Il PNRR destina 60 miliardi di euro, che dovranno essere ovviamente rimborsati nei prossimi anni, alla cosiddetta transizione ecologica.

Di questi, circa 15 miliardi sono destinati alla tutela del territorio e delle risorse idriche. Soldi ben indirizzati: la tutela del territorio negli ultimi decenni è stata dimenticata; ad ogni acquazzone vi sono smottamenti, allagamenti, frane.

I rimanenti 45 miliardi di euro sono destinati alla salvaguardia del mondo dagli sconvolgimenti climatici.

Obiettivo assolutamente necessario per i nostri figli ed i nostri nipoti.

Però, mentre siamo tutti d’accordo sull’enunciazione di principio, è necessario porsi una domanda: vale la pena per gli italiani sobbarcarsi un ulteriore debito di Euro 750 a testa (compresi neonati e nonnini) per spingere velocemente sul passaggio alle fonti rinnovabili?

I numeri parlano da soli: per produrre un milione di dollari di PIL gli Stati Uniti d’America immettono nell’atmosfera 256,92 tonnellate di biossido di carbonio, la Cina 751,47, la Russia 902,11 e l’India addirittura 917,02. Tutti paesi che non si sono formalmente impegnati a ridurre le emissioni entro una data stabilita, ma si sono limitati ad una generica affermazione di “indirizzo”.

L’Europa è molto più virtuosa rispetto ai paesi sopra citati: tralasciando la Polonia che produce 594,39 tonnellate di biossido di carbonio per milione di dollari di PIL, la Germania ne produce 198,40 tonnellate, la Spagna 194,50, il Belgio 186,76, l’Olanda 180,29 mentre l ’Italia solo 170,33.

Anche considerando le tonnellate di biossido di carbonio immesse nell’atmosfera per abitante, l’Italia è assolutamente virtuosa. Infatti ogni Statunitense ne immette 20 tonnellate, i Tedeschi 11, gli Italiani solo 7.

Non è quindi l’Italia che deve salvare il mondo dall’effetto serra: basterebbe che gli altri Paesi tentassero solo di avvicinarsi ai risultati dell’Italia. Per raggiungere i nostri ottimi risultati abbiamo già “pagato” tanto di tasca nostra, non vedo la necessità di indebitarci ulteriormente per pagare il lavoro che altri debbono fare!

Anche perché, ad esempio, spingere sulle auto elettriche vorrebbe dire aumentare l’effetto serra e diminuire il nostro PIL. Infatti mentre le auto attuali prodotte in Italia hanno l’80% dei componenti realizzati in Italia, quelle elettriche ne hanno solo il 60% (diminuzione del PIL). Le restanti componenti sono prodotte per la maggior parte in Cina (che produce 751,47 tonnellate di biossido di carbonio per milione di dollari di PIL contro il nostro 170,33!). Si stima, inoltre che questo passaggio farà perdere circa 60/70.000 posti di lavoro in Italia: aumenterà quindi la spesa per l’INPS fra pensioni e sostegni vari all’occupazione e diminuiranno i contributi che andrà ad incassare… e le nostre pensioni?

Fermo restando che l’Euro è stato un passaggio assolutamente necessario dal quale non è conveniente né possibile uscire, va osservato che già noi italiani abbiamo pagato per gli altri in tempi non troppo lontani: il Think Tank tedesco CEP (Centre for European Policy di Friburgo) ha calcolato che grazie all’Euro ogni tedesco ha guadagnato in 20 anni 23.000 euro, mentre ogni italiano ne ha persi 75.000. Questo studio ha sollevato molte polemiche, però se anche gli stessi tedeschi lo ammettono…

Va considerato, inoltre, che fra le fonti energetiche non rinnovabili, il carbone è il più inquinante, seguito dal petrolio e, buon ultimo, il metano, il quale produce metà biossido di carbonio del carbone a parità di energia prodotta. L’Italia ha grandi giacimenti di metano, ma ha deciso de non sfruttarli, continuando ad importarli da altri stati pagandolo, quindi trasferendo nostra ricchezza all’estero. Se si sfruttassero i nostri giacimenti di metano il costo della transizione ecologica verrebbe ampiamente ripagato e rimarrebbero abbastanza capitali per rendere più leggere le bollette energetiche per le famiglie e le aziende, aumentando perciò la nostra competitività sul mercato.

A questo punto ritorno alla domanda posta nel titolo: Transizione ecologica: ma conviene veramente all’Italia? La mia risposta è: si, ma va attuata senza fretta, accompagnandola con l’estrazione del nostro metano e agevolando la nascita di aziende che producano in Italia le componenti che importiamo dall’estero.

Abbiamo già contribuito ampiamente al benessere del pianeta, non dobbiamo dimenticare il benessere degli italiani: questi obiettivi vanno considerati assieme. Perciò terminerò questo articolo col mio solito appello: comprate beni italiani, prodotti da aziende che pagano le tasse in Italia, andate in ferie in Italia dove troverete mare, monti, laghi, storia e divertimento  e, infine,  utilizzate aziende di consulenza italiane: costano meno e sono migliori.

Alla prossima.