di Piergiorgio Giuliani, vice direttore PLTV

Sulla guerra in Ucraina si sono scritte e dette tante cose, probabilmente troppe.

Purtroppo mai si sono sentite porre le giuste domande e discutere sugli argomenti veramente importanti per la vita di tutti noi.

Per avere una visione il più completa possibile è necessario tanto spazio, più di quello disponibile in questa sede.

Cercherò, quindi,  di sintetizzare il più possibile il quadro della situazione. Nonostante ciò questo articolo verrà diviso in due parti.

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Prima Parte

Questa prima parte riporta una parte dell’intervento del dr. Andrea Tornielli, direttore Editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, tenuto pochi giorni fa ai membri della Fondazione “Centesimus Annus Pro Pontifice”.

Per esigenze di spazio ho dovuto condensare il discorso, cercando di mantenerne i contenuti. L’autore mi perdonerà del lavoro di cesello.

Vi invito a leggere con attenzione ogni passaggio: sono illuminanti. Questa lettura, integrata con quanto ho scritto nei mesi scorsi, porterà, la prossima settimana, a domande inquietanti. Buona lettura.

“…Innanzitutto, vorrei sgombrare il campo da alcuni equivoci e da alcune interpretazioni, frutto purtroppo di una cultura tutta “orizzontale” tipica dei social media: Mi riferisco all’enorme massa di informazioni che riceviamo dal web: purtroppo tanta informazione non equivale a buona informazione.

Così è successo, ad esempio, che editorialisti e commentatori, e persino diplomatici, per settimane abbiano criticato il Papa per non aver mai nominato Vladimir Putin nei suoi discorsi pubblici.

Un breve sguardo alla storia recente della Santa Sede e della diplomazia papale avrebbe aiutato a capire che MAI i papi, nei loro appelli pubblici, hanno nominato l’aggressore, mai menzionato per nome colui che tutti considerano “il cattivo”. I papi precedenti non l’hanno fatto.

Mi limito a ricordare San Giovanni Paolo II, che nel 1998 non nominò mai Milosevic, il presidente serbo che tutti in Occidente chiamavano “l’Hitler dei Balcani”. Papa Wojtyla non nominò i presidenti americano, britannico e spagnolo che nel 2003 vollero iniziare la sciagurata guerra in Iraq, basandosi su informazioni false. Una guerra che ha distrutto un Paese trasformandolo nel rifugio di tutti i terroristi e distruggendo la possibilità di convivenza tra persone di fede diversa.

Giovanni Paolo II, già malato e tremante, pregò invano quei leader di non fare quella guerra. Senza mai nominare coloro che la stavano preparando.

Questo, purtroppo, lo abbiamo dimenticato e lo hanno dimenticato quei “maestrini” pronti a fare la morale al Papa anche quando dimostrano scarsa conoscenza della storia del papato e della Santa Sede.

Una seconda osservazione preliminare: affermare un no radicale alla guerra non significa essere “equidistanti”, cioè non riconoscere che c’è un aggressore, la Russia di Putin, e una vittima, l’Ucraina.

Papa Francesco ha espresso in tutti i modi la sua vicinanza al popolo ucraino aggredito, ha lanciato appelli, ha telefonato al presidente Zelensky il giorno dopo l’inizio della guerra, ha baciato pubblicamente la bandiera della resistenza ucraina, ha inviato più volte due suoi cardinali vicini a portare conforto e aiuto concreto alle popolazioni colpite, ha definito questa sporca guerra UN SACRILEGIO.

Ma allo stesso tempo non ha mai smesso di chiedere la pace e una soluzione negoziata del conflitto. Da dove nasce questa posizione?

Innanzitutto, dobbiamo riconoscere che si tratta di una posizione che non nasce da considerazioni geopolitiche, ma dal Vangelo stesso. …..

Francesco riconosce che la radice della guerra, di tutte le guerre, nasce nel cuore umano, dalla nostra natura ferita dal peccato. Riconosce anche che la guerra e la pace hanno a che fare con i nostri comportamenti quotidiani, con il modo in cui ci esprimiamo e soprattutto con il modo in cui guardiamo gli altri. Solo la fratellanza – e vorrei ricordare qui l’enciclica Fratelli tutti – è la risposta alla guerra e all’odio.

C’è un rischio che dobbiamo evitare. È il rischio di ridurre e minimizzare la portata degli appelli papali. È il rischio di mettere le parole del Papa nel congelatore, sterilizzandole, invece di comprenderle e farle nostre. È il rischio che corre chi dice: sì il Papa parla così perché è Papa, perché non può dire cose diverse. …..

Il Papa oggi è l’autorità mondiale più realistica e lungimirante! Fin dall’inizio del suo pontificato, Papa Francesco ci ha detto che è già in corso, che la Terza Guerra Mondiale si sta già combattendo, ma a pezzi. Tante guerre sono in corso, tante guerre di cui ci dimentichiamo perché non scoppiano vicino a noi. …..

Citando uno scritto del premio Nobel Max Born, pubblicato nel 1964, don Milani ricordava “che nella prima guerra mondiale i morti furono per il 5% civili e per il 95% militari (si potrebbe ancora sostenere che i civili morirono ‘incidentalmente’). Nella seconda 48% civili 52% militari (non si poteva più sostenere che i civili fossero morti ‘incidentalmente’). In quella coreana 84% di civili 16% di militari (si poteva ora sostenere che i militari erano morti “incidentalmente”)”. .

