1 Agosto 2023

AIBA, Emergenza Climatica: quali i Rischi per le Imprese

I molteplici eventi climatici estremi accaduti in varie zone d’Italia, i più recenti in Lombardia e Triveneto, hanno reso l’evidenza che il cambiamento climatico è attuale e ha forti ripercussioni sulla vita di persone, comunità e imprese.

Danni materiali, ma non solo. “Le problematiche che emergono in seguito a teli eventi sono più estese e riguardano anche la business interruption e l’aumento dei rischi per le persone – osserva Flavio Sestilli, presidente di AIBA. – Non solo danni a macchinari, strutture e edifici, infatti, i problemi di viabilità e logistici causati dal maltempo incidono sulla produttività delle aziende perché impediscono alle persone di raggiungere il luogo di lavoro o l’approvvigionamento di materie prime.”

E oltre alla furia degli eventi atmosferici, anche le ondate di caldo anomale sono fenomeni climatici estremi che condizionano fortemente le produttività e la capacità decisionale delle persone o, addirittura, aumentano il rischio di infortuni o decessi per chi lavora all’aria aperta (si pensi al settore agricolo o a quello edile).

Secondo una proiezione al 2030 dell’ILO (International Lavour Oganization, agenzia delle Nazioni Unite per i lavoratori) ogni anno a livello globale saranno perse più del 2% delle ore totali di lavoro perché è troppo caldo per lavorare. a livello globale.

Rispetto al ristoro del danno, invece, l’aumento della frequenza e dell’intensità di questi fenomeni estremi incide anche sulla sostenibilità del sistema assicurativo: un recente studio EIOPA (Autorità europea delle assicurazioni e pensioni aziendali e professionali) condotto su 31 imprese di 14 Paesi del Continente ha evidenziato come il climate change sia destinato ad aumentare le esposizioni ai rischi fisici e di conseguenza le richieste di risarcimento: saliranno quindi i livelli dei premi, e questo potrebbe intaccare l’accessibilità e la disponibilità nel medio e lungo termine dei prodotti assicurativi con copertura contro i rischi legati al clima.

Un esempio chiaro è quello delle polizze auto contro la grandine: nelle regioni in cui questo tipo di coperture è più richiesta si riscontrano i prezzi più alti. Il risultato è una copertura complessiva in Italia che non supera il 12%. Esiste quindi poca mutualità.

A livello normativo, già dal 2018 è prevista l’esenzione dell’imposta fiscale sui premi e la detrazione Irpef al 19% per le coperture contro gli eventi calamitosi. Nonostante ciò, resta ampia la sottoassicurazione e da più parti viene sostenuta la necessità di regolamentare la gestione delle calamità naturali dal punto di vista assicurativo.

Si tratta di un problema sistemico che, in quanto tale, può essere affrontato soltanto con la sinergia di tutti i soggetti del mercato assicurativo e di attori sia pubblici, sia privati – prosegue Sestilli – assicuratori e assicurandi, ma anche istituzioni e associazioni. Noi broker assicurativi siamo ben consapevoli del ruolo chiave nel far emergere le esigenze di imprese e famiglie e stimolare le adeguate risposte del mercato, oltre che promuovere la cultura del rischio, anche quello legato ai cambiamenti climatici.”

Oltre alla conta dei danni, dunque, che cosa è necessario fare?

L’esigenza primaria è impegnarsi perché nei tempi più rapidi possibili arrivino anticipi e ristori dei danni, in modo di raggiungere lo status quo ante – prosegue Sestilli – Tempestività e prossimità sono due parole chiave per interventi di ripristino efficaci, come testimonia l’esperienza di BELFOR, partner AIBA di lungo corso. Sarebbe anche bello riuscire a convincere gli assicuratori a risarcire non solo lo status quo ante ma anche includendo migliorie al fine di prevenire ulteriori eventi.”

BELFOR in queste ore sta gestendo segnalazioni di danni e richieste di supporto da parte di 135 tra aziende e privati nelle zone colpite dal maltempo in Lombardia e Triveneto.

Richieste che si vanno a sommare a quelle legate all’alluvione in Emilia-Romagna e Marche (102 nelle prime ore, arrivate a 204 nei giorni successivi) che stanno attualmente impegnando oltre 290 tecnici. Data la vastità dell’area colpita, il protocollo ha previsto l’apertura di centri logistici locali, come quello di Forlì, per favorire prossimità alle zone colpite e la più rapida implementazione di materiali, attrezzature e mezzi e creare un’ulteriore base per le attività di risanamento di quadri elettrici di potenza e di controllo elettronico.

Oltre al ripristino e al risanamento, è fondamentale che le aziende si preparino adeguatamente ad affrontare l’emergenza prodotta dagli eventi naturali.

Prepararsi – per le aziende – significa lavorare in “tempo di pace” per la formazione del proprio personale per conoscere i comportamenti e le misure di reazione all’emergenza, gli scenari di danno che possono verificarsi, al fine di avere protocolli conosciuti all’interno e testati attraverso la simulazione di eventi dannosi per l’azienda.

Significa anche conoscere le caratteristiche delle proprie imprese rispetto al territorio dove sono poste, come la vicinanza con torrenti o canali irrigui che possono originare un allagamento, o le caratteristiche e stato di manutenzione delle proprie coperture e identificare in fase preventiva fornitori che possano fornire gruppi elettrogeni, sistemi di aspirazione e evacuazione delle acque o intervenire in sicurezza sulle coperture.

Proprio le coperture rappresentano il punto debole della risposta operativa dopo eventi atmosferici come quelli che hanno colpito il Nord Italia nell’ultima settimana. Stabilimenti con decine di migliaia di metri quadri divelti dal vento da mettere in sicurezza con la necessità di ricostruirne il manto di copertura: rappresenterebbero già una impresa difficile in qualsiasi momento dell’anno, ma soprattutto d’estate quando si concentrano le principali attività di manutenzione o rifacimento di coperture industriali e la scarsità di risorse di materiali e manodopera specializzata rende estremamente difficile intervenire se non si è pianificata una attività di manutenzione preventiva e di preparazione all’emergenza.

Agire in fase preventiva per ridurre l’impatto di un evento, in un Paese come l’Italia esposto a grandi rischi idrogeologici e sempre più spesso a eventi climatici estremi, dovrebbe essere una attività obbligatoria e parte della gestione operativa dedicata alla valutazione dei rischi ed alla gestione della emergenza di ogni azienda.

Le imprese devono sfruttare la loro capacità di fare rete anche per essere preparate e cercare – sempre in “tempo di pace”quel coordinamento operativo con gli Enti Locali, Regionali e Nazionali deputati al coordinamento di Protezione Civile affinché ne diventino supporto attivo in grado di migliorare la resilienza delle loro aziende” – ne è sempre più convinto Filippo Emanuelli, AD di BELFOR Italia.

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