E adesso Clessidra debutta nel factoring, un mercato che in Italia vale in tutto 159,7 miliardi, mettendo sul tavolo un’altra carta per dare supporto alle imprese in cerca di ossigeno per superare la fase di rallentamento.

La nuova mossa sarà nei crediti commerciali che le aziende hanno ceduto alle banche per ottenere subito liquidità e in particolare sul factoring distressed, ovvero anticipando fatture e dando liquidità ad aziende che sono in situazione di tensione finanziaria. È un comparto che sfugge all’attenzione e ai grandi numeri, fin qui concentrati sugli Npl, ma che in Italia ha un a crescita media annua del 7%. Di questi una fetta consistente è già finita in sofferenza. Ed è proprio qui che interverrà Clessidra, in un comparto che rischia di ingrossare i volumi dei Non performing loan e degli Unlikely to pay.

Il punto di partenza è l’acquisizione di Coefi, la veneta Compagnia europea factoring industriale che lavora sotto la vigilanza della Banca d’Italia. Piccola ma che ora ha grandi ambizioni. Visto che Clessidra vuole farne il trampolino di lancio di un’iniziativa che punta a portare il turnover dagli attuali 50 milioni a 750 nel 2024, il margine di intermediazione a 20 milioni e l’utile netto tra 7 e 10 milioni.

In cabina di regia, Federico Ghizzoni, l’ex ceo di Unicredit nonché vice presidente della stessa Clessidra, e Mario Fera, l’uomo delle nuove iniziative arrivato quattro anni fa, quando la sgr milanese è passata sotto le insegne della holding quotata Italmobiliare della famiglia Pesenti.

Hanno arruolato Gabriele Piccini, già Country head di Unicredit proprio negli anni della guida Ghizzoni e poi passato nel gruppo Intesa Sanpaolo. Della nuova realtà avrà il ruolo di amministratore delegato.

Clessidra si evolve ancora. Non solo quindi private equity ma con l’arrivo del presidente di Italmobiliare, Carlo Pesenti, e di Ghizzoni , anche Utp. Ora la novità del factoring. La squadra lavorerà nel finanziamento del capitale circolante verso imprese con piani di ristrutturazione in corso e di Pmi con buone prospettive industriali ma con difficoltà di accesso al credito bancario per motivi dimensionali non ottimali o perché senza rating, utilizzando lo strumento del factoring per mitigare il rischio di credito. Sono realtà che rappresentano una componente determinante del sistema industriale.

«Guardiamo ad aziende capo filiere che attraverso il factoring potranno trasmettere liquidità a breve termine ai loro fornitori — dice Ghizzoni—. Ma non ci metteremo in contrapposizione con il sistema bancario che continuerà a fornire credito all’economia reale. La nostra squadra, che ha una profonda conoscenza del settore industriale, mira piuttosto essere un partner degli istituti di credito, qualora non potessero soddisfare le richieste dei clienti».

Clessidra non lascia il solco della tradizione, quello del private equity, ma diventa sempre più una piattaforma di strumenti alternativi.

«Il nostro approccio è sempre stato aperto all’innovazione», dice l’ex banchiere. Il fondo, il più grande a matrice italiana, continuerà ad accompagnare gli imprenditori nella crescita dimensionale. E quello di Restructuring si dedicherà ai crediti Unlikely to pay, cioè ai prestiti erogati dalle banche alle imprese che ora hanno difficoltà a rimborsare, ma che hanno una buona prospettiva industriale. «Il Factoring invece fornirà ossigeno a breve, finanziandosi presso le banche e mettendo a disposizione un team di competenze che ben conosce l’industria e che quindi riesce a fare una efficiente selezione del credito», spiega Ghizzoni.

 

«Saremo una piattaforma multi servizi con tre precise aree, equity, debito e factoring per le aziende del paese in grado di dare risposte puntuali e veloci», spiega Ghizzoni —. Se sono vere le stime che parlano di 400 mila imprese, comprese quelle micro, che finiranno in difficoltà, in quello che facciamo c’è anche un aspetto sociale del Paese al quale vogliamo pensare».

La struttura del team commerciale e di analisi dei rischi è via di rafforzamento con quindici persone, di cui cinque appena arruolare. In prima linea c’è Piccini che aveva seguito l’aggregazione delle ex Banche Venete sotto le insegne di Intesa Sanpaolo: «Faremo da collegamento tra il mondo del credito e quello delle imprese in crisi di liquidità momentanea proponendo nuovi strumenti di factoring, mettendo disposizione delle banche le nostre competenze in termine di valutazione del rischio».

Alcuni interlocutori finanziari sono già relazioni consolidate per Clessidra — da Amco a Prelios a molti istituti di credito — attraverso il fondo Restructuring.

«Partiremo da qui — aggiunge — ma cresceremo attraverso un presidio territoriale che vedrà il mercato diviso in quattro macro aree. Il network di relazioni ci aiuterà a individuare le imprese. Avere alle spalle un gruppo come Italmobiliare e Clessidra fa la differenza in termini di solidità».

Il mercato globale del credito alternativo vale oggi 800 miliardi di dollari, un miliardo dei quali in Italia. Per operatori come Clessidra Factoring c’è quindi spazio per crescere.

Il settore registra peraltro minori livelli di rischio: il tasso di default è dell’ 1-2% rispetto al 6-7% del credito tradizionale. E una società che lavora in questo settore ha un ritorno sul capitale tra il 10 e il 20%.

«Sono comunque fiducioso. La maggior parte delle imprese che hanno chiesto la moratoria sui debiti sono realtà solide che quindi ripartiranno più in fretta, dice Ghizzoni — . Solo tra il 20 e 30% delle aziende sarà in vera difficoltà, numeri che comunque non sono da trascurare».