Market trends

Schermata 2015-09-18 alle 14.39.00Intervistati sui rischi che li preoccupano di più, gli Europei hanno smesso di inserire la disoccupazione nei tre rischi principali. La salute – inclusa la perdita di indipendenza – è al primo posto (66%), seguita dai rischi finanziari (37%), dai rischi stradali (31%) e dalla disoccupazione (29%).

Oltre alla salute, la valutazione degli altri rischi varia tra i diversi paesi:

– In Spagna, Italia e Polonia, la disoccupazione è ancora nella top 3 dei rischi più temuti

– In Francia e Germania la prospettiva della disoccupazione (menzionata dal 25% dei Francesi e dal 22% dei Tedeschi) è meno preoccupante del rischio di essere assaliti o derubati (menzionato dal 34% dei Francesi e dal 30% dei Tedeschi)

– Nel Regno Unito la disoccupazione (24%) arriva perfino dopo ai rischi tecnologici, come avere i dettagli bancari rubati o la reputazione online compromessa (30%).

C’è una forte percezione di vulnerabilità, che tende però a diminuire

Nonostante la maggior parte degli Europei ritenga ancora di essere alle prese con un maggior rischio di difficoltà economiche (59%) o di insicurezza sul lavoro (53%) rispetto a cinque anni fa, queste percezioni sono diminuite (di 3 e 6 punti percentuali rispettivamente, rispetto al 2013).

La paura dell’insicurezza sul lavoro sta diminuendo anche nei paesi in cui nel 2013 era più forte

– In Polonia (72%, -9 punti percentuali), in Spagna (57%, -15 punti), e Francia (53%, -8 punti)

– In Italia queste preoccupazioni sono stabili in paragone con il 2013 (69%).

L’avversione al rischio è ancora molto forte

Per la maggior parte degli Europei, il rischio è ancora un pericolo che deve essere evitato (60%, +1% sul 2013)

– L’avversione al rischio è particolarmente forte, e sta crescendo in Spagna (75%, +2 punti sul 2013, +9 sul 2012), in Francia (70%, +3 e +8), in Germania (66%, +4 e +9) e in Italia (63%, +4 e +5)

– Nel Regno Unito è relativamente stabile (58%, -1 sul 2013, +6 sul 2012)

– È invece in minoranza in Svezia (42%, stabile), e in Polonia (48%, -3 sul 2013).

Nazionalità a parte, ci sono significative differenze nelle modalità in cui è percepito il rischio in base ai profili socio-demografici degli individue e dei loro ruoli sociali, per esempio, sono le donne a vedere di più il rischio come un pericolo (63%, rispetto al 58% degli uomini).

Nonostante i livelli di reddito abbiano poca influenza sulla percezione del rischio, i livelli di educazione impattano significativamente sulla propensione al rischio. Il 72% degli Europei con un basso livello di educazione valuta il rischio come un pericolo, rispetto al 58% degli Europei con un livello medio o alto di educazione.

Il sondaggio del 2015 ha evidenziato che il clima economico ha ancora un forte impatto su come gli Europei valutino il rischio, anche se alcune paure stiano tendendo a scemare. Gli Europei in generali sono ancora caratterizzati da forti livelli di avversione al rischio, nonostante alcune caratteristiche possano essere viste su scala nazionale, culturale e sociale.

Schermata 2015-09-18 alle 14.38.39

Il boom del consumo collaborativo, è una nuova forma di solidarietà di fronte alla crisi?

Questa terza serie di analisi dell’Osservatorio di Credit Agricole Assurances sul Rischio in Europa mostra che gli Europei affrontano una scelta: evitare il rischio a tutti i costi, con le possibili conseguenze di perdere opportunità di avere successo, o adottare nuove strategie per superare i sistemi malfunzionanti. Il forte sviluppo del consumo collaborativo è parte di questo movimento. Questo è il focus della seconda sezione di questa terza serie di analisi.

Il 73% degli Europei ritiene che lo sviluppo del consumo collaborativo sia un trend con forti radici che continuerà a crescere.

– In alcune aree la proprietà non è più il sogno: oggi il 65% degli Europei preferisce noleggiare o prendere in affitto una seconda casa, piuttosto che possederla.

– Lo sviluppo segnato dai trend per le forma alternative di consumo: il 51% degli Europei ha noleggiato, scambiato, preso in affitto o comprato beni di seconda mano più spesso negli ultimi cinque anni piuttosto che in precedenza.

– Un fenomeno ampiamente notato dagli Europei, che però varia da una pratica ad un’altra: il 65% degli europei / l’83% dei Francesi hanno visto l’emergere di nuove forme di consumo collaborativo nelle loro economie.

– La congiuntura economica è il fattore principale alla base dello sviluppo del consumo collaborativo:

il 73% degli Europei crede che questo sviluppo sia un trend con forti radici che continuerà a crescere.

– Diverse pratiche stanno spostando le percezioni sulla solidarietà: il 69% degli Europei crede che lo sviluppo del consumo collaborativo stia portando verso una società più equa.

© riproduzione riservata