Estratto dall’intervento di Francesco Alfonso, presidente OAM, al Convegno “Passaporto europeo e nuove frontiere per gli intermediari del credito”

È con grande piacere che apro i lavori di questo Convegno di studio dedicato alla memoria di Antonio Catricalà, mio illustre predecessore presso l’OAM, che ho avuto l’onore di conoscere e di apprezzare per le sue grandi capacità, umane e giuridiche.

Il mio più cordiale saluto va alla vedova, Cons. Diana Agosti, purtroppo impossibilitata ad essere oggi presente.

L’impegno di Antonio è stato trasversale nel garantire – nelle sue varie funzioni, prima come Presidente di Antitrust, poi come Presidente dell’OAM – la miglior tutela dei consumatori e della concorrenza del mercato: nella sua visione, politica della concorrenza e tutela del consumatore si integravano perfettamente.

Nella toccante commemorazione che ne è stata fatta alcuni giorni fa alla LUISS tutti l’hanno ricordato come una persona unica nella sua poliedricità, dalla straordinaria versatilità nei diversi aspetti della sua vita professionale, mai superficiale, sempre innovatore. Egli ha avuto una serie di incarichi di altissimo prestigio e rilievo; e nei diversi settori in cui ha operato, anche nell’insegnamento, ha sempre dato un contributo straordinario e ha lasciato un segno.

Una personalità dalle doti diversificate, ma tutte riconducibili all’essenza del diritto; aveva una costante preoccupazione per una giustizia veloce, vicina, e comprensibile. Per Lui la giustizia andava rigorosamente applicata, ma con attenzione all’umanità delle emozioni e dei sentimenti: essere giudice restando una persona umana. Al rispetto delle regole accompagnava sempre una visione del bene comune, con uno sguardo lungimirante che ha costituito la ‘cifra’ del suo operato.

Portandosi dentro quell’etica e quel rigore giuridico, ad Antonio riusciva facile esprimere in ogni circostanza serenità, con un sorriso buono, ma anche intransigente, perché era intransigente anzitutto con se stesso. Nelle relazioni con le parti sociali e nei rapporti con i suoi collaboratori sapeva trasfondere queste straordinarie virtù.

Al momento di lasciare il Consiglio di Stato, disse: sono, mi sento e rimango un “servitore dello Stato”. La figura di Antonio Catricalà ci sia dunque di costante monito ed esempio per professionalità, impegno, dedizione, etica della responsabilità.

Ringrazio gli illustri relatori istituzionali per la loro partecipazione ai lavori, gli ospiti delle Istituzioni europee omologhe di OAM e da ultimo, ma non per importanza, la Redazione Economica della RAI, nella persona della moderatrice dei lavori odierni, la Dott.ssa Paola Bonanni. Ringrazio tutti Voi che avete voluto essere qui presenti e tutti coloro che sono collegati a distanza.

Il passaporto europeo rappresenta un segno tangibile dell’attuazione della costruzione europea e del progresso tecnologico in atto, di cui occorrerà certamente prendere atto per affinare e rimodulare ove necessario il quadro normativo di riferimento, al fine di poter garantire una miglior tutela della concorrenza del mercato e dei consumatori, che sempre più frequentemente – soprattutto durante la pandemia – sembrano utilizzare internet anche per le scelte di carattere bancario e finanziario.

Nella tematica del passaporto europeo si intersecano quindi esattamente quegli obiettivi di tutela della concorrenza e dei consumatori che erano così cari a Catricalà.

Il passaporto europeo costituisce un’importante novità nel panorama dell’intermediazione del credito, che può portare a nuove prospettive transnazionali ai professionisti che svolgono attività di intermediazione, supportando i cittadini nella scelta del prodotto creditizio più adatto alle loro personali esigenze e costituendo essi stessi un utile presidio contro l’economia sommersa e illegale.

Con la Legge Europea 2019-2020 il legislatore italiano ha completato il quadro normativo nazionale necessario per consentire agli intermediari del credito, operanti nel credito immobiliare ai consumatori, di prestare la propria attività negli Stati membri diversi da quelli di origine, anche senza lo stabilimento di una succursale, sulla base dell’abilitazione rilasciata da parte dell’autorità competente dello Stato d’origine.

