La crescita dei prestiti erogati alle imprese da banche e società finanziarie si è nettamente ridimensionata nel 2021, dopo la forte espansione osservata nel primo anno della pandemia.

Il rallentamento è principalmente riconducibile alla minore domanda di credito connessa con l’abbondante liquidità accumulata nell’ultimo biennio, anche a scopo precauzionale.

Sono tuttavia molto aumentati i finanziamenti ricevuti nell’ambito del factoring, grazie all’incremento delle vendite e dei crediti commerciali. La debole dinamica complessiva dei finanziamenti è proseguita nei primi mesi dell’anno in corso.

In particolare, il tasso di crescita del credito bancario è stato pressoché nullo per le imprese con meno di 20 addetti.

Sulla base dei sondaggi presso le imprese, lo scorso anno si sono attenuate le difficoltà di ottenere finanziamenti bancari.

L’indagine della BCE sull’accesso al credito delle imprese (Survey on the access to finance of enterprises, SAFE), condotta nel secondo semestre del 2021, ha segnalato una riduzione della quota di aziende italiane che dichiarano di non avere ricevuto i prestiti richiesti, soprattutto tra quelle di grande dimensione.

Permangono, seppure più contenuti, i maggiori ostacoli finanziari per le imprese più piccole. Gran parte di questo divario, che ha caratterizzato anche fasi di ciclo positive, è ascrivibile alla minore propensione delle banche a finanziare società più opache e relativamente più vulnerabili.

Dal 2020 il credito alle imprese è stato ampiamente sostenuto dal potenziamento degli schemi pubblici di garanzia e dalla moratoria dei debiti per le piccole e medie imprese (PMI) introdotti dal Governo in risposta alla crisi pandemica.

Il regime agevolato per la concessione delle garanzie pubbliche del Fondo di garanzia per le PMI e di SACE è stato più volte prorogato, da ultimo fino al 31 dicembre 2022. Nel 2021, per favorire il graduale ritorno al regime ordinario, sono state rese più stringenti le condizioni per la concessione della garanzia da parte del Fondo.

Non è stata invece rinnovata la misura sulla sospensione delle rate oltre dicembre 2021.

Dal marzo 2020 al 17 maggio 2022 le richieste pervenute al Fondo di garanzia e a SACE sono state pari rispettivamente a 218,4 e a 35,2 miliardi di euro, a fronte di circa 2 milioni di operazioni complessive.

Vi hanno fatto ricorso in misura prevalente le imprese finanziariamente più solide e quelle operanti nei settori più colpiti dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria.

Con riferimento alle moratorie, si può stimare che il debito residuo in essere allo scorso dicembre ammontasse a 33 miliardi, su un totale di 141 miliardi di sospensioni concesse da marzo del 2020. Sulla base dei dati Invind, circa la metà delle imprese intervistate ha ottenuto una moratoria (ex lege o concordata privatamente con i singoli intermediari) dall’inizio della pandemia; ne hanno avanzato richiesta soprattutto quelle del settore dell’alloggio e ristorazione. La misura è ancora attiva per l’8 per cento dei beneficiari, mentre il rimborso delle rate è tornato regolare per il 95 per cento delle aziende per le quali è terminato il periodo di sospensione.

In un quadro di elevata incertezza sugli andamenti macroeconomici, nel 2022 il Governo ha nuovamente modificato la disciplina sulle garanzie pubbliche.

È dunque rallentato il processo di graduale ritorno al regime ordinario delineato dagli interventi normativi adottati nel 2021, attraverso la previsione di un’estensione degli schemi di garanzia statale.

Nel 2021 il costo medio dei nuovi prestiti bancari si è ridotto, collocandosi all’1,2 per cento nei primi mesi dell’anno in corso. Sono aumentati tuttavia i premi per il rischio richiesti dalle banche alle microimprese, come evidenziato dalla crescita del differenziale tra i tassi praticati alle aziende rischiose e a quelle solide.

Nel primo trimestre del 2022 gli intermediari italiani che partecipano all’indagine sul credito bancario nell’area dell’euro (Bank Lending Survey, BLS) hanno segnalato di avere applicato criteri di offerta più restrittivi ai prestiti alle imprese nel confronto con il trimestre precedente. L’inasprimento ha in parte riflesso la maggiore percezione del rischio legata alla forte incertezza sull’evoluzione delle prospettive economiche a seguito del conflitto in Ucraina