l’opinione di Marcella Frati, PLTV editor 

Finalmente dopo dieci anni di “sofferenza” e di duro lavoro, nel 2018 i Mediatori Creditizi hanno iniziato a vivere un momento di “Gloria”, ottenendo un maggiore riconoscimento sia da parte delle banche, delle istituzioni che da parte dei clienti.

Nel 2008, a seguito del credit crunch, la vita dei mediatori creditizi era diventata quasi impossibile…Diverse banche operative con questi intermediari, avevano deciso di disdettare molte convenzioni in essere o addirittura di non lavorare più con i mediatori (come ad esempio Intesa Sanpaolo e UBI Banca), altre avevano ridotto drasticamente la loro capacità di erogare, limitando così l’operatività dei loro intermediari partner e altre ancora avevano deciso di uscire dal mercato Italiano, come ad esempio, Ge Money Bank, BHW e Macquarie Bank.

Dal 2008, diverse realtà di mediazione creditizia, di fronte alle crescenti difficoltà operative, hanno iniziato così a sparire dal mercato. Fenomeno che si è poi affermato maggiormente con la stesura della prima vera Regolamentazione del settore, ovvero con il famoso DLGS 141-2010, entrato poi in operatività nel corso del 2012. Ad oggi il settore conta circa 300 società di mediazione creditizia (prima del 2010 Banca d’Italia dichiarava oltre 120.000 iscritti presso UIC).

Dal 2008 i costi per i mediatori creditizi hanno iniziato ad aumentare progressivamente. Da un lato per la maggiore responsabilità operativa nella verifica della fattibilità e della sostenibilità del finanziamento (praticamente tutte le realtà si sono dovute adeguare costituendo al proprio interno un back office organizzato), dall’altro per i maggiori e nuovi costi imposti dalla Regolamentazione per essere compliant al nuovo modus operandi e per formare e professionalizzare maggiormente la propria rete di collaboratori.

Tutte le realtà che operano sul mercato da oltre dieci anni, hanno dato certamente prova di grande resilienza, di visione, di capacità di adattarsi ai cambiamenti e di execution dei nuovi piani industriali.

Il 2018, possiamo dire che sia stato un vero anno di Gloria per la mediazione creditizia.

Le banche, a seguito del trend di chiusura dei loro sportelli, fanno sempre più affidamento su i mediatori per generare nuovi mutui e raggiungere nuovi clienti.

I clienti hanno più consapevolezza, rispetto al passato, della esistenza di questa figura professionale, a cui potrebbero rivolgersi per richiedere un mutuo o un finanziamento. Ad esempio, da quanto emerge dalla recente indagine Nomisma per Fimaa, quasi il 30% dei clienti che ha sottoscritto un mutuo negli ultimi 4-5 anni dichiara di essere a conoscenza della possibilità di rivolgersi ad una società di mediazione creditizia. Inoltre, sempre da questa indagine, emerge che del mediatore creditizio sono apprezzati soprattutto il supporto consulenziale, oltre alla possibilità di ottenere condizioni più vantaggiose e di beneficiare di una semplificazione del processo di sottoscrizione del mutuo.

Lo stesso presidente di OAM, Antonio Catricalà, in una recente intervista realizzata da PLTV, sottolinea l’importanza del ruolo sociale del Mediatore Creditizio per aiutare gli Italiani ad indebitarsi in modo responsabile. Catricalà ha anche dichiarato, che l’Organismo che presiede, si impegnerà sempre di più a sostenere i propri iscritti per supportarli ad affrontare al meglio le sfide del mercato e non solo a controllarli.

Dal 2018 la professione di mediatore creditizio è sempre più ritenuta una opportunità di carriera soprattutto dai giovani, tanto che ad oggi si contano circa 5.000 collaboratori attivi per queste società, contro i 3.000 del 2013.