PLTV riporta articolo da Il Sole 24 Ore del 25 aprile a cura di Gianfranco Ursino

Repetita iuvant. A distanza di un mese dalla prima precisazione del 23 marzo scorso, Banca d’Italia ha dovuto ribadire a banche e finanziarie in quali casi non devono effettuare le segnalazioni alla Centrale dei Rischi per le imprese in difficoltà che hanno avuto la possibilità di avvalersi delle misure di sostegno previste dal DL Cura Italia. In sintesi non vanno fatte le segnalazioni per le aziende ammesse alla moratoria.

Un provvedimento importante, ma non sufficiente, che rischia di non produrre gli effetti sperati. Le segnalazioni in Centrale Rischi di sconfini a scadenza o a revoca costituiscono elementi che deteriorano il rating di un’impresa, pertanto porre dei limiti in tal senso è stato sicuramente essenziale. «Deterioramento del rating -spiega Michele Parata, consulente finanziario indipendente – vuol dire riduzione delle probabilità di accesso al credito e aumento del costo del debito, in quanto a un aumento del rischio di insolvenza segue un aumento del suo costo, ma sicuramente non potrà essere l’unico correttivo per salvaguardare e tutelare il giudizio assegnato a un’impresa per fatti non imputabili a comportamenti e risultati prettamente aziendali, ma dovuti ad aspetti più generali di natura epidemica. Anche percentuali di utilizzo su accordato troppo alte possono deteriorare il rating, come la diminuzione di fatturato dovuta all’interruzione di attività, cosi come l’aumento della posizione finanziaria netta, considerato che molte aziende ricorrono a nuovi finanziamenti o alla sospensione della rate per evitare uno shock di liquidità».

Situazioni determinate dalla crisi Covid-19, soprattutto tra le Pmi che hanno un più limitato perimetro di intervento, dipendenti dal tradizionale canale bancario. «Le decisioni finora prese sono apprezzabili – continua Parata – ma sarebbe opportuno intervenire in maniera più organica, magari congelando i rating assegnati alle imprese a una data antecedente all’emergenza epidemiologica. Aiuterebbe le aziende ad essere valutate per quelle che sono o che sono state, ma soprattutto per quello che saranno, aumentando il peso della componente qualitativa (strategia, posizionamento sul mercato e così via). Sarebbe di aiuto anche alle banche in termini di assorbimento di capitale: minori saranno le posizioni deteriorate, minori saranno gli accantonamenti».