di Piergiorgio Giuliani, vice direttore PLTV

In alcuni articoli precedenti avevo scritto sull’argomento del Prodotto Interno Lordo e sul cosiddetto “reddito di cittadinanza”.

Non pensavo di dover tornare in così breve tempo a ragionare su questi argomenti. Tuttavia una parte del discorso che il Primo Ministro Draghi ha tenuto a fine anno, mi ha convinto ad intervenire nuovamente.

Alcuni giornali esteri, seguiti a ruota da certa stampa italiana, hanno incensato la ripresa dell’Italia considerandola incredibile: quasi il 7% di aumento del PIL nel 2021 rispetto allo scorso anno, a cui seguirà un aumento nel 2022 del 4%.

Non si tratta di miracolo: dopo il tonfo del nostro prodotto interno lordo dello scorso anno, quest’anno vi è stato il classico “rimbalzo”, dovuto soprattutto a due cause: in primo luogo quest’anno le imprese hanno lavorato per più giorni, quindi hanno prodotto un reddito maggiore. Chi dirige una banca, ad esempio, sa meglio di me che in un anno bisestile, quindi con un giorno in più a Febbraio, aumentano le commissioni e gli interessi maturati rispetto all’anno precedente. Così funziona in tutti i campi: più giorni si lavora, più reddito si produce.

In secondo luogo abbiamo ricevuto la prima trance di finanziamenti europei del PNRR, che ha aumentato la spesa pubblica e questa si è trasferita nel PIL. Non dimentichiamo che l’Italia ha a disposizione finanziamenti europei in misura maggiore rispetto ad altri paesi.

Quindi anche il prossimo anno avremo finanziamenti che si riverseranno nel Prodotto Interno Lordo e contribuiranno al 4% annunciato.

Insomma nel 2022, al netto dei finanziamenti europei avremo la solita crescita attorno al 2%.

La vera sfida sta nel trasformare il denaro che ci concede l’Europa in investimenti produttivi, con effetti moltiplicativi sul reddito. Se così non fosse, a prescindere dall’aumento del PIL, non saremmo in grado di restituire il denaro prestatoci dall’Europa, maggiorato, ovviamente, di interessi.

Però l’Italia è uno dei pochi, se non l’unico, paese al mondo in grado di ripagare il suo debito pubblico, ma è necessario cambiare indirizzo alla nostra economia.

Riprendo brevemente quanto scritto in un altro mio articolo: L’Italia è il paese che in assoluto ha più beni ricreativi, storici e culturali rispetto agli altri. Questo patrimonio produce circa il 13% del nostro PIL. Si potrebbe dire che è un bel risultato, se non fosse che la media europea è il 14% e, addirittura, la Spagna è al 21%.

Un semplice calcolo permette di vedere che se aumentassimo il nostro PIL di questi beni e li portassimo a “rendere” come in Spagna, in meno di 20 anni azzereremmo il nostro debito pubblico.

Certo che se manteniamo in (dis)ordine le nostre città d’arte come, ad esempio, Roma, non arriveremo mai a questi risultati. Inoltre se lasciamo la promozione del territorio alle regioni e non all’Italia, non riusciremo mai a pubblicizzare il patrimonio “Italia”: infatti una ricerca condotta alcuni anni fa ha dimostrato che i cittadini di altri paesi hanno una concezione dell’Italia inesatta, ad esempio pensano che la Sicilia non sia nello stesso stato del Veneto. Non dimentichiamoci, infine, che dovremo proteggere le nostre spiagge: si rischia di dare in mano straniera il reddito che generano.

Purtroppo in Italia fra imposte e balzelli vari, lo Stato incassa circa 60 miliardi di Euro per il miglioramento dell’ambiente ma ne destina a questo scopo solo poco più di 500 milioni!

Gli altri Stati possono aumentare il loro prodotto interno lordo solo con metodi tradizionali. Il Patrimonio ricreativo, storico e culturale è una nostra caratteristica: sfruttiamola!

Infine, rispondendo alla domanda di un giornalista sull’immigrazione da paesi extra Unione Europea, il Primo Ministro Draghi ha affermato , e qui concordo, che si deve trovare una soluzione a livello europeo, affinchè sia maggiormente efficace una corretta politica di accoglimento. Ha poi proseguito segnalando che a noi serve l’immigrazione perché le nostre industrie hanno necessità di mano d’opera. Ma a questo punto mi è sorta una domanda: noi contribuenti paghiamo il cosiddetto reddito di cittadinanza (scrivo cosiddetto perché non è un reddito) a circa 4 milioni di persone: non viene in mente a nessuno di incrociare la domanda di lavoro con l’offerta, lasciando solo a chi realmente non trova lavoro il sussidio?

Una seria politica del lavoro ed un efficiente riassetto organizzativo sono assolutamente necessari.

Arrivederci al prossimo anno e, visto che siamo in periodo di spese natalizie, ricordiamoci di aiutarci l’un l’altro: compriamo beni italiani, prodotti da aziende che pagano le tasse in Italia, andiamo in ferie in Italia dove troviamo mare, monti, laghi, storia e divertimento  e, infine,  utilizziamo aziende di consulenza italiane: costano meno e sono migliori.

Buon Natale a tutti.