di Piergiorgio Giuliani, vice direttore PLTV

Appena ci fu l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, tutti gli organi di informazione hanno affrontato l’argomento utilizzando la ”informazione dell’emozione”, cioè non discutendo di motivi, azioni, conseguenze ma illustrando esclusivamente i tormenti della popolazione, i morti civili, le sofferenze immani della popolazione.

Questo in quasi tutta Europa. Come conseguenza le emozioni hanno spinto a decisioni dettate dell’istinto e non dalla ragione. I pochi che tentavano di affrontare l’argomento dal punto di vista razionale erano subito zittiti e tacciati di essere “putiniani” anche se, in molti casi non lo erano per nulla.

Solo il Papa ha avuto la forza e la determinazione di andare contro la narrazione dominante come ho illustrato nella prima parte di questo articolo pubblicato la settimana scorsa.

Le parole del Dr. Tornielli, Direttore Editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, hanno squarciato il velo dell’emozione indotta (e scrivo indotta perché l’ho analizzata con le tecniche di neuromarketing), per illustrare la situazione e far sorgere delle domande.

In primo luogo ha ricordato che tutte le Superpotenze hanno i loro scheletri nell’armadio, dalla Russia agli Stati Uniti: “…Facilmente si opta per la guerra avanzando ogni tipo di scusa apparentemente umanitaria, difensiva o preventiva, ricorrendo persino alla manipolazione dell’informazione…” (da Fratelli Tutti di Papa Francesco).

Insomma, le Superpotenze  hanno fatto loro “la ragion di Stato”, intesa come diritto dei governanti di agire in modo contrario ai dettami della legge sia naturale che positiva allo scopo di acquisire, preservare e aumentare il dominio dello Stato: Machiavelli docet.

Personalmente preferisco intendere la ragion di stato non come Machiavelli, ma come la intendeva il gesuita italiano Giovanni Botero, che nel trattato “Della Ragion di Stato” pubblicato per la prima volta a Venezia nel 1589 e considerato la più importante risposta cattolica al pensiero politico di Machiavelli, ne confutava il pensiero e auspicava governanti di specchiata moralità, operatività ed integrità.

Purtroppo nel XXI secolo Machiavelli imperversa ancora.

Altro passaggio importante è quello relativo alla giusta guerra: questa non deve cagionare più danni di quelli che vuole eliminare. Per giustificare la guerra, spesso si fa riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica e si cita sempre la prima parte, il numero 2308, che giustifica la guerra difensiva, ma ci si dimentica di citare quanto viene dopo, il numero 2309, cioè le severe condizioni che la Chiesa ritiene di definire per questo uso della violenza. Ne riporto alcune:

– che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano dimostrati impraticabili o inefficaci;

– che vi siano fondate condizioni di successo;

– che l’uso delle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione, la potenza dei moderni mezzi di distruzione gioca un ruolo importante.

I super opinionisti dei vari talk show continuano a dissertare su quali siano gli obiettivi di Putin, spaziando da una piccola invasione del Donbass alla conquista dell’Europa intera. Circa l’esercito russo, sono tutti concordi nel definirlo scadente e male armato.

A questo punto ecco le domande che mi pongo:

  1. Ma chi crede veramente che Putin abbia organizzato tutto questo per denazificare il Donbass?
  2. Siamo sicuri che la Russia sia così debole? Non si sta scontrando con l’Ucraina, ma con un esercito armato con le più evolute armi in circolazione, graziosamente fornite soprattutto dagli Stati Uniti e, nonostante ciò, avanza.
  3. Chi ci guadagna veramente e soprattutto, chi ci sta rimettendo il proprio futuro?

Circa la prima domanda mi rifiuto di credere che tutto nasca dalla denazificazione del Donbass, anche se, oggettivamente, troppe possibili risposte mi si affacciano alla mente ed ognuna ha meno senso delle altre.

