13 Giugno 2024

Mercato del lavoro: una fotografia dall’Osservatorio di INTOO

a cura di INTOO

Secondo i dati ISTAT del 2023 e del primo trimestre 2024 il mercato del lavoro italiano sta vivendo un momento positivo, sia per quanto concerne il numero di persone lavoranti, sia per quanto riguarda l’inattività e la disoccupazione, parametri che hanno sempre visto l’Italia in difetto.

Vero è che nel 2019 abbiamo infranto il record occupazionale del 2006, con il 58,6% di occupati, ma è solo in seguito alla pandemia che l’economia italiana ha avuto una crescita ancora più decisa.
Dopo un primo momento di perdita occupazionale molto seria, nel 2021 abbiamo subito infatti un rimbalzo occupazionale e nel 2022 siamo tornati ai numeri del 2019.
Tutto il 2023 è stato poi caratterizzato da un continuo infrangere di molteplici record, mese dopo mese, sia per numero di persone occupate, sia sulla percentuale della forza lavoro; tendenza positiva che è proseguita anche con l’anno corrente. Confrontando infatti il trimestre febbraio-aprile 2024 con quello novembre 2023-gennaio 2024, si nota un aumento del livello di occupazione pari allo 0,6%, per un totale di 136mila occupati. Tra aprile 2023 e aprile 2024 abbiamo inoltre registrato un aumento del tasso di occupazione del 1,1%, corrispondente a circa 516mila persone. È di aprile 2024 anche l’ultimo record occupazionale, con il 62,3% della forza lavoro occupata e con appena 25.000 lavoratori mancanti per raggiungere la soglia dei 24 milioni di occupati.

A trainare questa crescita troviamo l’immissione nell’economia italiana di 248,1 miliardi di euro per i progetti di ripresa e resilienza; una cifra che sta permettendo alle aziende di pianificare e implementare progetti strategici. In passato, nei vari momenti di boom economico, vi è sempre stata una crescita che si è limitata solo ad alcuni settori – si pensi all’automotive, al mattone o all’information technology-. Oggi a essere impattati da questa crescita sono tutti i settori, dall’industria in senso stretto alle costruzioni, dal mondo dei servizi alle infrastrutture, dall’ospitalità sino alla sanità, passando per ICT e tutti i settori interessati dal digitale.
A livello territoriale, il 2023 ha visto il Nord Ovest come regione più attiva, seguita da Sud e Isole, Nord Est e per ultimo il Centro Italia.

La digitalizzazione e l’innovazione tecnologica stanno poi creando una grande domanda di professionisti specializzati e anche una seria difficoltà da parte delle aziende nel reperire personale. Non parliamo solo di tutto ciò che riguarda lo sviluppo, ma anche la crescita e la messa in operatività di queste evoluzioni. Vi è quindi sì una carenza di ingegneri, progettisti, sviluppatori, ma anche, come conseguenza, una complessità nel trovare autisti, operatori specializzati e manutentori, per non entrare nel tema di tutto ciò che riguarda il settore agricolo (il bracciante agricolo risulta essere la professione con il maggior numero di contratti attivati nel 2023).
In generale, ad aprile 2024, le aziende riscontrano difficoltà nel reperire il 47,8% del personale ricercato per motivi di mismatch delle competenze e mancanza di personale. Questo fenomeno, insieme a quello della people scarcity (cioè l’invecchiamento generale della popolazione che porta a un numero di uscite dal mercato del lavoro superiore a quello di entrate), sembrano indirizzare il mercato del lavoro a interessarsi alla popolazione senior, come dimostra l’aumento del tasso di occupazione della popolazione 50-64 anni del 1,7% tra aprile 2023 e aprile 2024, la percentuale più alta tra tutte le fasce d’età.

Queste difficoltà sono comunque sintomo della grande spinta occupazionale che sta interessando l’Italia. Spinta che si evince inoltre dal calo del tasso di inattività (quindi degli individui che non lavorano e non cercano un lavoro) di circa due milioni di persone, tutte entrate nel lavoro visibile. Parlando invece di disoccupazione, il record storico del 4% è datato 1963, mentre oggi siamo a una cifra poco inferiore al 7%. Il dato è da analizzare considerando le diverse azioni di politiche attive e passive del momento che influiscono sulle scelte delle persone sulla ricerca dell’occupazione. Per raggiungere il dato previsto a livello europeo per la fine del decennio (occupazione al 78%) saranno necessarie azioni di inclusione lavorativa che solo il legislatore può indirizzare.
L’Osservatorio di INTOO prevede quindi che questa crescita lavorativa proseguirà per tutto il 2024 e in parte anche per il 2025. Ma senza un intervento strutturale, anche alla base delle politiche contrattuali, rischieremo di perdere questa grossa spinta lavorativa e potremmo ritrovarci alla fine con numeri in decrescita.

“Proteggere l’Occupabilità degli Assicurati”. Evento Intoo a Italy Protection Forum

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