da Milano Finanza

Orientare la strategia alla semplificazione e all’efficienza e’ uno dei cardini del piano industriale che il ceo Andrea Orcel ha tenuto a battesimo nel dicembre scorso.

In questa direzione si muove una nuova iniziativa lanciata da Unicredit, cioe’ la valorizzazione di Unicredit Leasing, la controllata attiva nella gestione del credito in leasing.

Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, proprio nei giorni scorsi la banca milanese avrebbe ricevuto le offerte non vincolanti nell’ambito del processo gestito dall’advisor PwC.

Le proposte per l’asset (circa 10 miliardi di attivi performing in bilancio di cui 7 di leasing real estate e 3 di leasing strumentale) sarebbero arrivate da investitori italiani ed esteri, sia finanziari sia industriali. Le offerte non sarebbero pero’ sulla totalita’ della controllata ma su perimetri delimitati che, come spesso avviene in situazioni di questo genere, potrebbero variare a esito delle due diligence. In ogni caso, per ora Unicredit non si e’ espressa sulle proposte e non ha preso alcuna decisione sulla strategia da seguire nel processo di valorizzazione. Vale peraltro la pena ricordare che lo scorso anno un iter simile era stato seguito da Intesa Sanpaolo che aveva sondato il mercato per Provis, la controllata che gestisce i crediti e i beni rivenienti da contratti di leasing.

Alla fine pero’, anche in seguito all’integrazione di Ubi Banca, Ca’ de Sass aveva deciso di sospendere il processo di cessione e di mantenere in casa l’asset.

Si vedra’ a questo punto quale sara’ la decisione di Unicredit. Occorre comunque ricordare che la banca guidata da Orcel ha oggi diversi cantieri aperti nel credito sia performing sia non performing. A dicembre per esempio la banca ha avviato la selezione di un servicer per gestire un portafoglio di crediti unlikely-to-pay (utp) che vale un miliardo di euro.

Alla finestra dovrebbero esservi quindi doValue, Prelios, Intrum, Gardant e Aurora Recovery Capital, mentre il valore medio delle singole posizioni e’ di circa 20 milioni, volume lievemente maggiorato dopo l’unificazione di due portafogli che l’istituto, in un primo momento, aveva pensato di cedere separatamente.