22 Marzo 2023

Banche: “Virus” in Quarantena, ma il Rischio Credito c’è Ancora

di Giuseppe Gaetano, chief editor

Le misure di liquidità emergenziali adottate dalle banche centrali e l’acquisizione accelerata hanno probabilmente abbassato le probabilità di un contagio più ampio del sistema bancario, anche se la decisione di cancellare le obbligazioni AT1 di CS potrebbe contribuire ad aumentare il costo del capitale per le banche.

Lo sostiene Standard&Poor’s in un report diffuso ieri sugli “elevati rischi di credito” del settore, sottolineando che “la rapida fine di Silicon Valley Bank e Signature Bank, e il deal Credit Suisse-Ubs, ricordano la sensibilità delle banche ai livelli di fiducia e alla liquidità“. I fallimenti statunitensi sono l’ultimo episodio di una volatilità finanziaria in parte causata dalla stretta monetaria, sostiene l’agenzia di rating ritenendo “improbabile che questo episodio impedisca ai policymaker di rispettare il compito di contenere l’inflazione” e invece “probabile” che i tassi di interesse restino alti ancora a lungo e “le condizioni di finanziamento continuino a inasprirsi, provocando ulteriori episodi di turbolenza sul mercato del credito. La sua qualità è sotto pressione: i downgrade stanno superando gli upgrade e aumentano i tassi di default. Paradossalmente le banche hanno assorbito meglio lo shock macroeconomico innescato dalla guerra ucraina che la normalizzazione della politica monetaria. Sempre ieri il presidente del Supervisory Board della BCE Andrea Enria ha riconosciuto che “per specifici portafogli e linee di business, i costi associati a un deterioramento della qualità degli attivi possono superare i benefici in termini di reddito all’aumentare dei tassi, in particolare se la crescita economica rallenta“.

Il forte e rapido aumento del costo del denaro sui due lati dell’Atlantico sta aumentando per le banche l’esposizione al rischio legato al tasso d’interesse“, che nell’eurozona è salito da 0 a 3,5% in 9 mesi, e “c’è il rischio che le banche vengano colte di sorpresa” aveva scritto nel rapporto annuale 2022 pubblicato ieri ma redatto a febbraio, prima delle recenti turbolenze. “Gli indici di copertura della liquidità sono diminuiti solo marginalmente da quando è iniziato il processo di normalizzazione della politica monetaria, e verso la fine dello scorso anno erano in media superiori al 160%“. Oltre al patrimonio, è diventato infatti necessario monitorare la liquidità rispetto ai depositi, dei colossi di importanza sistemica come degli istituti più “piccoli” (che tanto piccoli non sono movimentando decine di miliardi). Per l’Abi la soluzione è dettare “regole più chiare, semplici e proporzionate, che facilitano la compliance, affiancate da vigilanza efficiente e sanzioni adeguate“. Le criticità, insomma, non sono esaurite.

Tornando all’estero, se sulla maxi banca nata dalla fusione UBS-CS (il totale attivo supera del 200% il Pil elvetico e avrà il 25% dei mutui del Paese e il 30% in altre attività) incombe ancora il nodo Antitrust, negli Stati Uniti dopo il fallimento di Signature, i titoli di First Republic Bank – l’ultima “contagiata” americana – crollati a Wall Street nonostante i rumors di salvataggio da parte di JP Morgan, ieri si sono ripresi in Borsa dopo le rassicuranti parole della segretaria al Tesoro Usa: le garanzie offerte per i depositi di SVB – ha detto Janet Yellen – potrebbero essere replicate in eventuali altri casi simili “in cui istituti più piccoli dovessero subire un deflusso di depositi con il rischio di contagio. La situazione si sta stabilizzando, rimarremo vigili ma non esiste alcuna correlazione con la crisi del 2008. All’epoca molte istituzioni finanziarie erano sotto stress a causa delle loro partecipazioni in asset subprime, oggi il nel sistema bancario è significativamente più forte” ha aggiunto, sapendo bene però che la circolazione del “virus” non è stata ancora definitivamente arrestata. Washington farebbe bene ad applicare gli standard internazionali di Basilea ripudiati da Trump. Su questo fronte anche in Ue, tuttavia, si procede a passo di tartaruga: l’entrata in vigore del pacchetto III nel diritto comunitario è prevista nel 2025.

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