….estratto da Relazione Annuale del Presidente Ania, Bianca Maria Farina, Roma 5 luglio 2017…

“Nel nostro Paese, come ben sappiamo, esiste un gap di protezione molto ampio rispetto a quanto si riscontra all’estero; sono ancora poco diffuse le coperture assicurative contro i rischi del lavoro, della famiglia, della salute, del patrimonio.

Il peso dei premi danni non auto rispetto al PIL, pari grosso modo all’1%, è meno della metà o addirittura meno di un terzo rispetto ad altri grandi Paesi Europei.

In generale siamo convinti che, in questo ambito, sia necessario attuare un sistema integrato fra pubblico e privato che consenta una gestione più equa ed efficiente dei vari tipi di rischio.

Il settore assicurativo da tempo si è dichiarato pronto a questa sfida. Abbiamo progetti e proposte che ci auguriamo di poter condividere con il Governo e gli altri stakeholders.

Abbiamo tutti il dovere di essere pronti perché possano essere varate misure concrete in tempi brevi. Ne va della serenità di famiglie e imprese, ne va di risorse che potrebbero essere destinate allo sviluppo, ne va della ripresa e della crescita della nostra economia.

 La previdenza

I trend demografici in corso e le riforme del sistema pensionistico obbligatorio realizzate negli ultimi 25 anni hanno reso sempre più evidente la necessità di sviluppare il settore della previdenza complementare.

Le misure varate quest’anno in materia di APE (Anticipo pensionistico) e RITA (Rendita integrativa temporanea anticipata) mirano a ripristinare un certo grado di flessibilità nelle opzioni a disposizione dei lavoratori.

L’APE, in particolare, consente ai lavoratori di accedere, prima di aver maturato il diritto alla pensione, a un anticipo dell’assegno previdenziale sotto forma di prestito garantito da un’assicurazione sulla vita.

Ma c’è ancora molto da fare in tema di previdenza complementare. Gli iscritti al sistema integrativo nel nostro Paese sono meno di 8 milioni, ossia circa un quarto dei lavoratori. Le adesioni sono ancora scarse pro- prio tra i lavoratori con bisogni di welfare maggiori, come i giovani, le donne, i dipendenti delle piccole e medie imprese.

È evidente che occorre favorire ulteriormente le adesioni e avvicinare il risparmio finanziario delle famiglie a questa forma di previdenza. Nel 2016, ad esempio, su 4.168 miliardi di risparmio finanziario solo 151 miliardi sono stati destinati dagli italiani alla previdenza complementare: si tratta di un’allocazione inefficiente della ricchezza, che va assolutamente corretta per evitare un ulteriore ampliamento del pension gap.

Per rilanciare le adesioni alla previdenza complementare occorre, innan- zitutto, accrescere la consapevolezza dei lavoratori in merito ai propri bisogni previdenziali. In questa ottica si inquadra l’iniziativa della “busta arancione”, avviata nei mesi scorsi dall’INPS.

Da un’indagine specifica che abbiamo svolto di recente, è emerso come l’iniziativa in questione sia stata valutata positivamente dai lavoratori. Coloro che hanno ricevuto la “busta” o hanno consultato direttamente il sito INPS mostrano una migliore conoscenza della propria situazione e una maggiore consapevolezza dei bisogni previdenziali.

Emerge altresì dall’indagine un’ampia dispersione fra i soggetti cui gli italiani ritengono di potersi rivolgere per avere informazioni e soluzioni in campo previdenziale. L’ambizione delle nostre imprese e delle loro reti deve essere quella di diventare il principale interlocutore dei lavoratori che cercano le soluzioni integrative più evolute.

Occorre innovare sul fronte della comunicazione: soprattutto verso i più giovani serve un linguaggio diretto, semplice, trasparente, che faccia capire con chiarezza l’importanza di avviare sin dai primi anni di lavoro un piano di integrazione pensionistica.

Oltre alle iniziative di informazione, altre misure sono necessarie. Fra queste, la revisione di alcune norme fiscali.

Andrebbe innanzitutto rivista la tassazione sui rendimenti, allineandoci così ai molti Paesi europei che la prevedono solo al momento della prestazione.

Sarebbe opportuno, inoltre, adeguare il limite di deducibilità dei contributi, fermo a Euro 5.164,27 da più di vent’anni, eventualmente prevedendo un innalzamento per specifiche fattispecie, come i versamenti contributivi di genitori per i propri figli o di nonni per i loro nipoti. Sarebbe un modo per rafforzare la solidarietà fra generazioni.

È altresì importante creare un sistema aperto della previdenza complementare, nel quale il lavoratore sia libero di scegliere in ogni momento la forma previdenziale, garantendo sempre il versamento del contributo del datore di lavoro.

Si tratta di misure che faciliterebbero l’accumulo di risparmio previdenziale, a garanzia di un futuro più sereno per i lavoratori, specie quelli più giovani…”