Il Papa e la Chiesa vivono nel mondo, tengono conto della realtà. La Dottrina sociale della Chiesa tiene conto della realtà. Quella realtà dei fatti che fece sì che Pio XI – in un’enciclica profetica come la Quadragesimo Anno – parlasse dell’imperialismo internazionale del denaro, con parole e analisi scritte nel 1931, all’indomani della crisi di Wall Street, ma attualissime anche oggi. Qui bisogna guardare alla realtà, cioè alle disgrazie causate dalle ultime guerre, che non hanno risolto le crisi ma le hanno accentuate creando instabilità e un oceano di morti innocenti. Da queste considerazioni si comprende il radicale no del Papa alla guerra.

Nell’enciclica “Fratelli tutti” Papa Francesco scrive:

“Facilmente si opta per la guerra avanzando ogni tipo di scusa apparentemente umanitaria, difensiva o preventiva, ricorrendo persino alla manipolazione dell’informazione. In realtà, negli ultimi decenni tutte le guerre hanno preteso di avere una ‘giustificazione’ (…) La questione è che, a partire dallo sviluppo delle armi nucleari, chimiche e biologiche, e dalle enormi e crescenti possibilità offerte dalle nuove tecnologie, alla guerra è stato dato un potere distruttivo incontrollabile, che ha colpito molti civili innocenti. In verità, “mai l’umanità ha avuto tanto potere su se stessa e nulla garantisce che lo userà bene”. Non possiamo quindi più pensare alla guerra come a una soluzione, poiché i rischi saranno probabilmente sempre superiori all’ipotetica utilità che le viene attribuita. Di fronte a questa realtà, è molto difficile oggi sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile “guerra giusta”. Mai più guerra!”.

Naturalmente, se qualcuno viene a distruggere la mia casa, se uccide i miei familiari, ho il diritto di difendermi, di resistere, di combattere. Nessuno dubita o mette in dubbio questo. Ma una cosa è il diritto all’autodifesa, un’altra cosa è prendere la scusa di questa guerra per aumentare a dismisura la spesa per le armi, “una follia” ha detto più volte il Papa.

Questo rende felici i produttori e i trafficanti di armi, e toglie risorse che potrebbero essere impegnate per costruire ospedali e aiutare i popoli affamati, creando così condizioni di maggiore giustizia nel mondo e diminuendo così il rischio di guerre.

E a proposito del diritto alla legittima difesa, citato nel Catechismo della Chiesa Cattolica, si cita sempre la prima parte, il numero 2308, che giustifica la guerra difensiva, ma ci si dimentica di citare quando viene dopo, il numero 2309, cioè le severe condizioni che la Chiesa ritiene di definire per questo uso della violenza.

Qui vorrei sottolinearne solo alcune:

“che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano dimostrati impraticabili o inefficaci;

– che vi siano fondate condizioni di successo;

– che l’uso delle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione, la potenza dei moderni mezzi di distruzione gioca un ruolo importante”.

…..

E qui sorgono delle domande. Domande riprese anche da Papa Francesco nella recente intervista al direttore del Corriere della Sera, quando ha parlato direttamente dell’abbaiare della NATO. Dobbiamo chiederci, ad esempio, perché gli accordi di Minsk non sono mai stati messi in pratica.

Una guerra non scoppia mai all’improvviso. Una guerra si prepara da anni. E la cosa tragica è che questa volta stiamo assistendo a una guerra fratricida, tra fratelli che condividono la stessa fede, lo stesso battesimo cristiano, che parlano una lingua simile.

…..

Infine, permettetemi di fare riferimento a un altro discorso del Papa, anch’esso pieno di realismo. È il discorso per il Regina Coeli, il 1° maggio.

“Mentre assistiamo a una macabra regressione dell’umanità”, ha detto il Papa, “mi chiedo, insieme a tante persone angosciate, se si cerca veramente la pace; se c’è la volontà di evitare una continua escalation militare e verbale; se si fa tutto il possibile per far tacere le armi”. “

…..

E poi, permettetemi di sottolineare anche la domanda del Papa sull’escalation militare e verbale. Sì, c’è anche un’escalation verbale, perché la guerra, ogni guerra, comporta la demonizzazione dell’avversario. Ma ogni demonizzazione rende più difficile la pace, la ripresa del dialogo, il riconoscimento reciproco.

Purtroppo stiamo assistendo al fallimento delle organizzazioni internazionali, in primis le Nazioni Unite. …..

Un altro fallimento, a mio avviso, è quello dell’Europa. Abbiamo assistito al protagonismo di alcuni leader, alla corsa al riarmo, all’incapacità di proporre – oltre alle sanzioni e all’invio di armi all’Ucraina – anche strade percorribili per raggiungere la pace. L’interesse dell’Europa non può essere quello di distruggere economicamente e militarmente la Russia di Putin. Questa guerra e i vent’anni che l’hanno preceduta hanno raffreddato le speranze che si erano accese dopo la caduta del Muro di Berlino.

Pensiamo davvero di poter costruire un’Europa in pace senza la Russia?

Gli appelli del Papa, le sue parole, meritano quindi di essere condivisi, sostenuti, moltiplicati. In un momento in cui purtroppo vediamo una mancanza di capacità e di volontà politica di percorrere strade di pace, abbiamo tutti il dovere di gridare che vogliamo la pace.

E riconosciamo con il Papa che per raggiungere la pace è necessario applicare schemi di pace, non parlare di pace continuando ad applicare schemi di guerra, alleanze militari e colonizzazioni economiche, come purtroppo sta accadendo.

….”

Si conclude qui l’intervento del dr. Tornielli. La prossima settimana terminerà l’articolo.