L’OAM ha quindi istituito l’Elenco per gli intermediari europei operanti nel credito immobiliare ai consumatori che svolgono attività in Italia, anche senza avere una succursale.

L’Elenco è operativo dal primo febbraio scorso e, via via che le Istituzioni omologhe di OAM degli Stati membri comunicheranno i soggetti interessati al mercato italiano, l’OAM procederà alla loro iscrizione: ad oggi 12 operatori di 4 paesi europei si sono già iscritti.

La stessa attività sarà posta in essere dalle Istituzioni europee omologhe di OAM per i nostri operatori nazionali che decideranno di operare all’estero. L’obiettivo del Convegno è quello di illustrare il quadro normativo applicabile agli operatori che intenderanno intraprendere tale via, anche grazie alla presenza di alcune delle Autorità dei Paesi membri corrispettive dell’OAM, che ringrazio per la loro partecipazione, e cercare di delineare possibili scenari evolutivi del settore.

Nel mio breve intervento traccerò le linee di massima della disciplina applicabile agli operatori nazionali e mi soffermerò sulla struttura economica del mercato di riferimento, per suggerire alcuni spunti di riflessione. Ricordo che la Direttiva Europea sul credito ai consumatori è una Direttiva di armonizzazione minima: sebbene i requisiti per l’abilitazione siano indicati dalla stessa Direttiva, agli Stati membri sono lasciate ampie discrezionalità in materia.

La possibilità che gli Stati membri abbiano la facoltà “di mantenere o introdurre disposizioni più rigorose di quelle stabilite dalla direttiva stessa” offre un interessante spunto per il dibattito odierno. Rammento poi che negli Stati membri sono previste figure eterogenee di intermediari del credito: anche tale aspetto è di assoluta rilevanza per il dibattito odierno, in un’ottica di eventuali correttivi da apportare alla normativa nazionale.

Attualmente in Italia operano circa 300 mediatori creditizi, costituiti per legge in società, e circa 6.500 agenti in attività finanziaria, di cui un migliaio costituiti in forma di persone giuridiche.

Sintetizzando la differenza tra le due categorie, soprattutto per chi ci segue dall’estero, i mediatori operano in posizione di indipendenza, e possono proporre al consumatore alternative tra i mutui erogabili da diversi finanziatori, mentre gli agenti costituiscono di fatto una rete esterna della singola banca o società finanziaria, e sono legati ad essa da un vincolo di mono-mandato.

Aggiungo che il vincolo di mandato è esplicitamente previsto dalla direttiva, ma non in forma esclusiva. Da uno studio effettuato dall’OAM sulla normativa di alcuni Paesi Europei emerge che, laddove il mono-mandato esiste, come in Francia, è affiancato dal plurimandato.

La normativa italiana prevede, come richiesto dalla direttiva sul credito immobiliare, che gli intermediari del credito posseggano requisiti di onorabilità e professionalità, oltre a un’assicurazione contro danni causati nell’esercizio della professione. Inoltre, per il mantenimento dell’iscrizione è prevista un’adeguata formazione professionale.

Gli iscritti agli Elenchi OAM, Agenti e Mediatori, si avvalgono nella loro attività di una rete di collaboratori che nel 2021 ha raggiunto quasi 19 mila unità.

In Italia, il settore degli intermediari del credito presenta un alto livello di frammentazione; negli ultimi anni, in base ai dati dell’OAM, si sta tuttavia registrando un aumento dei soggetti di maggiori dimensioni, soprattutto per quanto riguarda i mediatori creditizi.

Veniamo ora all’impatto della pandemia sul settore degli intermediari. I mediatori creditizi di più grandi dimensioni hanno continuato a svolgere l’attività di intermediazione, facendo registrare una crescita dei propri ricavi – seppur meno sostenuta rispetto al precedente periodo; per contro, i mediatori di più piccole dimensioni – soprattutto quelli con meno di dieci collaboratori – hanno subito una contrazione dei ricavi.

