di Piergiorgio Giuliani, vice direttore PLTV

Il periodo più travagliato della Banca più antica del mondo sta continuando. Mi piange il cuore pensare che un altro primato italiano venga distrutto.

Addirittura la BCE non vuole che resti vivo il marchio Monte dei Paschi di Siena: “Carthago delenda est”!

Ma Monte dei Paschi di Siena non è solo la Banca che in un certo periodo storico è stata guidata da manager che hanno fatto i disastri sotto gli occhi di tutti. E’ anche la prima Banca nata nel mondo, quella che ha fatto da apripista a tutte le altre; quella che in un certo periodo storico era un modello di efficienza e redditività; quella che è stata a fianco prima delle aziende toscane e poi a quelle di tutta l’Italia.

La prima vera polizza di Bancassicurazione in Italia fu Cresco, di Montepaschi, seguita a distanza di pochi mesi da PiùValore dell’allora Credito Romagnolo. Credito Romagnolo che divenne poi Rolo Banca 1473 (perché una delle banche che fecero nascere Rolo Banca era nata nel 1473…un anno dopo il Monte dei Paschi di Siena).

Rolo Banca 1473 confluì in Unicredit e, ironia della sorte, Unicredit sta per acquisire anche il Monte dei Paschi. Insomma Unicredit vuole avere al suo interno le due più antiche banche del mondo.

Andrea Orcel, l’A.D. di Unicredit è un abile manager. Conscio che il tempo che l’Europa  ha concesso all’Italia per trovare una soluzione al problema Monte dei Paschi di Siena è agli sgoccioli, tratta con lo Stato Italiano col coltello fra i denti: si prenderebbe le filiali del Centro Nord, ovviamente libere dai crediti deteriorati, dimagrite da molti dipendenti e con una buona dote di risparmi fiscali.

Il povero Draghi (mi si consenta l’aggettivo povero come moto di simpatia),  si è trovato a dover risolvere in pochissimo tempo una serie di grane abbandonate per lungo tempo nei cassetti, perché era più semplice parlare di mettere o non mettere una mascherina, oppure a quanti metri lontano da casa si può portare il cane a passeggiare durante il lockdown.

Ma l’economia è una questione seria, da affrontare con persone competenti: i nostri stipendi, le nostre pensioni, i nostri risparmi dipendono da questa!

Vorrei fare due calcoli veloci: il Monte dei Paschi di Siena costerà allo Stato italiano, scusate, a noi italiani, circa 20 miliardi di euro. Insomma ogni lavoratore pagherà, e in parte lo ha già fatto, di tasca sua poco meno di 600 euro. Cosa avremmo potuto fare con 600 euro?

Se avessi regalato alle mie due figlie 300 euro a testa, mi avrebbero abbracciato ebbre di felicità.

A proposito, dato che in molte famiglie lavorano entrambi i genitori, si parla di 1.200 euro.

Ma non è finita. Si ventilano 6.000 esuberi. Cioè di accompagnare alla pensione 6.000 colleghi che hanno lavorato incolpevolmente e che adesso diventano “esuberi”.

In maniera “naso metrica” ogni lavoratore italiano dovrà continuare a pagare l’equivalente di un caffè al mese per l’accompagnamento alla pensione.

Mentre i 600 euro mi secca tantissimo doverli pagare, il caffè lo offro volentieri e di cuore ai colleghi.

Perché mi secca pagare 600 euro? Perché ci si doveva accorgere prima di quello che stava succedendo al Monte dei Paschi di Siena e intervenire tempestivamente. Ogni banca  può essere risanata intervenendo velocemente, attuando una gestione accorta, vendendo partecipazioni, accantonando tutti gli utili per i crediti deteriorati e per aumentare il capitale e, soprattutto, lasciando il tempo necessario a fare queste attività.

Lo spazio è finito, mi si lasci solo un’ultima considerazione: gli articoli che scrivo vengono poi postati dalla redazione di PLTV su LinkedIn e, successivamente, ripostati da me.

Un commentatore al primo articolo che scrissi sul Monte dei Paschi di Siena mi ha posto una domanda: “perché il Monte dei Paschi non è stato commissariato a differenza di quanto fatto con tutte le altre banche?”

Bella domanda! I Commissari  hanno lo scopo di restituire al mercato la banca commissariata, quindi nel lasso di tempo loro concesso (un anno rinnovabile per sei mesi) devono lavorare alacremente per riportare alla piena operatività l’Istituto loro affidato.

Una sorta di Dictator dell’epoca della Roma Repubblicana: il Dictator veniva nominato dal Console su mandato del Senato se vi era una situazione estremamente pericolosa per Roma, tale per cui le normali procedure democratiche erano troppo lente per fornire soluzioni rapide ed incisive. La durata del Dictator era di 6 mesi e, in ogni caso cessava al momento in cui il Console che lo aveva nominato decadeva dalla sua carica, anch’essa a tempo, i suoi poteri assoluti.

I Romani erano pragmatici: in situazioni estreme, soluzioni estreme, ma a tempo determinato!

Roma è esistita per oltre 2000 anni (fra la nascita nel 753 a.C. e la fine dell’Impero Romano d’Oriente nel 1453 d.C.), dimostrando di essere adattabile, pragmatica e lungimirante.

Mi piace il parallelismo fra l’istituto dei Commissari  e quello del Dictator…per situazioni estreme soluzioni estreme, ma a tempo.

In tutti i casi di crisi bancarie a mia memoria l’istituto dei Commissari è sempre stato utilizzato…tranne che nel caso del Monte dei Paschi di Siena.

Non scriverò qui il motivo per cui tale istituto non è stato utilizzato: vi sono ragioni a favore e ragioni a sfavore. In ogni caso la mia opinione ce l’ho ed è estremamente chiara ma vorrei che ognuno si facesse la propria.

Alla prossima.