Ancora non si spegne il confronto costruttivo avviato al Welfare Day 2018, “La Salute è un Diritto. Di Tutti” durante il quale è stato presentato l’8° Rapporto RBM-CENSIS sulla Sanità Pubblica, Privata e Intermediata, condiviso nei giorni scorsi anche con il Ministro della Sanità Giulia Grillo.

Analizzando i dati del Rapporto RBM-CENSIS, risulta evidente come la Spesa Sanitaria Privata sia un fenomeno non solo in crescita, ma profondamene radicato e trasversale a tutte le famiglie italiane.

Chi pensa, ad esempio, che a pagare per la propria salute siano soltanto le persone appartenenti alle fasce di reddito più alte, è fuoristrada. Il 32% della spesa sanitaria privata lo scorso anno, ha infatti riguardato i cittadini con reddito compreso tra 35k e 60k di euro annui, il 17,58% i redditi compresi tra i 15k ed i 35k euro annui ed il 6,43% i redditi inferiori a 15k euro annui.

E nemmeno la diffusa convinzione che il fenomeno riguardi solo le Regioni del Nord a causa di un reddito pro capite più elevato o quelle del Sud dove il SSN presenta maggiori difficoltà di accesso trova riscontro nei fatti. A pagare di tasca propria le cure sanitarie sono, con motivazioni certamente diverse, tutti gli italiani ed in particolare il 26% dei cittadini delle Regioni del Sud e Isole, poco meno del 20% di quelli del Centro, più del 24% dei cittadini del Nord Est ed oltre il 30% di quelli del Nord Ovest.

Ad aggravare il quadro è il fatto che il costo maggiore ricade soprattutto sui più deboli: il 58% delle cure acquistate privatamente riguarda i cronici, il 15% le persone con patologie acute e per oltre il 12% i non autosufficienti/inabili. Il costo medio pro capite sostenuto dagli anziani (1.356,23 € annui) è più che doppio rispetto a quello registrato per il resto dei cittadini.

Una situazione che non garantisce di certo l’universalità, come fa notare il numero uno di RBM Assicurazione Salute Marco Vecchietti“La Spesa Sanitaria privata è la principale fonte di disuguaglianza in sanità. Da 8 anni il Rapporto realizzato in collaborazione con il Censis fotografa lo stato dell’arte della Sanità nel nostro Paese ed è ormai chiaro come la crescita della Spesa Sanitaria Privata sia un fenomeno strutturale ed inarrestabile.” – prosegue Vecchietti – “Nel 2018 le prestazioni sanitarie erogate al di fuori del S.S.N. passeranno da 95 a 150 milioni e non si tratta certo di prestazioni superflue o voluttuarie. Aprire il portafoglio per curarsi è ormai la normalità per gli italiani: lo scorso anno 7 cittadini su 10 hanno acquistato farmaci, 6 cittadini su 10 hanno speso per visite specialistiche, 4 su 10 per prestazioni odontoiatriche, 5 su 10 per prestazioni diagnostiche e analisi di laboratorio, 2 su 10 per lenti ed occhiali e 1 su 10 per acquisto di protesi e presidi”. Del resto con un livello di assicurazione della Spesa Sanitaria privata del 14,5% il Sistema Sanitario del nostro Paese l’incidenza delle cure private sui redditi delle famiglie in Italia e’ doppia rispetto a quella registrata negli Stati Uniti che, notoriamente, hanno un sistema sanitario prevalentemente privato.

“In questa prospettiva appare chiaro come aggiungere al Servizio Sanitario Nazionale un Secondo Pilastro Sanitario Aperto a tutti i cittadini, e quindi “universalistico”,non significherebbe smantellare la Sanità Pubblica, ma al contrario rappresenterebbe l’unica alternativa per non costringere i cittadini a decidere se pagare di tasca propria o curarsi preservando i valori fondanti del nostro sistema sanitario per noi, per i nostri figli e per i nostri genitori” – conclude Marco Vecchietti.

 

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