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PLTV riporta articolo da Il Sole 24 Ore del 19 novembre

L’Ivass è impegnata, a livello europeo, nel processo di revisione del “volatility adjustement”, il meccanismo previsto da Solvency II che nelle intenzioni originarie avrebbe dovuto mitigare l’impatto delle variazioni dello spread sul profilo patrimoniale delle compagnie ma, nella realtà, ha generato vari effetti distorsivi sulle società italiane.

Lo ha annunciato Stefano De Polis, Segretario Generale di Ivass, intervenendo all’Insurance Summit organizzato da 24 Ore Business School in collaborazione con Il Sole 24 Ore e iniziato ieri a Milano. L’eventuale revisione è prevista nel 2021-2022 ma De Polis ha sottolineato che «il negoziato è ancora all’inizio, e la trattativa è complessa». Gli obiettivi dell’Autorità, in ogni caso, sono due, l’uno connesso all’altro: «Far sì che il volatility adjustement prenda più in considerazione il portafoglio specifico (oggi fa riferimento a un portafoglio europeo) così da rendere meno intermittente il suo effetto».

Eppure, nonostante «il contesto regolamentare, i tassi bassi, la tecnologia, il tema della protezione e prevenzione e quello della sostenibilità», ha spiegato Maria Bianca Farina, presidente di Ania, «l’industria assicurativa italiana è sana, affidabile e forte: tiene il passo con i tempi». «Per il 2019 stimiamo una raccolta vita in crescita del 2% ma anche un incremento del danni non auto, soprattutto per il ramo salute (+10%), a fronte di una stabilità dei premi Rc auto, con il prezzo del premio medio tuttavia ancora in discesa», ha aggiunto Farina. Per quanto riguarda i tassi bassi, secondo il presidente di Ania, si tratta di una “sfida impegnativa” visto che il settore vita è il più importante investitore del nostro Paese tanto che raccoglie il 17% di tutti i risparmi italiani. Per questo, la dinamica «impone alle compagnie di mettere in discussione modelli di business in essere da tanto tempo». Lo stesso vale per innovazione e rivoluzione tecnologica, «che rappresentano opportunità per sviluppare un modello operativo più efficiente».

Un sistema, magari, che aiuti a superare l’annosa questione della sottoassicurazione. Figlia, secondo Alessandro Castellano, ceo di Zurich Italia, «dell’invasività del settore pubblico». Opinione condivisa anche da Raffaele Agrusti, amministratore delegato e direttore generale di Itas Mutua, che ha parlato di paese «iperassistito». Una condizione superabile solo «con un passo indietro dello Stato», in alcuni settori cruciali, come la sanità, il welfare, le calamità naturali, dove andrebbe invece promosso, come auspicato dal presidente Farina «un patto tra pubblico e privato». In attesa di questo, le compagnie si stanno però attrezzando per venire incontro ad alcune esigenze emergenti dei clienti. «Il ruolo dell’assicuratore è quello di essere un partner di benessere e di salute dei cittadini, ed è esattamente il senso di quello che sta facendo Axa in ambito salute», ha sottolineato Patrick Cohen, ceo di Axa Italia. Aggiungendo poi che la società «ha investito negli ultimi tre anni più di 1 miliardo in tecnologia, finanziamenti di startup e progetti di ricerca per trasformare l’assicurazione da promessa sul futuro a un servizio immediato». Per farlo, ovviamente, la telematica è fondamentale.

E in proposito ne sa qualcosa UnipolSai, che ha «oltre 4 milioni di clienti connessi», come ha spiegato il direttore generale Matteo Laterza, per il quale adesso di fatto «l’obiettivo centrale è raggiungere la liquidazione in real time del sinistro». In proposito avere accesso ai dati è fondamentale, e la divisione Insurance di Intesa Sanpaolo in questo, grazie alla sovrapposizione tra canale bancario e assicurativo, può essere avvantaggiata: «Oggi abbiamo 9,2 milioni di utenti multi-canale e un’APP da 5 milioni di utenti attivi, che registra circa 11 milioni di operazioni ogni mese», ha commentato Alessandro Scarfò, amministratore delegato e direttore generale di Intesa Sanpaolo Assicura. Questo aiuta ovviamente a «mappare e gestire l’intero customer journey dei clienti»