estratto da Relazione del Presidente Ania – Bianca Maria Farina. 

Le elezioni del 4 marzo scorso ci hanno consegnato un Paese profondamente diverso.

“Il forte rischio che un sensibile allargamento dello spread comporta nel breve termine sui bilanci delle compagnie di assicurazione e che, nel caso di persistenza, inevitabilmente è destinato a riflettersi sui rendimenti corrisposti ai nostri 20 milioni di clienti”. 

In questo quadro noi assicuratori riteniamo di poter e dover avere un ruolo centrale di supporto al sistema. La mission naturale della nostra industria è infatti quella di raccogliere, tutelare e sviluppare il risparmio degli italiani, investirlo nell’economia e proteggere i cittadini, le famiglie e le imprese dai più comuni rischi, liberando così risorse per lo sviluppo.

I dati di consuntivo 2017 confermano ancora una volta la centralità, la solidità e l’affidabilità del settore.

La raccolta premi complessiva delle imprese italiane ha sfiorato i 131 miliardi di euro: 100 miliardi si riferiscono al settore vita, 16 miliardi al settore auto e altrettanti agli altri rami danni. A questi premi si devono aggiungere quelli raccolti dalle imprese europee che operano in Italia, pari a 17 miliardi nel vita e oltre 4 miliardi nel danni.

Gli investimenti degli assicuratori italiani hanno raggiunto 850 miliardi di euro, pari al 50% del PIL; quasi due terzi di essi sono a fronte delle polizze vita tradizionali, polizze che hanno reso, in media, il 3%. Oltre 300 miliardi sono investiti in titoli di Stato italiani.

 

La nostra industria offre già oggi soluzioni mirate ad assicurare gli individui, le famiglie e le imprese anche rispetto ai nuovi bisogni emergenti di protezione e di assistenza (dalla tradizionale r. c. auto al cyber risk).

Il loro livello di protezione non è tuttavia ancora adeguato ai tempi che viviamo, alle caratteristiche sociali e geografiche del nostro Paese e, soprattutto, ai cambiamenti che si delineano per il prossimo futuro.

Riteniamo che vada innanzitutto rafforzato il sistema di welfare, apren- dolo a necessarie e utili sinergie con risorse private integrative. Si tratta di sviluppare l’attuale sistema di previdenza complementare, a cui ben 18 milioni di lavoratori non sono ancora iscritti. Occorre informare i cit- tadini in modo chiaro sulle aspettative di pensione pubblica e rendere il sistema complementare più flessibile e più incentivato, soprattutto per le fasce più deboli: i giovani, le donne, i lavoratori del Sud.

Assai delicato è anche il tema del sistema sanitario e assistenziale, per il quale non è ancora strutturato un regime complementare di supporto al prezioso sistema pubblico. La conseguenza è che la spesa privata ha raggiunto, secondo l’Istat, i 40 miliardi – più di 1.500 euro a famiglia – cui va aggiunta la spesa per la cura degli anziani.

Si consideri poi che la spesa privata è in buona parte relativa a prestazioni già previste dal sistema pubblico e che solo in minima parte – il 9% – proviene da forme assicurative e mutualistiche. Nel resto dell’Europa que- sta quota supera il 30%…

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