Ripresa economica post pandemia, supply chain intasate, i “Brics” che hanno alzato la testa rendendosi conto di quanto sono strategici per la nostra sopravvivenza: sono tanti i fenomeni soggiacenti ai rincari energetici, cominciati ben prima che scoppiasse la guerra russo-ucraina.

A farli lievitare non è tanto la Borsa di Amsterdam, dove anzi nell’ultimo periodo i prezzi sono crollati, quanto la speculazione e soprattutto l’aumentata richiesta di gas per farne scorta in vista dello stop alle forniture da Mosca. Di converso, la diminuzione della domanda di beni, provocata dalla stretta monetaria, si ripercuote sulla produzione, alle prese con un mercato già in difficoltà, finendo per accrescerne i problemi. La strategia di legare il costo dell’energia prodotta da fonti rinnovabili a quello del gas, per incentivare gli impianti green garantendo maggiori guadagni, ha retto finché il prezzo del gas non si è impennato trascinando con sé quello dell’elettricità, anche quella prodotta da fonti alternative e quindi a costi molto più bassi.

Le rinnovabili da sole riescono a supplire solo a una piccola parte della richiesta perché dipendenti da fenomeni atmosferici e climatici esterni e il loro pieno sviluppo è ancora intralciato dalla burocrazia, dai tempi e dai costi di realizzazione di impianti eolici e parchi fotovoltaici e da una tecnologia che ha ancora ampi margini di miglioramento. Anche la decisione del nuovo governo italiano di rispolverare pozzi e trivelle – tornando quindi al fossile – sarà apprezzabile solo a lungo termine. Da qui l’opzione nucleare, tornata a riaffacciarsi nel nostro Paese (circondato d’altro canto da centrali attive da tempo nel resto d’Europa). Giuseppe Gaetano ha approfondito tutti questi temi, e molti altri, insieme al vicedirettore di PLTV Piergiorgio Giuliani.