Specularmente con quanto verificatosi per i mediatori creditizi, anche per gli agenti in attività finanziaria costituiti in forma di persone giuridiche, per le società maggiori l’emergenza sanitaria ha solo rallentato la crescita dei ricavi, mentre per le società di più piccole dimensioni (fino a 10 collaboratori) la crisi pandemica ha ampliato il trend negativo, già iniziato prima del Covid.

Uno studio OAM ha messo in luce che la crisi pandemica non ha influito sul numero di agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi iscritti; il numero degli iscritti, infatti, è aumentato annualmente nel triennio 2019/2021. Gli effetti della pandemia sugli agenti in attività finanziaria e sui mediatori creditizi hanno avuto maggiori ripercussioni, in termini di contrazione dei ricavi di vendita, sulle società aventi reti distributive di piccole dimensioni.

Alla luce dell’entrata in vigore del passaporto europeo, l’Organismo ha svolto alcune analisi prospettiche, prendendo in esame gli agenti in attività finanziaria ed i mediatori creditizi iscritti agli elenchi OAM alla data del 1.2.2022, aventi sede legale in province confinanti con paesi esteri appartenenti all’Unione Europea, per ipotizzare quanti dei propri iscritti potrebbero avere interesse ad operare in altri Stati membri. Si tratta di percentuali molto basse, soprattutto per i mediatori creditizi.

Si è ipotizzato che, almeno in una fase iniziale, la vicinanza territoriale potesse costituire uno stimolo all’ingresso negli altri Paesi. Si tratta ovviamente di un’ipotesi la cui eventuale validità potrà essere confermata solo nei prossimi anni. Come già detto, al momento è stato comunicato l’interesse ad operare in Italia da parte di 12 operatori comunitari appartenenti a 4 diversi paesi (Olanda, Francia, Belgio e Austria).

L’analisi effettuata può aiutare a rispondere all’interrogativo di base: il settore degli intermediari del credito italiano è pronto ad affrontare la concorrenza europea, sia in ingresso che in uscita?

Allo stato non c’è una risposta netta a questo interrogativo. Tuttavia, credo che si possa affermare che neppure la frenata del PIL innescata dalla pandemia ha fiaccato il settore, anche se a resistere meglio sono state le realtà più strutturate. Le stesse che, presumibilmente, saranno più interessate al passaporto europeo e sapranno affrontare più agevolmente la conseguente maggiore competizione.

Non va esclusa peraltro a priori la capacità dei soggetti di minori dimensioni di darsi una vocazione internazionale, visto che al momento un agente in attività finanziaria persona fisica ha già comunicato all’OAM l’intenzione di operare in altri 8 Paesi europei. Il passaporto europeo – e più in generale la direttiva sul credito immobiliare ai consumatori – ha come fine quello di implementare l’attività transfrontaliera nel settore, offrendo così nuove opportunità di affari, nonché economie di scala e di diversificazione, rafforzando la concorrenza e garantendo una più ampia gamma di prodotti per il consumatore, con conseguente potenziale calo dei prezzi.

Ritengo però che il processo per raggiungere questi obiettivi sarà lungo. Sarà fondamentale anche la collaborazione tra le Autorità nazionali incaricate di vigilare sui soggetti – sia nazionali, sia provenienti da altri Stati – per dare a tutti i soggetti interessati le più ampie informazioni possibili, e il Convegno di oggi rappresenta il primo passo di questa auspicabile collaborazione.

A tal fine credo che sarebbe opportuno costituire tavoli di confronto e scambi di informazioni periodiche. Spero, soprattutto, che il dibattito di oggi possa dare risposta a un interrogativo da più parti sollevato: gli intermediari esteri entrando nel mercato italiano saranno pronti a rispettare la normativa italiana o potranno scegliere quella, magari più favorevole, del Paese d’origine?

Anche nel nostro settore l’arbitraggio normativo potrebbe rappresentare un serio ostacolo a un assetto concorrenziale del mercato europeo, che dovrebbe sempre mirare a un level playing field.

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