di Piergiorgio Giuliani, vice direttore PLTV

La canzone “Ci vuole un fiore” di Sergio Endrigo recitava:

“Le cose d’ogni giorno, Raccontano segreti, A chi le sa guardare, Ed ascoltare,

Per fare un tavolo ci vuole il legno, Per fare il legno ci vuole l’albero, Per fare l’albero ci vuole il seme, Per fare il seme ci vuole il frutto.

Per fare il frutto ci vuole il fiore, Ci vuole un fiore, ci vuole un fiore, Per fare un tavolo ci vuole un fiore…”.

Che canzone incantevole: ci insegna che tutto ciò che abbiamo viene da piccole cose. Io aggiungo che per sviluppare il seme ci vuole l’energia.

Quando pensiamo all’energia il primo pensiero corre alla bolletta della luce e a quella del gas. I telegiornali ci ricordano quotidianamente quanto ci costano queste bollette e siamo portati a pensare che questo sia il problema principale.

Poi passando ai temi dell’economia i telegiornali ci terrorizzano con l’aumento dell’inflazione.

Sembrano temi diversi l’uno dall’altro, ma Sergio Endrigo ci insegna che sono correlati: l’aumento del costo dell’energia fa certamente aumentare le bollette, ma dato che ogni manufatto sia tangibile (ad esempio una autovettura), che intangibile (esempio i bitcoin) necessitano di energia per essere realizzati, ecco che questo aumento si riversa su tutti i beni prodotti con un effetto moltiplicativo.

I provvedimenti finora presi dal Governo, sono solo provvedimenti tampone, che non risolvono il problema.

Perché il costo dell’energia aumenta?

La dottrina economica ci spiega che il prezzo di un bene si determina dall’incrocio della curva della domanda con quella dell’offerta. All’aumentare della domanda o al diminuire dell’offerta corrisponde un aumento del prezzo.

Anche questa è una risposta corretta ma parziale.

Ho avuto la fortuna di conoscere il Generale Carlo Jean. Per chi non sapesse chi è, il Generale di Corpo d’Armata Carlo Jean, ha comandato il gruppo tattico “Susa”, componente italiana della Forza Mobile NATO, è stato consigliere militare del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, Consigliere per le attività internazionali del Ministro dell’economia e delle finanze e membro del consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, di Limes e di Liberal Risk. Attualmente è Presidente del Centro Studi di Geopolitica Economica. Ho riassunto in maniera assolutamente riduttivo il suo curriculum. In ogni caso la sua frequentazione mi ha permesso di ampliare la mia conoscenza dell’economia con la geopolitica.

Ho già scritto, in un mio precedente articolo, che il nostro allineamento alla politica estera Americana contro la Russia a suon di sanzioni economiche e di embarghi vari ,ha portato quest’ultima a diminuire le esportazioni di Gas verso di noi con conseguente aumento del prezzo.

L’Italia che è uno degli Stati più “ecologici” del panorama mondiale (vedi un mio articolo precedente), produce elettricità con impianti che sfruttano il metano che è il meno inquinante fra carbone e petrolio. Noi importiamo oltre il 95% del nostro fabbisogno di metano dall’estero: il 41% dalla Russia, il 29% dall’Algeria, il rimanente dal Nord Europa e dalla Libia. Un tempo, quando la Libia era uno Stato “stabile” governato da Gheddafi, l’Italia era un partner privilegiato per il petrolio e per il metano libico. Poi Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno raccontato che Gheddafi era un tiranno cattivo verso il suo popolo e hanno deciso che andava “rimosso”.

Risultato: la Libia è un paese insanguinato da guerre intestine, il tenore di vita della popolazione è drammaticamente diminuito, l’Italia non è più un partner privilegiato e il costo del metano è aumentato.

A tutto questo va aggiunto che il gas russo arriva in Italia tramite il gasdotto TAG, che passa dall’Ucraina: le tensioni fra Russia ed Ucraina, fomentate dagli Stati Uniti in nome della libertà già tempo fa ci procurarono seri problemi. Solo per rammentare, qualche anno fa la Russia decise, a fronte del mancato pagamento del gas da parte dell’Ucraina, di bloccare le esportazioni verso quello Stato.

Per chi non avesse dimestichezza con le problematiche legate al trasporto del gas, ricordo che il gas viene pompato in un gasdotto per la quantità totale venduta ed ogni Stato si impegna a “scaricare”, al passaggio del flusso di gas, solo la parte acquistata. Ebbene la Russia immise nel gasdotto la quantità richiesta di gas escluso quello destinata all’Ucraina, la quale, però, senza alcun problema si scaricò il gas che non aveva pagato e lasciò le nazioni collegate al TAG dopo l’Ucraina con una quantità ridotta di gas. In pieno inverno!

I telegiornali raccontarono che la Comunità europea doveva mobilitarsi per aiutare l’Ucraina: niente di più sbagliato. L’Europa era sotto ricatto dall’Ucraina e rischiava di rimanere senza scorte di gas sufficienti per produrre energia e riscaldare gli appartamenti.

La geopolitica unita alle teorie economiche spiega in maniera più corretta quello che accade.

Nel prossimo articolo, per ragioni di spazio, illustrerò quanto sta variando il prezzo del metano e cosa deve essere fatto per risolvere, almeno parzialmente il problema.

Sempre per ragioni di spazio non ripeterò il mio solito appello…anche se spero ve lo ricordiate e lo applichiate.

Alla prossima.