Negli anni precedenti l’inizio della crisi il credito al consumo era salito in rapporto al reddito disponibile in misura significativa, passando tra il 2003 e il 2007 dal 6,3% al 9,6%. L’indicatore ha continuato ad aumentare nella prima parte della crisi, anche a causa della flessione del reddito disponibile, stabilizzandosi dal 2010 (10,2% nel 2013). Tra il 2008 e il 2013 è intervenuta una ricomposizione nelle forme tecniche del credito al consumo. Per effetto della marcata contrazione degli acquisti di beni durevoli la quota di quello finalizzato è scesa dal 46,5% al 29,0%; è aumentata l’incidenza sia dei prestiti personali (dal 41,0% al 51,5%) sia delle cessioni del quinto dello stipendio (dal 5,8% al 13,6%), mentre si è lievemente ridotto, al 5,9%, il peso dei prestiti connessi con carte di credito revolving. Nell’arco dello stesso periodo circa i tre quarti dei prestiti al consumo in regione sono stati erogati da intermediari specializzati.

È proseguito per il sesto anno consecutivo il deterioramento della qualità del credito in regione. Il tasso di decadimento, calcolato come rapporto fra il flusso di nuove sofferenze e la consistenza dei prestiti in essere all’inizio del periodo, è salito di 0,8% rispetto all’anno precedente, portandosi nella media delle quattro rilevazioni del 2013 al 3,8%. Si tratta di un valore molto alto nel confronto storico, pari a circa quattro volte i livelli osservati nel periodo precedente l’insorgere della crisi.