27 Giugno 2023

TFS, Corte Costituzionale a Inps: “Ridurre il Dilazionamento, Operazione di Anticipo Onerosa”

di Fabio Picciolini, esperto consumerista

La Corte Costituzionale con la sentenza n. 130/2023, confermando un precedente pronunciamento (150/2019), è intervenuta in merito al Trattamento di fine servizio del personale della pubblica amministrazione. Attualmente il TFS, originariamente erogabile entro 15 giorni dalla cessazione dal servizio attivo, è riconosciuto a rate (50.000 euro il primo anno ed eventualmente la stessa cifra il secondo anno e il saldo al terzo anno) ed entro 12 mesi per pensione di vecchiaia e 24 mesi per pensione di anzianità, con minori tempi per pensioni per inabilità, ma anche con situazioni che superano i periodi previsti dall’attuale normativa. La Corte pur non riconoscendo l’incostituzionalità della legge 140/97 né la discrezionalità di cui gode la pubblica amministrazione relativamente a situazioni “contingenti di conti pubblici” ha statuito che il dilazionamento del pagamento del TFS non può essere a tempo indeterminato.

Per tale motivo, ha fatto un forte richiamo al legislatore ad abrogare/modificare la legge 140/97 per violazione del “principio costituzionale della giusta retribuzione di cui tali prestazioni costituiscono una componente” che si “sostanza non solo nella congruità dell’ammontare corrisposto ma anche nella tempestività dell’erogazione” particolarmente in caso di pensionamento per raggiunti limiti di età. La Consulta ha posto in evidenza quanto il dilazionamento del pagamento leda i lavoratori pubblici in un periodo di inflazione estremamente alta; inoltre, è intervenuta anche sulla “nuova” operazione bancaria di “anticipo del TFS”: onerosa e non compatibile con il riconoscimento del TFS (in base all’attività di business intelligence condotta da EMFgroup, per il primo trimestre 2023 il volume complessivo associato all’anticipo del TFS sfiora quota Euro 80 mln, mentre per il 2022 l’erogato si è attestato a circa Euro 300 mln. I dati confermano come sia un prodotto sempre più interessante per le banche, ndr). Infine, la suprema Corte ha rigettato la posizione dell’INPS che differenza il TFS al TFR. .

La questione è ora come dare corso alla decisione della Consulta, considerato che l’immediato ritorno alla situazione pregressa avrebbe un costo per l’INPS di circa 14 miliardi; la Corte, con saggezza, ha chiarito che nell’applicazione di quanto disposto sia necessario adottare una gradualità. Comprendendo le motivazioni che inducono a una graduale attuazione delle decisioni, meno convincente sembra la posizione espressa sulla possibilità di mantenere l’attuale situazione, la rateizzazione per i pensionamenti anticipati, con la motivazione che potrebbero considerarsi un incentivo a rimanere in servizio.

Il rischio per lo Stato, applicando la gradualità proposta, è di attivare nuovi ricorsi per incostituzionalità, in quanto la scelta di mantenere in servizio personale anziano di livello medio/alto, con molti scatti automatici, non valuta i motivi per cui un dipendente pubblico decida di pensionarsi, ad esempio per salute propria o dei propri cari. Discorso similare deve essere avanzato per l’indicazione della Corte di superare l’attuale normativa, a partire dai trattamenti meno elevati, in quanto non valuta non valuta i motivi per cui un nucleo familiare possa aver bisogno dell’immeditata erogazione del TFS.

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