di Piergiorgio Giuliani, vice direttore PLTV

Con soddisfazione rilevo finalmente che anche i media mainstream cominciano a riportare quello che avevo scritto negli articoli scorsi.

Il Sole 24 ore e la trasmissione “Fuori dal Coro” hanno iniziato a porsi delle domande relativamente alla transizione ecologica e all’aumento del costo dell’energia.

L’aumento del costo dell’energia, come avevamo già scritto, deriva dall’aumento del costo del petrolio, dall’aumento del costo delle importazioni di gas proviene per la maggior parte dalla Russia e dal costo della riconversione a energie cosiddette green, in quanto gli incentivi offerti dallo Stato Italiano, vengono poi riversati in bolletta.

Relativamente al prezzo del gas importato dalla Russia e che era aumentato in maniera incredibile, anche a causa del nostro accodarci agli Stati Uniti nelle sanzioni economiche, Putin è intervenuto in questi giorni ed ha annunciato un suo intervento per abbassarne il costo. Un chiaro segnale di attenzione: gli Stati Uniti sono lontani, noi siamo confinanti: guardate cosa può succedere…

Le materie prime necessarie alla transizione ecologica sono praticamente appannaggio della Cina che si è appropriata anche di quelle dell’Afghanistan (Vedi il mio articolo di due settimane fa). Mentre il vecchio caro petrolio è nel l’orbita degli Stati Uniti.

E l’Europa?  L’Europa si sta muovendo per essere l’esempio della riduzione di inquinanti per ridurre l’effetto serra che minaccia il mondo.

Molti miliardi, circa 70, che stiamo investendo del PNRR (e che dovremo ripagare all’Europa) riguardano proprio la transizione ecologica. In primis con la conversione del parco auto da motori a combustione, a motori elettrici (e a livello mondiale i leader sono, o si accingono ad essere, Cina e Stati Uniti). Lo riteniamo così importante che si è anche nominato un Ministro per la Transizione Ecologica.

Però guardando i numeri sorgono parecchie perplessità: l’Italia contribuisce alle emissioni mondiali di biossido di carbonio per circa l’1,7%. Di questa percentuale, il 24% è causato dal settore trasporti su gomma: quindi con tutte auto elettriche in Italia, l’inquinamento da biossido di carbonio verrebbe ridotto a livello mondiale di 0,41%, ma con costi incredibili, anche in tema di occupazione.

Se allarghiamo l’ambito di osservazione, tutta la Comunità Europea inquina per il 9% del totale, mentre, al primo posto troviamo la Cina con ben il 30% e al secondo posto gli Stati Uniti con il 15%.

Qualcuno potrebbe obiettare che se la Cina vuole diventare il primo paese produttore di autovetture elettriche, ridurrà di conseguenza le sue emissioni. E qui sta il trucco: l’elettricità in Cina verrà prodotte con centrali a carbone che sono quelle maggiormente inquinanti. Alcune stanno per entrare in funzione e altre sono state già programmate.

A questo punto Lucio Cassio Longino direbbe: “cui bono?” (altrimenti detto cui prodest?), a chi giova tutto ciò?

In una recente intervista a Sky, il Professor Tremonti ha affermato che i paesi che si sono arricchiti con l’inquinamento, sono gli stessi che adesso si arricchiranno ulteriormente vendendoci gli strumenti e le materie prime per ridurlo. Io aggiungo: e per far ciò inquineranno più di quello che “risparmieremo” noi.

Totò diceva: “e io pago!” …Forse però in Italia si sta trovando una soluzione estremamente valida. ENI e Fincantieri, con i rispettivi partner, sono all’avanguardia nello studio della fusione nucleare. Che è ben diversa dalla fissione nucleare. Per far ciò, però, è necessario superare le ideologie contro il “nucleare” in generale. Ideologie che ci fanno spendere soldi per la dismissione delle poche centrali nucleari che avevamo costruito e ci fa acquistare energia dall’estero, prodotta da centrali nucleari costruite così a ridosso dell’Italia che se avessero degli incidenti ne risentirebbero anche gli abitanti di Mazara del Vallo. Almeno se le avessimo avute noi avremmo potuto imporre controlli stringenti, mentre adesso dobbiamo fidarci degli altri.

Non mi resta, a questo punto che ribadire il mio appello: comprate beni italiani, prodotti da aziende che pagano le tasse in Italia e utilizzate aziende di consulenza italiane: costano meno ma sono migliori.

Alla prossima.