Relativamente alla seconda credo che l’esercito russo sia molto forte: ritengo centellini gli interventi per non disvelare tutto il suo potenziale. Aumenta le armi, man mano che viene armato l’esercito ucraino: si va verso una drammatica escalation a meno che, come dice il Papa, si smetta di voler distruggere l’avversario ma si passi alla diplomazia.

Ed eccoci alla terza domanda a cui mi sento di dare risposte adeguate: ci guadagnano le aziende produttrici di armi e le economie legate a quell’industria. Ogni invio di armi le “ingrassa” e, si sa: l’appetito vien mangiando…

Chi ci rimette? Sicuramente in primis gli straziati cittadini dell’Ucraina, incolpevoli vittime della bramosia di denaro delle aziende militari e di chi le supporta; purtroppo poi a rimetterci è l’Europa ed in primis l’Italia.

Sono già 80.000 le nostre aziende sul punto di chiudere perché l’aumento dei prezzi delle materie prime (energia compresa) non permette loro di continuare ad operare. Inoltre l’Italia produce solo circa il 55/60% del proprio fabbisogno alimentare e nel mondo si sta già profilando, soprattutto nei paesi africani, lo spettro della carestia. Nuovi morti e molte più persone che cercheranno di sopravvivere sbarcando in Italia.

Proprio in questi giorni il telegiornali ci rassicurano che il nostro rapporto debito pubblico/pil è in diminuzione. Peccato che questo dato si riferisca solo al primo trimestre e la guerra con i suoi effetti nefasti sia iniziata a fine febbraio ed abbia inciso solo per un mese del trimestre e, date le scorte, quasi non ce ne siamo accorti. Adesso però stiamo subendo tutti i contraccolpi a livello di produzione. Inoltre rispetto al solito, il Governo sta affondando il debito pubblico a suon di bonus a pioggia a cui si accompagna una, benché negata, stagflazione.

Ho sviluppato il trend delle principali voci di bilancio dello Stato Italiano e prego di sbagliarmi, ma a fine anno saranno dolori: mala tempora currunt!

Una unica strada serve: Stati Uniti, Russia e Cina (che sorniona aspetta che gli altri due si facciano del male perché vale sempre il motto: fra i due litiganti il terzo gode) si devono sedere a un tavolo e trovare il nuovo equilibrio. Solo una Europa forte, compatta e decisa, fedele alleata nella Nato, e sottolineo alleata e non vassalla, può alzare la voce e pretendere questo.

Alla fine permettetemi di raccontarvi una visione onirica che mi è passata per la mente: per anni si è parlato di emettere titoli del debito europei per alleviare le casse dei vari Stati. Mai si è riusciti in questo scopo. Poi, improvvisamente veniamo bombardati da un paio d’anni di notizie circa la necessità di diminuire le emissioni di biossido di carbonio. Dobbiamo diminuirle altrimenti il Pianeta muore. Però l’Europa non è l’inquinatore per eccellenza: la Cina è primo per emissioni con il 30%, gli Stati Uniti il secondo con il 15%, noi solo il terzo con il 9%, a sostanziale parità di PIL prodotto.

Se noi le riduciamo del 20%, con costi incredibili, il mondo avrebbe solo un 1,8% di diminuzione. Una inezia. Ma questo è bastato a convincere gli Stati europei a decidersi ad emettere titoli europei per la “transizione ecologica”. Che fortuna: ci siamo attrezzati giusto in tempo per non rimanere al freddo nel caso la Russia avesse cominciato qualche guerra e ci ricattasse con gas, petrolio e carbone. Quando si dice la fortuna!!! E la signora Merkel, per anni osannata leader della Germania e dell’Europa sparisce e, benché a gran voce invocata, non si sa dove sia e non proferisce parola.

“…Una guerra non scoppia mai all’improvviso. Una guerra si prepara da anni…” scrive il dr. Tornielli.

“A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso ci si indovina” disse Andreotti citando una frase di Papa Pio XI Achille Ratti. Ma spero proprio di sbagliarmi!

Alla prossima.

 

Leggi QUI l’articolo correlato (prima parte)