Milano, 28 marzo – L’87% delle donne di età compresa tra i 30 e i 65 anni ha effettuato almeno un esame specialistico di prevenzione oncologica negli ultimi 2-3 anni.

È quanto emerge dall’Osservatorio Prevenzione e Salute di UniSalute curato da Nomisma, i cui risultati sono stati presentati oggi a Milano nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato l’amministratore delegato di UniSalute (Gruppo Unipol), Fiammetta Fabris, Silvia Zucconi responsabile market intelligence di Nomisma, il food mentor e portavoce della fondazione Umberto Veronesi, Marco Bianchi, e gli oncologi Antonio Maestri e Anna Miryam Perrone.

La ricerca condotta da Nomisma con l’obiettivo di identificare il ruolo riconosciuto alla prevenzione tanto nella percezione – come strumento di protezione della salute – quanto nelle abitudini quotidiane, ha coinvolto 1.300 donne di età compresa tra i 30 e 65 anni su tutto il territorio nazionale.

Per quanto riguarda gli esami specialistici di prevenzione – il 79% della popolazione target (età compresa tra i 45 e i 65 anni) si è sottoposta alla mammografia almeno una volta negli ultimi 3 anni; resta una quota del 15% che mai l’ha effettuata nella vita. In generale si registra un alto ricorso al pubblico con pagamento del ticket (81%), per lo più a seguito della ricezione della lettera di invito allo screening (68%).

Anche il Pap Test, esame per la prevenzione di tumori alla cervice uterina, è stato eseguito in almeno una occasione negli ultimi 3 anni da un’ampia fascia della popolazione target (76%); resta il fatto che l’11% delle donne 30-65 anni non si è mai sottoposta nella vita a tale test. A differenza della mammografia, si riduce la percentuale delle donne che scelgono di effettuare l’esame nel pubblico (64%) a favore del privato (36%).

Fiammetta Fabris, nel presentare le attività di UniSalute, la prima assicurazione sanitaria in Italia per clienti gestiti (circa 8 milioni), ha sottolineato l’importanza della prevenzione e della collaborazione fra pubblico e privato per ridurre i costi che gravano complessivamente sul sistema sanitario nazionale. “Sanità pubblica e privata non devono essere viste in contrapposizione: l’offerta di prestazioni garantite dal Servizio Sanitario Nazionale resta il perno fondamentale del nostro sistema sanitario (anche per quanto riguarda la prevenzione) a cui si affianca quella privata che, anche alla luce dei mutamenti sociali ed economici che il Paese sta vivendo in questi anni, deve essere sempre più vista come supporto ed integrazione e il cui accesso dovrebbe essere supportato e facilitato per permettere a tutti cittadini di poter usufruire della più ampia offerta di prestazioni mediche a costi contenuti”