di Piergiorgio Giuliani, vice direttore PLTV 

Il PNRR obbliga l’Italia a riforme strutturali e a impiegare buona parte delle risorse rese disponibili dall’Europa nella costruzione di infrastrutture.

Le infrastrutture sono la base per lo sviluppo sociale ed economico di una nazione: strade, aeroporti e porti permettono di far circolare velocemente le merci e quindi di facilitarne la produzione e la vendita.

La cosiddetta Prima Repubblica è stata il motore dell’Italia: il PIL è cresciuto in maniera veloce così come il reddito e il benessere dei cittadini.

Dalla Prima Repubblica faccio un salto temporale ad oggi: tutti gli organi di informazione e i politici si sono complimentati per le scelte operative fatte per realizzare in tempi “brevissimi” la ricostruzione del ponte Morandi di Genova. L’utilizzo di macchinari tecnologici di ultima generazione, una legislazione ad hoc che ha permesso di superare i molteplici lacciuoli burocratici ha permesso di completare l’opera in soli due anni.

Un nuovo miracolo Italiano!

Ritorno alla Prima Repubblica: il 21 maggio del 1955 (solo 10 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale che aveva raso al suolo buona parte dell’Italia) viene approvata la L. 463 che disciplina le autostrade.  Poco meno di un anno dopo, il 14 aprile 1956, viene affidato all’IRI il compito di realizzare la prima autostrada italiana: l’A1, detta anche Autostrada del Sole. Un mese dopo, il 19 Maggio del 1956 viene posta la “prima pietra” e 8 anni dopo, il 4 ottobre 1064, viene ultimata.

L’A1 non è solo la prima autostrada italiana, è anche la prima autostrada europea!

Ma vediamo nei dettagli questa opera: quasi 800 chilometri di strada, 853 sovrappassi, 38 gallerie e 2500 tombini. Una autostrada talmente bella che i suoi ponti furono esposti al MOMA di New York!

Il tutto costruito col lavoro delle braccia, con macchinari ante litteram, senza l’ausilio, ad esempio della “fresa meccanica a piena sezione TBM” detta anche la talpa che scava una montagna da parte a parte. Allora si usava il piccone!

E circa i ponti voglio ricordare che fu necessario costruirne uno che attraversasse il Po, il più grande fiume italiano.

Il tutto in 8 anni…e adesso tutti si complimentano per aver ricostruito il ponte Morandi in soli 2 anni con macchinari tecnologici di ultima generazione.

Ecco il nocciolo della questione: per costruire qualcosa in Italia servono tantissime autorizzazioni rilasciate da innumerevoli enti che hanno solo il compito di giustificare la loro esistenza con l’apposizione di una firma.

Una pletora di organi pubblici che si sono moltiplicati come cellule cancerose che stanno distruggendo l’organismo Italia.

Per fortuna  l’Europa, per darci il denaro necessario a trarre l’Italia fuori dalle sabbie mobili in cui sta affondando, ci obbliga a fare le riforme strutturali, necessarie, ma purtroppo non sufficienti, e dilaziona il prestito a stati di avanzamento lavori.

E qui ritorno alla domanda iniziale: Draghi, ma dove pensi di andare…se non riformi subito la macchina pubblica?

Con la macchina pubblica che abbiamo, se dovessimo costruire adesso l’Autostrada del Sole, neppure i miei pronipoti riuscirebbero a vederla realizzata.

Per non parlare della macchina della giustizia: oltre il 60% delle cause penali viene archiviata. Però quei cittadini oggetto di indagine subiscono una gogna mediatica che talvolta porta al suicidio dell’innocente! Va aggiunto che mediamente ogni anno lo Stato, scusate, noi cittadini paghiamo per ingiusta detenzione o per errori giudiziari circa 30 milioni. Negli ultimi 30 anni abbiamo rimborsato quasi un miliardo di euro!

Spero che il Ministro Cartabia, che abbiamo avuto il piacere di avere ospite ad una serata da noi organizzata e che stimo moltissimo, possa riuscire a raddrizzare questa situazione. Il PNRR ci chiede anche questo.

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Però qualcosa possiamo fare da subito. Lo so, mi ripeto ma non smetterò mai di farlo: comprate prodotti italiani, di aziende che pagano le tasse in Italia, utilizzate aziende di consulenza italiane e visitate il nostro bel Paese senza andare all’estero. Il PIL aumenterà e tutti ne beneficeremo.

Alla prossima.