Intervento di Alessandra Perrazzelli vice direttore generale di Banca d’Italia

La diffusione della pandemia sta mettendo a dura prova l’economia globale, europea, italiana. Nel nostro paese, l’impatto della crisi è stato mitigato dalle eccezionali misure fiscali e monetarie poste in essere dalle diverse autorità. Ciò nonostante per l’anno in corso prevediamo un calo del prodotto di poco inferiore al 10 per cento, seguito da una graduale ripresa. Le conseguenze sul sistema bancario sono state fino ad ora contenute, anche grazie alle misure governative di supporto a famiglie e imprese e al deciso intervento della Banca centrale europea. Le condizioni di liquidità rimangono distese. Gli indicatori di solidità patrimoniale sono migliorati: tra dicembre e giugno il rapporto tra il capitale di migliore qualità e gli attivi ponderati per il rischio è aumentato di quasi un punto percentuale, al 14,8 per cento. Tra i principali fattori che hanno determinato la crescita, vi sono la capitalizzazione degli utili maturati nel 2019 (in linea con le raccomandazioni delle autorità di supervisione) e gli interventi del regolatore (minore ponderazione di alcune tipologie di attività e riduzione dell’impatto a patrimonio dell’adozione del principio contabile IFRS9).

I primi effetti della crisi si possono però già vedere nel calo della redditività: rispetto ai primi sei mesi del 2019 il ROE è sceso di oltre 5 punti percentuali, in larga parte a causa dell’aumento delle rettifiche su crediti. Queste ultime hanno fatto seguito alla crescita delle perdite attese su prestiti ancora in bonis, la cui probabilità di default è aumentata a seguito del deterioramento del quadro macroeconomico.

Al momento la qualità del credito rimane buona. Il rapporto tra crediti deteriorati e totale dei prestiti ha continuato a scendere nei primi sei mesi dell’anno. Tuttavia è proprio a causa dell’inevitabile, ulteriore crescita delle perdite su crediti che ci si aspetta un marcato peggioramento della redditività, con ripercussioni anche sul livello di patrimonializzazione.

La recente analisi condotta dall’SSM sulla vulnerabilità delle banche sottoposte alla sua diretta supervisione indica che il sistema bancario dell’area dell’euro nel suo complesso dovrebbe essere in grado di assorbire perdite su crediti, di ammontare anche elevato, per mezzo delle eccedenze di capitale rispetto ai minimi regolamentari. Questo risultato conferma l’importanza del lavoro svolto negli ultimi dieci anni da regolatori, supervisori e intermediari per aumentare la resilienza delle banche. Se il nostro sistema bancario fosse stato colto da questa crisi con livelli di patrimonializzazione più bassi, e se non fosse stato decisamente ridotto l’ammontare di crediti deteriorati che ne appesantiva i bilanci fino a qualche anno or sono, le conseguenze avrebbero potuto essere disastrose.

È bene, quindi, che il processo di rafforzamento dei bilanci bancari prosegua. Le autorità terranno conto delle condizioni del contesto economico generale, evitando che le loro decisioni producano effetti pro-ciclici che finirebbero per rallentare il ritorno alla crescita. La gravità della crisi in corso potrebbe richiedere aggiustamenti non marginali all’attuale assetto europeo della gestione delle crisi e all’approccio fino a ora seguito dalle autorità europee per la gestione dei crediti deteriorati.