ANSA/ALESSANDRO DI MEO

da Relazione 2019 del Governatore di Banca d’Italia

Le banche italiane si trovano ad affrontare la crisi in una posizione di maggiore forza rispetto a quella in cui si trovavano prima della doppia recessione del 2008-2013. Il rapporto tra il capitale di qualità primaria e l’attivo ponderato per i rischi è aumentato dal 7,1 per cento del 2007 al 13,9 dello scorso dicembre. I bilanci sono stati liberati di gran parte dei crediti deteriorati, diminuiti di due terzi negli ultimi quattro anni.

Nel primo trimestre di quest’anno la condizione patrimoniale del settore bancario è ulteriormente migliorata; vi ha contribuito la scelta di non distribuire dividendi, seguendo le raccomandazioni delle autorità di vigilanza. Non si sono registrate tensioni sul fronte della liquidità e i depositi al dettaglio hanno continuato a crescere. Gli effetti della recessione sono finora visibili nella difficoltà di accesso al mercato obbligazionario, diffusa a livello europeo, e in un moderato aumento delle rettifiche su crediti riconducibile a quelle banche che hanno incorporato le prospettive economiche avverse nei metodi di calcolo degli accantonamenti.

Le conseguenze della crisi sono state fino a oggi modeste anche per gli investitori istituzionali. Il forte calo dei prezzi delle attività finanziarie e l’aumento della loro volatilità hanno causato una diminuzione dell’indice di solvibilità delle compagnie assicurative, che rimane tuttavia ampiamente superiore ai minimi regolamentari. Le rilevanti richieste di rimborso nel comparto dei fondi comuni sono state soddisfatte in modo ordinato, anche grazie ai limiti agli investimenti in attività illiquide previsti dalla normativa nazionale.

Anche grazie al rafforzamento conseguito negli ultimi anni e agli interventi di rifinanziamento della banca centrale, il sistema bancario è oggi in grado di sostenere le ingenti esigenze di liquidità delle famiglie e delle imprese. Come membri della task force voluta dal Ministero dell’Economia e delle finanze con il compito di assicurare l’efficiente e rapido utilizzo delle misure di sostegno alle imprese, abbiamo indirizzato agli intermediari chiarimenti e raccomandazioni; nelle scorse settimane abbiamo anche avviato una specifica raccolta di informazioni presso le banche volta a monitorare il grado di attuazione delle misure.

Come ho ricordato, le richieste di moratoria sono state in larghissima misura accolte. Nell’erogazione di prestiti assistiti da garanzie pubbliche si riscontrano frizioni. Le difficoltà che determinano i ritardi derivano da una molteplicità di cause.

La mole di domande è stata, ed è, eccezionale; problemi di natura organizzativa e differenze tra gli intermediari nelle dotazioni informatiche possono contribuire a spiegare alcune lentezze nella risposta alle domande pervenute, più accentuate per le banche di minore dimensione. I processi necessari per attuare le misure sono complessi e coinvolgono numerosi soggetti. Il legislatore ha dovuto individuare un difficile equilibrio tra esigenze opposte: da un lato, fare affluire le risorse con rapidità a tutti coloro che sono gravemente colpiti dagli effetti dell’epidemia; dall’altro, tutelare lo Stato, evitando che le garanzie vadano a coprire finanziamenti di assai improbabile restituzione o che si prestino al possibile utilizzo da parte della criminalità. Il quadro legislativo, inoltre, è nuovo e non ancora stabilizzato.

In assenza di esplicite previsioni normative, le banche che omettono la valutazione del merito di credito si espongono al rischio di commettere reati. Gli intermediari sono anche tenuti a effettuare, come è giusto, i controlli previsti dalla legislazione antimafia e da quella antiriciclaggio, che presidiano rischi notevolmente aumentati nei mesi dell’emergenza. Alcuni emendamenti mirano a risolvere o attenuare parte di questi problemi; su di essi, e su alcune possibili soluzioni, ci siamo soffermati nelle testimonianze rese dinanzi alle commissioni parlamentari. Sono fiducioso che nelle prossime settimane, con la cooperazione di tutti i soggetti coinvolti, si registreranno miglioramenti decisivi nell’afflusso di risorse all’economia.

Nel medio periodo, malgrado i progressi conseguiti negli ultimi anni, la profondità della recessione non potrà non avere effetti sui bilanci bancari. L’aumento dei crediti deteriorati andrà affrontato per tempo, facendo ricorso a tutti i possibili strumenti, inclusi quelli per la ristrutturazione dei finanziamenti e la loro vendita sul mercato. Qualora dovesse rivelarsi necessario, si dovrà essere pronti a percorrere soluzioni che salvaguardino la stabilità del sistema, valutando il ricorso a strumenti che agiscano in via preventiva per banche che versino in una situazione di serie, anche se presumibilmente temporanee, difficoltà..

Oggi da più parti si dice: “insieme ce la faremo”. Lo diciamo anche noi: ma purché non sia detto solo con ottimismo retorico, bensì per assumere collettivamente un impegno concreto. Ce la faremo con scelte mature, consapevoli, guardando lontano. Ce la faremo partendo dai punti di forza di cui qualche volta ci scordiamo; affrontando finalmente le debolezze che qualche volta non vogliamo vedere. Molti hanno perso la vita, molti piangono i loro cari, molti temono per il proprio lavoro. Nessuno deve perdere la speranza.

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