di Piergiorgio Giuliani, vice direttore PLTV

Non passa giorno, da almeno 4 anni, che le fonti di informazioni non parlino del problema del surriscaldamento terrestre dovuto alle emissioni di anidride carbonica.

Ovviamente non sono un esperto in materia, quindi mi astengo da ogni considerazione. Però, da economista mi pongo una domanda: la cosiddetta svolta green è proprio necessaria in Europa ed in particolare in Italia?

Lo scorso anno scrissi un articolo nel quale portavo a raffronto il PIL prodotto dai vari Stati e la relativa produzione di anidride carbonica.

Dall’esame dei dati raccolti, risultava che l’economia Cinese produce il 30% dell’anidride carbonica, gli Stati Uniti il 15% mentre la Comunità Europea solamente il 9%.

Queste sono le economie più produttive al mondo. Osservando la mappa riportata ad inizio articolo, che riposiziona geopoliticamente gli Stati e ne proporziona la grandezza in funzione del Prodotto Interno Lordo, si nota a colpo d’occhio che il PIL di Cina, Stati Uniti ed Europa è sostanzialmente lo stesso.

Differente è il peso geopolitico, in quanto mentre Cina e Stati Uniti sono Stati “unici” guidati in maniera forte dai rispettivi governi, l’Europa è una unione di Stati, con obiettivi e strategie diverse e, a volte, contrastanti tra loro.

In ogni caso si nota che a sostanziale parità di Prodotto Interno Lordo, l’inquinamento generato è assolutamente diverso.

L’Europa è la più efficiente dal punto di vista dell’inquinamento, mentre la Cina è disastrosamente inquinante.

Il settore dei trasporti (dai motorini agli aerei) è responsabile di circa il 25% della produzione di anidride carbonica, quindi ove fosse possibile trasformare tutti i trasporti da alimentati  con motori endotermici ad alimentati con motori elettrici (e per gli aerei avrei qualche perplessità) e che l’elettricità che serve a loro fosse prodotta unicamente da fonti rinnovabili, il risparmio di anidride carbonica ridurrebbe l’inquinamento dal 9% al 6,5% per l’Europa, all’11,25% per gli Stati Uniti e al 22,5% per la Cina. Il risparmio complessivo di emissioni sarebbe quindi quasi del 14%.

Un buon risultato a prima vista.

Però se Stati Uniti e Cina adottassero le politiche energetiche e produttive europee, il risparmio sarebbe addirittura del 24%!

Chiaramente ho fatto molte semplificazioni: ho considerato solo i 3 grandi Paesi industrializzati, ho ipotizzato che tutta l’energia che servirebbe per alimentare i motori elettrici fosse prodotta con fonti assolutamente non inquinanti, ho ipotizzato una simmetria produttiva fra i Paesi considerati.

In ogni caso la differenza fra i due risultati è così macroscopica che l’analisi fatta in questo articolo regge.

L’Italia, nell’ambito europeo è, inoltre, una delle Nazioni più Green.

A questo punto mi sorge un dubbio: il costo della riconversione green in termini puramente economici,  di posti di lavoro persi e in costi ambientali all’Italia conviene?

Mi riferisco alle distese di campi fotovoltaici in mezzo ai nostri paesaggi, per non parlare di quanto si ridurrebbe la nostra autonomia nella produzione alimentare  convertendo i campi agricoli in campi fotovoltaici, considerando che già adesso siamo altamente dipendenti dall’estero e dalle loro politiche agricolo/commerciali.

Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione. Alla prossima.