativa (fondi, casse, società di mutuo soccorso, imprese di assicurazione, providers…) potrebbe essere di estrema utilità, sia per accrescere trasparenza e comprensibilità e ridurre la discrezionalità dei soggetti erogatori, sia per consentire un confronto omogeneo tra programmi sanitari offerti da diversi players, nel rispetto della libertà di scelta del cittadino…

Conclusioni

La riforma della sanità integrativa, già più volte auspicata prima della pandemia da Covid, è ora parte non marginale di una strategia vincente di uscita dalla crisi sanitaria nella sua dimensione globale.

Come nel caso delle pensioni una lungimirante iniziativa riformistica, combinando pilastro pubblico e privato, ha rimesso su un sentiero di equilibrio il welfare previdenziale, così ci si aspetta, in linea con le migliori esperienze europee, che anche la sanità possa coniugare sostenibilità economica e qualità dei servizi procedendo speditamente su un sentiero di riforma che abbia al centro il cittadino e il suo bisogno di cura e prevenzione lungo tutto l’arco della sua vita.

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di questo se ne parlerà anche a Health Insurance Summit 2020, il 4 novembre.

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