Alle 394 banche di credito cooperativo italiane (BCC) e ai 3 istituti centrali di categoria fa capo il 10 % dei prestiti a famiglie e imprese, una quota superiore a quella del terzo gruppo bancario.
Il ruolo del credito cooperativo è ancor più rilevante per le piccole imprese, con una quota di quasi il 20%.
L’attività delle BCC è fortemente cresciuta prima della crisi.
Tra il 1995 e il 2008 la loro quota di mercato è salita di quasi 9 punti percentuali per i finanziamenti alle piccole imprese, di 5 punti per quelli alle aziende maggiori, di 3 punti per i prestiti alle famiglie.
Come noto, alla base di questa espansione vi sono la conoscenza dei mercati locali, l’esperienza nel valutare il merito creditizio dei piccoli prenditori, la capacità di rispondere con rapidità ed efficacia alle esigenze della clientela.
Il credito cooperativo ha conferito stabilità all’offerta di prestiti anche durante la recessione del 2008-09: grazie alla solidità patrimoniale e alla stabilità della raccolta, le BCC hanno potuto sostenere finanziariamente le imprese piccole e medie razionate dalle banche maggiori.
Negli anni più recenti la sfavorevole fase congiunturale e le tensioni dei mercati finanziari hanno però mutato questo scenario.
Le BCC si trovano ora a un passaggio difficile.
Nella seconda metà del 2011 la loro condizione di liquidità ha subito i contraccolpi della crisi del debito sovrano: nell’ottobre di quell’anno per la prima volta la posizione interbancaria netta del movimento cooperativo è divenuta debitoria. Le tensioni si sono attenuate nel 2012 grazie agli interventi delle banche centrali, ai quali anche il credito cooperativo ha fatto ampio ricorso; ha contribuito il positivo andamento dei depositi.
Le BCC stanno registrando un deterioramento della qualità del credito. Nel 2012 la consistenza delle sofferenze è aumentata di un quarto, gli altri crediti deteriorati di quasi un terzo; i prestiti deteriorati rappresentano il 14,4% di quelli complessivi, a fronte del 13,5% per l’intero sistema bancario. Le difficoltà sono accentuate per le BCC più piccole e per quelle che di recente hanno registrato tassi di espansione elevati; sono diffuse in alcune regioni, quali la Calabria e il Veneto.
Per il movimento cooperativo questi andamenti assumono particolare rilevanza, poiché i ricavi derivano in misura assai ampia dalla tradizionale attività creditizia.
Data la loro natura di banche del territorio, le BCC vivono in maniera più pressante la scelta tra sostenere le economie locali – di cui sono parte integrante – continuando a erogare credito alle imprese in temporanea difficoltà, o rendere più selettive le politiche di offerta, al fine di salvaguardare la propria stabilità.