18 Aprile 2024

Credito al Consumo e Mutui: tra SIC, BNPL e Cartolarizzazione sociale

di Giuseppe Gaetano, editor in chief

L’erogazione di credito è un fondamentale stimolo all’economia reale e rappresenta fra il 6 e il 7% del Pil italiano.

Il solo credito al consumo – prestiti finalizzati, personali e la cessione del quinto dello stipendio o della pensione – ne costituisce oltre il 3% e i mutui ipotecari, in particolare, sostengono ancora circa la metà degli acquisti di case da parte di persone fisiche, nonostante non tengano il passo di tassi e inflazione come l’altro segmento. In questo quadro, i Sistemi di informazioni creditizie favoriscono l’accesso al finanziamento a una più ampia platea di consumatori, garantendo al contempo l’attenzione alla sostenibilità delle famiglie e la prevenzione dai rischi di sovraindebitamento: lo ribadisce, una volta di più, una ricerca appena diffusa da CRIF e Nomisma. Gli italiani li conoscono bene, sebbene ancora solo il 16% verifichi i propri dati sul SIC prima di chiedere un finanziamento, e il 74% ritiene giusto che chi presta denaro valuti l’affidabilità dei richiedenti: del resto, è necessario per preservare la stessa la stessa stabilità e integrità del sistema. “Grazie al patrimonio informativo contenuto nei SIC – dice Beatrice Rubini, executive director di Crif – banche e società finanziarie sono state in grado di dare una risposta concreta alle famiglie in termini di erogazione di credito pur mantenendola dentro soglie di elevata sostenibilità per i bilanci familiari, al punto che negli ultimi 5 difficili anni il tasso di default si è costantemente mantenuto su valori prossimi ai minimi storici, intorno all’1%” nonostante il caro vita e la congiuntura sfavorevole: le rate medie mensili pro-capite per mutui e prestiti, infatti, sono contenute confrontando gli importi tra il 2017 e il 2023 e l’incremento è decrescente se il soggetto deve rimborsare più di un finanziamento.
Un altro SIC, quello di Experian, ha appena calcolato che l’anno scorso – malgrado la “tempesta perfetta” di tassi, inflazione e macro incertezze – le richieste di prestiti finalizzati sono aumentate del 10% annuo grazie al minor bisogno di liquidità dei privati e interessi più bassi, mentre secondo Assofin quelle di prestiti personali sono cresciute dell’1,6% e quelle per CQ del 4,5.

Comunque in positivo, rispetto ai mutui immobiliari. In confronto a questi, il credito al consumo può contare inoltre su un altro prodotto che – grazie all‘assenza di interessi per il consumatore – sta andando di gran moda, il Bnpl: un mercato aperto da fintech e startup, per acquisti di beni e servizi al momento ancora poco onerosi, che interessa sempre più le grandi banche. Ne sono esempi le soluzioni Pagolight di Compass e Splittypay di Avvera. Secondo il PoliMi, nel 2023 il buy now pay later ha totalizzato un volume di affari di 4,6 miliardi di euro e mostra tassi di crescita attorno al 40% annuo. A suo modo è anch’esso una sorta di prestito finalizzato ma qui è l’esercente che versa per il servizio all’intermediario una commissione dal 2 al 6% della somma transata, e il canale rappresenta per le società un ariete per collocare altri prodotti. Entro il 2025 la nuova direttiva Ue sul credito al consumo, per includere nella definizione questa forma di dilazione, rimuoverà le eccezioni riguardanti il pagamento differito in forma rateale, modificherà le soglie di importo, chiederà più controlli sui fornitori e sui possibili rischi di spesa fuori controllo (è una formula a cui si rivolgono soprattutto i giovani): tutte istanze su cui gli attori del comparto si sono o si stanno già attrezzando, con tecnologie digitali, soprattutto per stimare in maniera più stringente il merito creditizio del richiedente prima di concedere il prestito, che ci riporta al tema del SIC di Crif: la sua “referenza” è una sorta di garanzia immateriale con cui il cliente può accreditarsi presso gli intermediari.
Tra l’altro, il Bnpl è declinabile anche in chiave b2b per le imprese, consentendogli di rifornirsi posticipando il saldo, senza uscite di cassa immediate, col capofiliera pagato dalla banca in cambio di una fee.

Tornando alle famiglie, il tasto più dolente restano dunque i mutui, il cui stock ha perso 2,7 miliardi di euro nel 2023 assestandosi a 426,2 mld, con effetti negativi indiretti sui settori limitrofi dell’edilizia e dell’arredamento. Al di là dell’aggiornamento sulle variazioni percentuali dei tassi, che oscillano ogni giorno sui differenti report, ciò che conta è individuare la tendenza e – nel primo trimestre dell’anno – l’Euribor a 1 e 3 mesi è rimasto pressoché stabile attorno al 3,90% mentre anche a marzo l’Irs è calato per tutte le durate, portando il Tan dei tassi fissi a quasi 200 punti base di differenza sui variabili. Calcolando che è solo l’anticipo del taglio al costo del denaro atteso da giugno (gli osservatori suggeriscono una sforbiciata della Bce tra 85 e 100 pb entro fine 2024), nella seconda parte dell’anno il giro d’affari dei prestiti per acquistare casa – tra mutui green e surroghe (che possono portare benefici anche sui fringe benefit) – potrebbe quantomeno tamponare l’emorragia conosciuta per l’intero 2023.
Da notare, contro certi allarmismi mediatici, che le ultime rilevazioni degli analisti attestano un tasso di deterioramento del credito alle famiglie salito appena allo 0,7%. Per far fronte a sofferenze per ora solo ipotetiche, alcuni operatori stanno rispolverando in questo periodo strumenti come la pre-delibera finanziaria o la cartolarizzazione sociale per salvare l’abitazione dall’asta, ovvero il trasferimento dell’immobile a garanzia a una società immobiliare per la sua locazione, con possibilità di riacquisto a una cifra congrua con la situazione economica del debitore: pratica su cui – ad esempio – sta lavorando molto una realtà come MyCredit, ma tutto sommato estranea al business “puro” del comparto bancario. Che ce ne sia progressivamente meno bisogno grazie alla ripresa del mercato è, allo stato, un auspicio più che ragionevole.

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