di Giuseppe Gaetano, chief editor

Banchieri dell’Abi in riunione all’indomani dei dati sull’aumento dei tassi dei prestiti, specie alle imprese, triplicati nel 2022 e al top da 6 anni.

Sul tavolo del comitato esecutivo tenutosi ieri, la politica monetaria della Bce e l’andamento dell’inflazione. Questa, ai massimi dal 1985, potrebbe sgonfiarsi a fine estate seguendo “in differita” il dimezzamento sulla borsa di Amsterdam del prezzo del gas, soggiacente all’aumento dei prezzi di ogni bene. Anche il Fmi sostiene che il picco è alle spalle, certo ce ne vorrà ancora per riportarla al 2%. Ma, oltre ai maggiori ricavi, il rialzo dei tassi aumenterà anche i crediti deteriorati scesi ora ai minimi storici? L’aumento del margine di interesse netto delle banche sovrasterà, nel 2023, la crescita parallela del rischio di credito dovuto allo spettro della recessione? Secondo DBRS Morningstar e S&P Global Ratings, sì. Anche in un contesto di recessione moderata e con costi operativi in crescita, la redditività degli istituti rimarrebbe in linea col 2022, seguita da una ripresa nel 2024.

Non tutti gli analisti, però, sono pronti a metterci la mano sul fuoco. Proprio oggi il presidente del consiglio di sorveglianza europea Andrea Enria, intervistato da Cyprus News Agency, è tornato a invitare gli istituti alla prudenza, a non cullarsi sul miglioramento sulle prospettive del rafforzamento della posizione patrimoniale ma a irrobustire i controlli e prepararsi a scansare una nuova ondata di Npl con “una tempestiva identificazione e gestione proattiva di qualsiasi credito che inizi a deteriorarsi“. Per S&P le banche italiane restano più esposte al deterioramento della qualità degli attivi rispetto alla maggior parte delle colleghe europee: “Più della metà dei prestiti alla clientela domestica italiana è rivolta alle imprese e alle pmi più rischiose – scrive nel report -, sebbene la differenza sia inferiore rispetto al passato“.

Non solo tassi, però. Pure la stretta della Bce sui requisiti patrimoniali ha contribuito a riportare la crescita dei prestiti a livelli pre Covid. Banca Mediolanum, Mps, Popolare di Sondrio, BancoBpm, Bper, Cassa Centrale Banca, Credem, Fineco Bank, Iccrea Banca, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, UniCredit sono già state attenzionate. Rimodulare i rating interni sul credito, come richiesto della Vigilanza bancaria, vuol dire innalzare i requisiti di capitale legati alla concessione dei prestiti e adottare più severità nel definire l’assorbimento di capitale collegato al rischio. Altri due fattori che, insieme alle revisioni regolamentari Eba, potrebbero riflettersi negativamente sull’erogazione di credito a imprese e famiglie. E meno attività di prestito può significare meno commissioni nette.

Sui prestiti lo stesso bollettino Abi rileva “un irrigidimento, riconducibile a una maggiore percezione del rischio e una minore tolleranza verso di esso. Anche termini e condizioni di concessione sono stati inaspriti, soprattutto per il credito al consumo, tramite una riduzione dell’ammontare dei prestiti e un incremento degli oneri addizionali e altre clausole. Per il trimestre in corso gli intermediari si attendono un irrigidimento più accentuato dei criteri di offerta“, mentre “le richieste di finanziamento delle imprese resterebbero invariate e quelle delle famiglie si ridurrebbero ulteriormente“. Lo stesso sta avvenendo anche fuori dall’Eurozona, ad esempio nel Regno Unito. Il report trimestrale della Bank of England, pubblicato oggi, evidenzia una minore disponibilità di credito, garantito o meno, e si attende che diminuisca ancora nei tre mesi a fine febbraio 2023.

Altro segnale di difficoltà, tornando in Italia, è il calo dei depositi, nonostante abbiano avuto un incremento dei costi più lento e inferiore rispetto ai prestiti. Insomma, con le imprese indebitate, per tenere aperti i rubinetti servirebbero moratorie e rinegoziazioni che permettano di spalmare le rate, anziché prolungare le garanzie pubbliche come invoca qualcuno. E un ulteriore aumento del costo del denaro da parte di Francoforte – non aggiornato con questo scenario – potrebbe rivelarsi anacronistico e controproducente. Una questione che, sicuramente, ci trascineremo per buona parte dell’anno.