24 Luglio 2023

Da Sportelli a “Store” Finanziari, oltre Metà dei Ricavi Bancari da Commissioni

di Giuseppe Gaetano, editor in chief

Negli ultimi 10 anni, gli sportelli bancari sono stati tramutati in “point” finanziari: più della metà dei 413 miliardi ricavi degli ultimi 5 anni (di cui 88 nel 2022) arrivano infatti da commissioni; l’altra metà da margini d’interesse sui prestiti.

I numeri sono stati snocciolati dalla FABI in questi giorni, in occasione della trattativa sul rinnovo del Ccnl dei bancari. L’anno scorso gli utili degli istituti hanno segnato il record di 25 miliardi, il rapporto costi/fatturato oltre il 63% è tra i migliori in Ue e i crediti deteriorati oggi sono pari a solo 55 mld: il pericolo “contagio”, temuto fino a qualche mese fa con le crisi bancarie in Usa e Svizzera, può dirsi superato. I costi operativi sono cresciuti del 20% nonostante i tagli a dipendenti (-14,7%) e filiali (-36,2%) a causa di consulenze, spese legali e investimenti in tecnologia digitale. Il comparto bancario brilla e si concentra: dal 2012 i principali gruppi sono scesi da 31 a 18, mettendo a rischio la “biodiversità” del settore.

Tra i dati più rilevanti spicca senza dubbio quello sulla progressiva desertificazione bancaria, che avanza in nome dell’online non solo in zone montane e piccoli centri ma anche nelle grandi città dello Stivale (addirittura, per la Fondazione Fiba, sarebbe più facile imbattersi in una filiale a Barletta o a Grosseto che a Milano o Roma), aggiornando il report First Cisl sull’anno scorso. Da inizio 2023 sono già stati chiusi quasi 600 sportelli, più che in tutto il 2022, e ora ammontano a 3.200 i comuni, 4,2 milioni i cittadini e 249mila le imprese senza servizi di credito in presenza nella propria città di residenza (creando problemi in questa stagione anche al turismo, specie al Sud dove il vuoto lasciato è più evidente).

Le banche non vogliono più rappresentare la cinghia di trasmissione tra la finanza e i territori – ha commentato il segretario generale, Lando Maria Sileoni -. Noi invece pensiamo che, accanto al legittimo obiettivo di creare valore per gli azionisti, debba continuare a esistere il ruolo sociale” richiamato anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’assemblea Federcasse, ma “che nonostante la propaganda si è fortemente ridimensionato“. I gap regionali nella diffusione degli sportelli dimostrano che il presidio del territorio resta in mano agli attori locali: Popolari, Bcc, Casse di risparmio, Confidi. Soprattutto agenzie di intermediari e consulenti che hanno trasformato anche fisicamente le vecchie sedi in uffici multiservizi e polifunzionali, in cui vendono più prodotti e che accorpano agilmente – anche nello stesso “perito” – expertise di vario genere: creditizio, previdenziale, immobiliare, assicurativo.

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