PLTV riporta articolo da Il Sole 24 Ore del 18 giugno di Laura Galvagni.

UBI cerca il partner assicurativo Mandato per un maxi accordo

In vista della scadenza degli accordi in essere, nuova intesa da 600-700 milioni

Dopo Banco Bpm Cattolica ancora in pista, presenta un’offerta non vincolante.

Ubi Banca ha dato mandato a Kpmg per individuare un partner assicurativo unico.

L’istituto guidato da Victor Massiah ha al momento attive due differenti partnership, una con il gruppo Cattolica e l’altra con Aviva . Entrambi gli accordi risultano però di fatto “in scadenza” nel 2020 e in vista di quella data la banca ha deciso di prendersi per tempo per ridefinire la sua strategia in un settore comunque centrale per il gruppo.

Ecco perché avrebbe scelto un advisor per provare a definire un nuovo approccio alla materia puntando a un partner unico con cui costruire lo sviluppo futuro nel segmento.

In quest’ottica, è al momento in corso la raccolta delle offerte non vincolanti che durerà con ogni probabilità fino alla fine del mese. La banca, interpellata, «non commenta». Allo stato, secondo quanto si apprende, sarebbero però già arrivate sul tavolo complessivamente almeno sei proposte non binding. E di queste, sempre secondo quanto è stato possibile ricostruire, quattro sarebbero state avanzate da gruppi stranieri e due da società italiane.

L’operazione è rilevante, almeno quanto lo è stata quella recentemente chiusa da Banco Bpm. Tanto che i valori non sarebbero molto distanti. Si stima che la partita potrebbe chiudersi attorno a cifre comprese tra i 600 e i 700 milioni di euro. Numeri importanti per un asse che potrebbe rivelarsi altrettanto fondamentale. Soprattutto per alcune compagnie. In proposito, risulta che si sarebbero già fatte avanti sia Aviva sia, soprattutto, Cattolica.

Il gruppo assicurativo guidato da Alberto Minali giusto un anno fa si è assicurato l’asse con Banco Bpm ed è evidente che un’eventuale intesa esclusiva con Ubi potrebbe raddoppiare la forza in uno dei territori chiave per la società, ossia il Nord Italia. Tanto più considerato che la partnership oggi in essere con la banca ha sempre dato buoni frutti. Proprio nei mesi scorsi il ceo Minali, commentando i risultati 2018 di Cattolica, soffermandosi sugli accordi di bancassurance aveva precisato: «Ubi e Iccrea sono andate molto bene, Banco Bpm ha segnato invece una flessione ma considerato che abbiamo avviato la partnership prima del previsto siamo comunque in linea con le attese». Comprensibile dunque che il gruppo veronese abbia mosso un primo passo per saldare se possibile ulteriormente il legame con l’istituto.

Per la compagnia potrebbe trattarsi di una svolta importante sul fronte industriale e dei numeri e perfettamente in linea, peraltro, con quelle che sono le indicazioni strategiche dell’ultimo piano presentato a Piazza Affari.

Certo è, va detto, che stante il valore dell’operazione e considerato quanto già impiegato per stringere l’accordo con Banco Bpm (850 milioni), Cattolica potrebbe ritrovarsi a dover aprire delle riflessioni su come sostenere al meglio questa opportunità di crescita. Se le risorse in pancia ci sono, raccoglierne di nuove potrebbe essere un’ipotesi. Ciò significa che la compagnia potrebbe considerare un rafforzamento patrimoniale. E contestualmente potrebbe aprire un nuovo cantiere sulla governance, recentemente rivista con notevoli passi avanti rispetto al modello tradizionale di “cooperativa” ma ancora lontana dalla tanto ambita trasformazione in spa caldeggiata dal mercato. Il quale, si immagina, a fronte di un simile passo avanti, potrebbe garantire ampio supporto alla manovra di irrobustimento finanziario.