21 Novembre 2023

Danni all’Ambiente, Assicurato lo 0,45% delle Imprese Italiane

Mentre la legge Gadda 445 presentata a Montecitorio è ancora impelagata nelle pastoie parlamentari, il consorzio di coriassicurazione Pool Ambiente ha reso noto oggi che le aziende italiane sono completamente scoperte dai risarcimenti per danni all’ambiente.

Sono infatti appena lo 0,45% tra microimprese, Pmi e multinazionali quelle dotate di una polizza assicurativa per i danni provocati alle risorse naturali; che è esattamente l’altra faccia del problema dei danni ricevuti dall’ambiente (in risposta a inquinamento e dissesto del territorio, emissioni di Co2 in atmosfera e quant’altro) sotto forma di eventi catastrofali, fino a un certo punto “naturali”. La percentuale è datata al 2021 – anno della prima rilevazione statistica ANIA sulla diffusione di tali prodotti di responsabilità ambientale (che in Italia esistono fin dal 1979) – ma purtroppo non c’è ragione di ritenere che negli ultimi 3 anni il trend si sia nettamente invertito, vista la necessità di un intervento legislativo che promuova e incentivi questa cultura del rischio.
Il settore più assicurato è quello dei rifiuti (19,12%) solo perché nel 1999 la Regione Veneto ha reso la polizza obbligatoria: senza questo contributo, la percentuale a livello Paese calerebbe al 7,66%; seguono i comparti chimico (6,97%) e petrolifero (3,52%). Non a caso il Veneto, con l’1,33%, è l’unica regione con una percentuale di diffusione delle polizze per danni all’ambiente superiore all’1%. La Lombardia, sotto la media nazionale con lo 0,42%, è prima però per la raccolta premi (26%), davanti a Veneto (21%) e Lazio (11%).

Il presidente di Pool Ambiente, Tommaso Ceccon, denuncia che “ogni riferimento normativo europeo ad obblighi di stipula, ad esempio la Direttiva sulle emissioni industriali, non è di fatto applicato” pur contribuendo alla voce Esg in bilancio e al merito creditizio dell’azienda. Il problema, come per la recente legge sulle polizze catastrofali (che tanto spazio ha preso ai riassicuratori nei negoziati per il rinnovo dei trattati alla due giorni del ReInsurance Day 2023 di Milano), è la certezza che la richiesta di investire su una delle stesse risorse della propria attività produttiva e industriale – l’ambiente circostante – venga vissuta da troppi imprenditori come l’ennesima tassa sul groppone, non contando che la mutualizzazione del rischio abbatterebbe drasticamente i costi dei premi per tutti. Oltre a promuovere un’efficace campagna di sensibilizzazione e a ratificare maggiori agevolazioni fiscali e finanziarie, per sostenere questo genere di assicurazione il governo potrebbe premiare le imprese virtuose “ad esempio, nel punteggio per la partecipazione alle gare d’appalto” suggerisce Ceccon.

Anche ANIA, intervenuta in estate sul tema ai microfoni di PLTV, è interessata a “far comprendere alle aziende è l’importanza di dotarsi di un adeguato ombrello protettivo – comunica l’associazione -, fondamentale per garantire continuità e sopravvivenza nel momento in cui l’impresa si viene a trovare in crisi e difficoltà a causa di un evento di danno ambientale”. L’eventualità, oltre all’aspetto penale, contempla sanzioni pecuniarie e il sostenimento dei costi di bonifica e ripristino delle risorse danneggiate: l’ammontare può raggiungere diversi milioni di euro, determinando sovente il fallimento dell’impresa. A quel punto subentra lo Stato, che spesso non ha abbastanza soldi per gli interventi.
La tutela di beni comuni come le risorse idriche, il suolo o il paesaggio – aggiunge AIBA, particolarmente sensibile all’argomento non può essere lasciato alla sola iniziativa privata e all’opportunismo di chi per troppo tempo ha scaricato sulla collettività le ‘esternalità negative’ del proprio operato: il nostro ruolo di broker è da un lato accompagnare le aziende verso una maggiore consapevolezza dell’esposizione al rischio e delle soluzioni esistenti per prevenirlo, mitigarlo e gestirlo; dall’altro stimolare il mercato assicurativo nella formulazione di risposte nuove e sempre più adeguate alle esigenze mutevoli” dei loro clienti. Attualmente sono una ventina le compagnie attive nell’offerta di questa copertura. Contaminazione di aria, falde e terreni compromettono specie e habitat: se non c’è la polizza incendio ci rimette l’azienda, se non c’è quella per i danni all’ambiente ci rimettiamo tutti.

Polizze per Danni all’Ambiente, Incentivi alle Imprese che si Assicurano: via all’Iter della Proposta di Legge

(Visited 176 times, 1 visits today)
Navigazione fra articoli