estratto da Rapporto Annuale ISTAT

…A metà del 2021, le conseguenze dell’emergenza sanitaria caratterizzano ancora il quadro economico e sociale.

La recessione globale è stata violenta e di breve durata, con un rimbalzo favorito dalle misure di sostegno e una ripresa dell’attività economica in tutte le principali economie. Il Pil italiano, dopo la caduta dell’anno passato (-8,9%) dovuta essenzialmente al crollo della domanda interna, è previsto in rialzo del 4,7% nel 2021.

 

 

 

 

 

 

 

 

I trasferimenti alle famiglie hanno limitato la caduta del reddito disponibile (-2,8%). Il calo dei consumi è stato ben più ampio di quello del reddito, di conseguenza il tasso di risparmio è quasi raddoppiato.

I consumi sono scesi più nel Nord che nel Centro e nel Mezzogiorno. Nel complesso, la spesa per alimentari e per l’abitazione è rimasta invariata, mentre si sono ridotte molto quelle più colpite dalle misure restrittive sulle attività e dalle limitazioni agli spostamenti e alla socialità. L’incidenza della povertà assoluta, misurata sui consumi, è in forte crescita, soprattutto nel Nord. Le misure di contenimento dell’emergenza sanitaria hanno modificato l’organizzazione dei tempi della popolazione, ma si osserva un graduale ritorno verso una quotidianità più vicina a quella pre-crisi.

Conseguentemente alla compressione dei consumi, anche l’incidenza della povertà assoluta risulta in forte crescita. Sono, infatti, classificate come assolutamente povere le famiglie (e i loro componenti) con una spesa mensile pari o inferiore al valore della soglia di povertà, che rappresenta la spesa minima necessaria per acquisire un paniere di beni e servizi che, nel contesto italiano, vengono considerati essenziali per conseguire uno standard di vita accet- tabile. Le soglie si differenziano per dimensione e composizione per età della famiglia, per ripartizione geografica e per tipo di comune di residenza.

Nel 2020, si contano oltre 2 milioni di famiglie in povertà assoluta, con un’incidenza pari al 7,7 per cento (dal 6,4 del 2019), che includono oltre 5,6 milioni di individui (9,4 per cento dal 7,7 del 2019). Il valore dell’intensità di povertà assoluta, cioè quanto la spesa mensile delle famiglie povere è, in media, sotto la linea di povertà in termini percentuali, registra una riduzione dal 20,3 al 18,7 per cento. Ciò segnala come molte famiglie scivolate sotto la soglia di povertà nel 2020 hanno comunque mantenuto una spesa per consumi prossima a essa, anche grazie alle misure pubbliche di sostegno.

Coerentemente con l’andamento delle spese, la condizione peggiora di più al Nord che nel Centro e Mezzogiorno. In particolare l’incidenza di povertà assoluta familiare sale di oltre 2 punti percentuali nel Nord-ovest e di poco più di uno nel Nord-est. Nel Mezzogiorno si registra l’incremento più limitato (0,8 punti) anche se l’incidenza resta più elevata (al 9,4 per cento).

Nonostante un moderato recupero occupazionale nei mesi recenti, a maggio ci sono 735mila occupati in meno rispetto a prima dell’emergenza.

Sul fronte dei prezzi, la dinamica è stata quasi nulla nel 2020 ma nei primi mesi del 2021 la risalita del prezzo del petrolio e il recupero dell’attività hanno alimentato moderate spinte inflazionistiche. Per rendere possibili le misure di contrasto all’emergenza sono stati sospesi i vincoli del Patto di stabilità e crescita e il deficit pubblico è salito in Italia al 9,5% del Pil…

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https://www.istat.it/storage/rapporto-annuale/2021/Rapporto_Annuale_2021.pdf