La Popolare di Bari ha bisogno di una ricapitalizzazione da 1,4 miliardi. Ad alzare il sipario sui numeri è il Consiglio del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) che su richiesta dei Commissari straordinari della Bari ha approvato il 30 dicembre, un intervento immediato, in conto futuro aumento di capitale, da 310 milioni.

Il rafforzamento patrimoniale da 1,4 miliardi sarà da realizzare nei prossimi mesi – spiega la nota del Fondo guidato da Salvatore Maccarone – anche alla luce di quanto previsto dal decreto del Governo (142 del 2019).

Nell’ambito della ricapitalizzazione della Popolare, commissariata a metà dicembre, il Consiglio ha deliberato l’impegno a partecipare, per parte propria, fino a un massimo di 700 milioni, importo considerato idoneo «a perseguire gli obiettivi di risanamento e rilancio» della banca valutati sulla base delle linee guida del piano industriale predisposte dai Commissari e delle analisi svolte dal Fondo con i propri advisor legali e finanziari.

L’impegno del Mediocredito Centrale
Dopo il Fondo interbancario di tutela dei depositi il 31 dicembre, sarà la volta del Mediocredito Centrale, che riunirà il cda per deliberare il suo impegno nel salvataggio della Popolare di Bari. L’impegno della banca controllata da Invitalia, che dovrà siglare un accordo quadro con il Fondo, sarà di almeno 700 milioni, nell’ambito dell’operazione di ricapitalizzazione indicata dai commissari straordinari della Popolare di Bari, Blandini e Ajello, da 1,4 miliardi.
Un aumento di capitale da realizzare nei prossimi mesi e per il quale il FITD versa domani in anticipo 310 milioni indispensabili per la sopravvivenza della banca commissariata che al 31 dicembre deve avere una dotazione di capitale tale da rispettare i ratio patrimoniali minimi.

Piano di derisking
Un drastico piano di derisking che prevede la cessione di 2 miliardi di crediti deteriorati e una netta riduzione dell’attivo e del passivo della banca e allo stesso tempo una “cura dimagrante” della rete di sportelli con la conseguente uscita di circa 900 addetti.
Queste le linee guida del piano industriale 2020-2024 della Popolare di Bari presentate al Fondo interbancario di tutela dei depositi dai commissari straordinari dell’istituto, Blandini e Ajello.
Questi ultimi puntano a riportare in equilibrio la più grande popolare del Sud spingendo sulla crescita delle commissioni anche grazie al nuovo modello di business di banca per gli investimenti nel Mezzogiorno.
Il piano industriale passa attraverso la ricapitalizzazione da 1,4 miliardi che dovrà essere sostenuta dal FITD e dal socio industriale Mediocredito Centrale.
Il nodo sarà l’assemblea della Popolare che dovrà approvare la ricapitalizzazione. In caso di mancata approvazione da parte dei soci l’unico dato certo è che il Fondo perderà i 310 milioni che verserà domani e che sono indispensabili a riportare i ratio patrimoniali sui minimi regolamentari (i commissari avevano chiesto una cifra leggermente più alta, circa 340 milioni) ma la delibera del Fondo ha stabilito di concedere la cifra minima indispensabile per rispettare i ratio.
Il versamento entra infatti il 31 dicembre nella piena disponibilità della Popolare di Bari, solo così è assimilabile al capitale, e non torna più indietro ma evita alle banche italiane consorziate l’esborso della liquidazione, indicato da Banca d’Italia in 4,5 miliardi, ossia la massa di depositi protetti della banca.