29 Settembre 2023

L’Insostenibile Rinnovo dei Prestiti alle Imprese, senza Garanzie Pubbliche

di Giuseppe Gaetano, editor in chief

Prosegue la contrazione del credito bancario nell’Eurozona rilevata dalla Bce, innescata dalla sua stessa stretta monetaria: ad agosto i prestiti alle famiglie sono calati di un altro 1% annuo dopo il -1,3 di luglio; mentre quelli alle imprese non finanziarie sono scesi dello 0,6% dopo il -2,2% di luglio.

Le rilevazioni di Bankitalia sono ferme ancora a due mesi fa, ma il trend è quello: tra famiglie e imprese il bollettino ABI aggiornato al mese scorso segna addirittura un -3,3% annuo nel nostro Paese, dove evidentemente la politica di Francoforte si sta trasmettendo con particolare forza su economia reale e credito. In attesa di capire se il board ne terrà conto nei prossimi vertici del 26 ottobre e 14 dicembre, S&P conferma il graduale aumento del rischio default nelle imprese più esposte, il cui tasso si dirige verso il 3,75% entro giugno 2024 dal 3,40% di agosto 2023. L’inflazione in Ue rischia di tornare al target del 2% solo a fine 2025 e la parallela prosecuzione di condizioni di finanziamento sempre più rigide, specie in termini reali, accrescerà la vulnerabilità delle aziende e la tensione sul mercato tenendo alta l’attenzione su flussi di cassa, costo del debito e sostenibilità.

Per l’agenzia di rating, costi di rifinanziamento più elevati e valutazioni più basse colpiranno in particolare il comparto immobiliare “e i prodotti di consumo, che dipendono fortemente dalla spesa dei consumatori“. Per quanto riguarda le banche europee, nonostante il deterioramento dell’asset quality, le perdite su crediti dovrebbero normalizzarsi e i rating della finanza strutturata mantenersi solidi di fronte a uno stress modesto. È vero, i crediti deteriorati delle banche tornano a salire dopo anni di ‘dimagrimento’ anche secondo il report Abi-Cerved diffuso ieri, ma lievemente e comunque meno delle attese: per il documento, il tasso di deterioramento del credito alle imprese crescerà quest’anno al 3,1% dal 2,2% del 2022 superando per la prima volta i valori pre-Covid; il picco al 3,8% è previsto nel 2024, poi dal 2025 tornerà a scendere al 3,1. Costruzioni e servizi, assieme all’agricoltura, i settori con la maggiore crescita di default ma negli ultimi anni, come emerso anche dal precedente rapporto di Banca Ifis, il mercato si è strutturato per gestire al meglio l’aumento dei volumi di Npl.

Il problema restano i finanziamenti alle imprese, perché è da questi che discendono i rischi di crediti deteriorati. In Italia è ormai chiaro che, ai tassi attuali, senza garanzie pubbliche le Pmi non riusciranno più a finanziarsi a costi sostenibili. Ammontano a 313 i miliardi erogati in 3 anni tra Fondo di garanzia e Sace, ma dai 143 del 2020 la cifra si è più che dimezzata ai circa 70 del 2022. Il Mimit punta alla proroga selettiva di 6 mesi del regime straordinario in scadenza a fine di dicembre – visto che conflitto bellico, prezzi energetici e costo del denaro sono di fatto subentrati alla pandemia nel prolungare l’emergenza economica – estendendolo alle mid cap, con garanzie al 60% per le imprese con rating elevato e all’80% per le altre. Tornare al complesso regime ordinario Sace, operante come un soggetto privato, vorrebbe dire garanzie a livelli di mercato e lo stesso Mef ha riconosciuto che “quando il settore riemerge dalla garanzia Covid con i tassi d’interesse che sono più elevati di quelli di due anni fa, rischia di annegare e diventare Npl“.

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