PLTV riporta articolo di Maurizio Cannone, direttore Monitorimmobiliare. 

Ha compiuto un anno l’iniziativa immobiliare per le compravendite con agenti targati Intesa Sanpaolo Casa. Un progetto ambizioso che ha prospettive di crescita potenzialmente infinite. A guidare la società è Anna Carbonelli, amministratore delegato e direttore generale di Intesa Sanpaolo Casa che riporta direttamente al consiglio d’amministrazione della società e che rientra nel perimetro della divisione Banca dei Territori del gruppo. 

Da sempre appassionata del settore, una volta saputo dell’esistenza del progetto si è candidata direttamente ai vertici aziendali per entrare nella nuova società dedicata al residenziale. Tanto interessata alla materia, da conseguire il patentino da agente immobiliare “per sperimentare in prima persona”, precisa. Ha accettato una sfida impegnativa per un gruppo bancario, includere tra le proprie attività anche quelle tipiche di un’agenzia immobiliare.
E’ una sfida in Italia, visto che in tutta Europa le banche hanno agenzie immobiliari. Ormai non è più un settore da scoprire, ma da gestire e migliorare con beneficio di tutti i soggetti. Basti pensare che in Belgio e Germania, per esempio, fino al 2007 si aveva una quota del solo 37% intermediato dalle agenzie. Ora hanno l’85% d’intermediato. Le analogie con l’Italia sono evidenti. Anche da noi non si supera il 50% di mediazioni che passano dalle agenzie. Puntare sulle qualità, che viene riconosciuta, è l’unica strada per avere mercato e offrire un servizio migliore. Non ci sono alternative.

Aumentare le quote di scambi che passano dalle agenzie significa un vantaggio anche per gli agenti immobiliari?
Senza dubbio. I numeri ci stanno già dando ragione: siamo presenti in 12 delle maggiori città d’Italia (Bergamo, Bologna, Brescia, Firenze, Genova, Milano, Monza, Napoli, Padova, Pavia, Roma e Torino) con 32 agenzie e 220 agenti immobiliari assunti. Nel 2017 ne assumeremo altri 120 e, ripeto, si tratta di assunzioni non di collaborazioni.
E sono tutti agenti immobiliari che abbiamo individuato sul mercato. Credo che il lavoro in un Gruppo come il nostro sia altamente qualificante. Un vantaggio per i collaboratori e per i clienti.
Oggi in Italia risultano attivi 44mila agenti immobiliari. Un numero molto elevato, specie in rapporto alle compravendite che anche per il 2017 sono viste intorno alle 500mila unità. Quelle che passano dalle agenzie saranno poco più di 250.000.

Non sono troppi in rapporto al mercato?
Credo che la risposta la debba dare il mercato stesso. Come in tutti i settori, se il fatturato non è sufficiente gli operatori seguiranno altre strade. Ma credo che proprio in questo numero sia il futuro. In questo gran numero di operatori, solo quelli specializzati potranno ottenere buoni risultati e prosperare. Ed è questo il nostro obiettivo: un servizio di alto livello, prestato soltanto con operatori specializzati. Vogliamo dare valore alla consulenza immobiliare.

A cosa si deve la scelta di creare una nuova società e non appoggiarsi a network già esistenti o marchi già presenti sul mercato? Penso a Gabetti, quotata in Borsa, che da tempo capitalizza poco più di 20 milioni. Non sarebbe stato un buon affare rilevarla?
Come dicevo, il nostro obiettivo è di offrire un servizio di alta qualità, con standard sempre rispettati e controllabili, con professionalità formate e di alto livello. Rilevare un soggetto già esistente non ci avrebbe consentito di inserire in organico, uno per uno, solo soggetti verificati e in linea con i nostri scopi. E infatti abbiamo sviluppato una proficua collaborazione i notai a supporto di specifici programmi di formazione professionale continua dei nostri agenti.

In che modo il vostro modello premia i professionisti del settore immobiliare?
Prima di tutto serve comprendere nei fatti che il settore è cambiato. Un tempo la provvigione era pagata solo dal venditore. Dall’introduzione del franchising la paga anche il compratore. Una rivoluzione che in passato è pesata unicamente sugli acquirenti e che oggi si potrebbe nuovamente rivedere. Il mercato statunitense per esempio è molto vivace ed è un mercato in cui sia chi compra sia chi vende paga una provvigione al proprio consulente di fiducia. In Italia la provvigione spesso è percepita come una tassa pagata al mediatore, altrove invece è vissuta come un investimento: pago il mio consulente che mi tutela e previene brutte sorprese. Questo è il primo passo per elevare la figura dell’agente immobiliare a consulente professionale. Altrimenti è solo rendita di posizione, e questo non ispira fiducia ai clienti.