6 Novembre 2023

Disastri “Naturali”, fino a un certo punto: già Mezzo Miliardo di Danni in Toscana

di Giuseppe Gaetano, editor in chief

Le polizze catastrofali obbligatorie di prossima introduzione avrebbero azzerato le perdite delle imprese alluvionate in Toscana (foto), ma non avrebbe salvato i cittadini dalla morte e le loro case dalla devastazione.

Vedremo quanti degli oltre 500 milioni di danni – stimati dal governatore toscano Eugenio Giani – riguarderanno le aziende e quanti ne sono assicurati in tutto, incluse abitazioni e auto dei cittadini. Intanto è stato attivato il protocollo Abi/Protezione civile per applicare il regime di moratoria ai crediti delle imprese colpite, operanti nelle aree cui il governo ha decretato lo stato di emergenza; seguiranno le iniziative dei singoli istituti. Speriamo sia l’ultimo da annoverare in questo annus horribis dei disastri climatici in Italia, che hanno già superato i 3 miliardi di euro in conto alle assicurazioni, proprio mentre agenti e broker sono alle prese con la novità, ancora da approvare in via definitiva, dei prodotti da proporre alle aziende italiane scoperte contro terremoti, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni. Non tutti, ma certamente la maggior parte degli eventi “estremi” che colpiscono il nostro Paese. O meglio, dei loro effetti collaterali.
Manca del tutto l’aspetto preventivo, di messa in sicurezza di un territorio nazionale idrogeologicamente instabile e manutenzione delle strutture, impermeabilizzazione del suolo nelle aree urbane: tutte quelle doverose attività appunto preventive, dalla ristrutturazione di edifici malmessi al monitoraggio di argini e costoni di roccia, contenimenti – per smottamenti, valanghe, straripamenti, allagamenti – che devono arginare e ridurre le conseguenze degli eventi estremi.

E dovrebbero essere rese parimenti obbligatorie, agevolate, controllate e verificate. E’ come la pensa Aiba, che chiede al governo “misure parallele che incentivino comportamenti virtuosi volti all’adozione di opportuni presidi per la tutela di beni e persone” (vite umane e case, come abbiamo detto, continueranno a rappresentare perdite non assicurate) con sconti su Iva e premi; anche per quanto riguarda il risarcimento danni provocati all’ambiente dall’attività delle imprese. È grazie allo scivolo che contribuiamo a fornire a vento, pioggia e neve eccezionali che i “danni secondari” crescono più dei primari.
A ben vedere si tratta dello stesso genere di accorgimenti preventivi che occorrono, ad esempio, per essere assicurabili nel cyber risk: non è concepibile costringere a tutelare la divisione informatica di un’azienda totalmente priva di programmi antivirus, infrastrutture tecnologiche aggiornate, personale adeguatamente formato, piani di intervento programmato. Altrimenti, in una regione in dissesto idrogeologico, sono in grado di mettere in ginocchio trasporti, collegamenti, catene di approvvigionamento – in una parola, un’intera economia locale – anche temporali, grandinate, trombe d’aria, nevicate. Come periodicamente accade. Fenomeni non considerati dalle compagnie come “catastrofali” ma ancora normali perturbazioni atmosferiche, “naturali”, violente e imprevedibili ma non estreme o straordinarie: non c’entrano con i cambiamenti climatici in atto sul pianeta; c’entrano però nell’aggravio dei costi, spesso anche in termini di vite umane oltre che di edifici distrutti. Per proteggersi occorrono però estensioni aggiuntive, attivate in meno del 15% delle polizze base.

Sono questi effetti collaterali – crolli, allagamenti, vie di comunicazione interrotte – che decuplicano i danni che provocherebbe comunque da solo il cambiamento climatico. Si tratta di elementi che concorrono ad aggiornare la valutazione dell’esposizione al rischio, necessità emersa con grande evidenza al recente ReInsurance Day 2023 di EMFgroup a Milano. La nuova norma chiama infatti in prima linea i riassicuratori, alle prese in questo periodo col rinnovo dei trattati, che hanno bisogno di adeguare prodotti e tariffario alle previsioni dell’impatto che l’evoluzione del clima potrà avere sulla fragile penisola, ricavate da modelli di analisi ed elaborazione dati scientifici.
Il calo dell’inflazione è una buona notizia per il costo dei sinistri e i rami Danni, supportati nel trend di crescita dalla buona performance del ramo non auto, che fino ad oggi ha contribuito a mantenere il combined ratio sotto il 100%; ci sono però anche i grossi rischi geopolitici e cyber che il settore deve tenere in considerazione e fronteggiare. Prometeia, interpellata da Plus24, stima in 1.300 miliardi il valore totale da assicurare e in 2 mld la raccolta premi annua, agli attuali tassi di mercato.

Magari sul palcoscenico non resteranno tutti gli attori, tuttavia più compagnie si sfileranno dal business – non sentendosela di assumersi un impegno così ingente – più onere ricadrà sui restanti player: relazioni finanziarie 2023 già risentiranno del “rosso” spalancato dalle meteo-calamità in questa voce di bilancio. Ben venga dunque una legge per un comparto in cui la domanda dei privati cresce stabilmente insieme alle loro perdite; ma sui tetti al pricing – questione ancora da dirimere – dovrà influire non solo l’ubicazione geografica dell’immobile aziendale da proteggere, ma anche il suo stato e quello dell’ambiente circostante.
Sul versante pubblico, le statistiche prevedono che il cambiamento climatico taglierà il Pil italiano pro-capite dello 0,89% nel 2030, del 2,56% nel 2050 e addirittura del 7,01% nel 2100: lo Stato non può deresponsabilizzarsi lavandosi le mani con le polizze assicurative, bensì deve occuparsi per primo di efficientare energeticamente con le fonti rinnovabili anzitutto il proprio patrimonio immobiliare di stabili ed uffici, oltre che a garantire il più possibile le linee di finanziamento green.

Naturalmente la questione non coinvolge solo le compagnie assicuratrici, ma anche le banche. Nella seconda metà del 2024 sono attesi i risultati di uno stress test EBA specifico sul cambiamento climatico, a livello sistemico: in collaborazione con Eiopa ed Esma, valuterà le potenziali interconnessioni del climate risk sul comparto bancario e la sua solidità nel sostenere l’eco-transizione.
Oltre il 70% delle aziende che operano in UE è infatti fortemente dipendente dalle risorse naturali, mentre quasi il 75% dei prestiti erogati dagli intermediari è destinato a imprese molto dipendenti da servizi ecosistemici forniti dalla natura. Per la Bce, che ha già condotto simili test, più investimenti green danno maggiore stabilità finanziaria: il rischio di credito peggiora e la probabilità di default aumenta, tanto più la transizione verde viene rallentata e rinviata.

Paolo Ghirri (Munich Re): “Riassicurare è Stabilire una Relazione di Lungo Termine con le Compagnie”

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