6 Aprile 2023

Eurovita Divisa in 5, 500 Milioni per Portare la Solvency al 200%

Cinque rami d’azienda di identica dimensione, per un controvalore di 100 milioni di euro l’uno, da spartirsi tra Intesa Sanpaolo Vita, Generali, Poste, Unipol e Allianz che si accollerebbero rischi e costi dell’integrazione aumentando dunque il capitale oltre i 300 milioni stimati finora come necessari per riportare la Solvency di Eurovita dall’85 al 150%.

Per raggiungere questa soglia infatti, oltre ai 100 milioni già versati dall’azionista di controllo Cinven a febbraio, ne sarebbero serviti altri 100 a carico delle banche distributrici – Fideuram, Fineco, Credem e Sparkasse – e gli ultimi 200 in capo ai 5 suddetti Big assicurativi, in base alle riserve vita in portafoglio. Tuttavia, il livello del 150% di solvibilità sarebbe rimasto comunque distante dalla media del settore italiano, calcolata recentemente da S&P attorno al 200%. Più sicuro iniettarne 500 e aggiungerci, come da rumors degli ultimi giorni, una linea creditizia di circa 2 miliardi, da parte delle banche, a cui attingere dal 30 giugno per saldare i riscatti delle polizze se l’Ivass non ne prorogherà il blocco cautelativo. Rifornire il serbatoio di liquidi da erogare ai clienti, senza però perderne troppi: non sarà così facile e certo il prestito non basterà in caso di corsa selvaggia al rimborso da parte degli oltre 400mila clienti della compagnia commissariata.

Circa 10mila sono di Sparkasse, che proprio ieri ha approvato un bilancio 2022 da record: l’istituto bolzanino, come altri distributori, sta “dialogando attivamente con i sottoscrittori delle polizze – ha dichiarato al Sole24Ore l’ad Nicola Calabrò – e i nostri consulenti hanno anche offerto, in caso di necessità finanziarie legate al blocco dei riscatti, di ottenere finanziamenti per far fronte ad eventuali esigenze di liquidità. Ad oggi abbiamo avuto poche richieste, meno di 50, e i nostri clienti stanno attendendo pazientemente lo sblocco della situazione“. Ad ogni modo “tutte le ipotesi al vaglio non genereranno perdite per i sottoscrittori – ha aggiunto Calabrò – e gli attori al tavolo, assicurazioni e banche, hanno già confermato la disponibilità a intervenire ed ora si tratta solo di attendere qualche settimana per individuare la soluzione migliore“.

Il problema non è tanto o solo la contraddizione della presenza dei competitor nella maxi rete spalma-rischio quanto, con tanti attori, a chi spetterà il ruolo di protagonista di questa trama corale e quali parti saranno invece attribuite ai partner per gestire una partecipazione così ampia. Come saranno distribuiti, in dettaglio, i 9 miliardi di gestioni separate e i 6 di unit linked? Altro problema il finanziamento elargito dagli istituti coinvolti, a un tasso oramai prossimo al 4%, che non tutela sufficientemente il settore assicurativo. Per questo le grandi assicurazioni starebbero pensando a uno “spezzatino”: un disegno in cui le banche coprirebbero il ruolo di “garanti” dei clienti a cui hanno distribuito i prodotti Eurovita, subentrando nella titolarità del contratto e portandolo a scadenza se scegliessero di passare all’incasso.

A quel punto il marchio Eurovita, oramai compromesso agli occhi di molti consumatori, sparirebbe da un mercato su cui le sarebbe comunque difficile riaccreditarsi se non forse con un rebranding. Ricordiamo che la compagnia vanta numerosissimi accordi distributivi – una novantina con 61 partner bancari, molti afferenti a Bcc appartenenti Gruppo Iccrea e Cassa Centrale – per un totale di mille sportelli. Tra i collocatori figurano anche Widiba, Cr Volterra, Bapr, Banca di Credito Popolare, Banca Popolare Puglia e Basilicata e altre. Come i 6.500 consulenti finanziari della ventina di società orbitanti nel giro Eurovita, tutti hanno apprezzato negli anni il ritorno commissionale delle gestioni separate e l’innovativa piattaforma delle unit linked. Ci vorrà probabilmente ancora un mese abbondante per trovare la quadra sulla procedura di risanamento e controllare le reti di vendita, evitando la grande fuga della clientela.

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