di Piergiorgio Giuliani, vice direttore PLTV

Nell’articolo della settimana scorsa ho illustrato per grandi linee i motivi geopolitici che hanno innescato l’aumento del costo dell’energia.

Questa settimana, invece, vorrei provare a determinarne la portata.

Il prezzo di acquisto dell’energia elettrica da parte degli operatori sul mercato grossista italiano è passato da circa 21 euro a Megawatt a marzo 2020, a 281 euro a fine 2021.

Per quanto riguarda il gas metano, invece, a marzo 2020 era scambiato al PSV (Punto di Scambio Virtuale) a circa 10 centesimi/SMC (Standard Metro Cubo). A fine 2021 il prezzo era salito a oltre 121 cent/SMC.

L’Italia è uno dei paesi più virtuosi dal punto dell’inquinamento, come abbiamo visto in un articolo delle settimane scorse, sia in rapporto ad ogni milione di PIL prodotto, che in proporzione alla popolazione. Tutto questo è merito non solo del fatto che sono stati realizzati moltissimi campi fotovoltaici ed eolici, ma soprattutto che la gran parte dell’energia elettrica viene prodotta con gas e non con carbone o petrolio, risorse maggiormente inquinanti.

Il Governo ha allo studio di impiegare risorse economiche del bilancio dello Stato per abbassare il costo delle bollette sia per le abitazioni, che per le aziende. Lodevole iniziativa, ma che alla fine sono solo un palliativo: è vero che le bollette si abbasseranno, ma la differenza verrà coperta dal denaro delle nostre tasse cioè con una redistribuzione dei costi fra classi sociali e produttive.

Il problema del costo dell’energia ha sempre penalizzato l’Italia. La scelta di non utilizzare l’energia nucleare (e abbiamo reattori nucleari di altri stati che ci “circondano”, quindi con potenziali effetti negativi anche da noi) ha fatto si che i costi di produzione italiani fossero tendenzialmente più alti rispetto a quelli di altri paesi. Le Imprese, per riequilibrare le condizioni  ed essere competitivi hanno calmierato gli altri costi su cui potevano agire: salari e stipendi. E la conseguenza è stata un minor potere d’acquisto. A ciò si sono aggiunte le delocalizzazioni produttive ed è cominciato un circolo vizioso.

E’ il momento di fare scelte strategiche intelligenti, contemperando politiche economiche di breve/medio periodo, con decisioni strategiche di lungo periodo.

Nel breve termine è necessario, come finalmente si comincia a discutere, di ammodernare i nostri impianti di estrazione del gas, raddoppiandone la produzione con conseguente diminuzione del costo dell’energia distribuita in Italia.

Ma questo non basta: l’Italia, come scrivevo qualche mese fa, ha nell’Adriatico, uno dei più grandi giacimenti di Metano ancora da utilizzare. Il blocco delle trivellazioni deciso dal precedente Governo ci impedisce di godere di questi benefici: potremmo non solo raddoppiare la nostra capacità estrattiva, ma addirittura quadruplicarla.

Lascio a voi valutare l’impatto sui conti pubblici e sulle nostre bollette di questa scelta di medio periodo.

Nel lungo periodo, invece, è necessario affrontare, e soprattutto risolvere,  due problemi: l’energia atomica e il ruolo dell’Unione Europea.

Dal lato dell’energia atomica va studiato a fondo e sviluppato, come sta facendo l’Eni, il progetto di fusione nucleare. La vera energia pulita, quella che si sviluppa dentro le stelle. Secondo studi recenti fra 10 anni la tecnologia sarà operativa con produzione di energia pulita, non limitata e a basso costo. L’Italia deve essere protagonista, come avrebbe voluto Mattei, e non semplice comprimario.

Abbiamo le capacità: le nostre Università sono una vera fucina di menti. Non mi limito a segnalare quanti “cervelli” fuggono all’estero perché attirati da offerte di lavoro pagate profumatamente, ma segnalo che la Cina sta investendo cifre di denaro consistenti nelle nostre Università, in cambio degli studi realizzati e della selezione degli studenti più promettenti.

In Italia si investe troppo poco nell’Università, quasi non fosse importante. A riprova di ciò basta ascoltare le notizie dei vari telegiornali: si parla di scuola ma ci si ferma alle superiori. Solo Papa Francesco ha sottolineato l’importanza delle Università.

Riguardo al ruolo dell’Europa è indispensabile lavorare affinchè l’Unione Europea non sia un semplice insieme di Stati, ma una vera realtà unitaria, seppure con le diversità implicite nell’essere composta di Stati con culture ed interessi diversi. L’Europa nello scacchiere mondiale è debole. Non siamo alleati degli Stati Uniti, ma  Stati satelliti. Finchè non parleremo alle cosiddette Super Potenze con una voce sola saremo deboli. L’esempio più eclatante l’abbiamo sotto gli occhi: Gli Stati Uniti cercano di allontanare gli Stati satelliti della Russia dall’influenza di quest’ultima (Vedi Ucraina). Per far ciò pongono embarghi alla Russia e noi la seguiamo a ruota, senza ragione.

Risultato: la Russia ci mette in ginocchio con l’aumento del prezzo del gas e la riduzione delle esportazioni, ancora una volta in inverno. I bilanci delle nostre aziende ne soffrono parecchio, come pure il bilancio dello Stato. Anche l’invio di navi gasiere dagli Stati Uniti, ripetute come un mantra dai telegiornali, non portano, e non possono farlo, il gas che ci sta venendo a mancare.

Siamo realisti: la Russia non può lasciare l’Ucraina alla Nato: l’Ucraina è il passaggio più importante che collega La Russia con l’Europa (soprattutto per quanto riguarda il gas), inoltre è uno Stato cuscinetto a difesa del proprio territorio.

Il problema è che se scontro vi sarà fra Russia e Stati Uniti, questo verrà combattuto, e non parlo solo di scontri armati, ma soprattutto economici, sul territorio Europeo.

E così sarà fintanto che le Super Potenze saranno Stati Uniti, Russia e Cina. A queste deve aggiungersi assolutamente l’Europa. Solo a questo punto potremo essere solidi dal punto di vista politico ed economico.

In chiusura vi annoierò col mio solito invito: possiamo immediatamente operare concretamente,  comprando beni italiani, prodotti da aziende che pagano le tasse in Italia, andando in ferie in Italia che ha mare, monti, laghi,  storia e il divertimento impagabili e, infine,  utilizzando aziende di consulenza italiane: costano meno e sono migliori.

Alla prossima.