Tipologie e Modalità dell’attività di consulenza dei Mediatori Creditizi

A cura di Harmonia

Uno dei temi che al momento non risulta essere stato trattato con adeguato approfondimento o per il quale non è stata stesa una prima traccia che possa considerarsi ‘operativa’ o comunque sufficiente per definire delle linee guida sufficientemente chiare, è quello delle modalità di espletamento dell’attività di consulenza da parte dei Mediatori Creditizi.

Il DL 72, non solo ha inserito la figura del ‘consulente indipendente’, riservandogli l’esclusiva attività di ‘consulenza’ (2‐bis. “Il soggetto che presta professionalmente in via esclusiva servizi di consulenza indipendente avente a oggetto la concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma, è iscritto in una sezione speciale dell’elenco di cui al comma 2.”; in attesa dei decreti attuativi da parte del MEF ) , ma ha definito, sebbene per sommi punti, quello che dovrebbe intendersi per ‘consulenza’ e soprattutto quale tipologia di consulenza possa essere svolta dal mediatore o rientrare nella ‘consulenza’ che si può espletare.

Iniziamo intanto con definire i soggetti che possono svolgere l’attività in questione:

Ai sensi dell’art. 120-terdecies del Tub (inserito dal DL 72/16), il ‘Servizio di consulenza’ è riservato ai finanziatori e agli intermediari del credito (co.1)

Tipo di consulenza esercitabile

Al precedente art. 120 quinquies del TUB, che annovera le definizioni relative al Capo I-bis “Credito Immobiliare ai consumatori”, con l’espressione «servizio di consulenza si indicano “le raccomandazioni personalizzate fornite al consumatore ai sensi dell’articolo 120-terdecies in merito a una o più operazioni relative a contratti di credito.”

Notiamo l’inserimento nell’articolo indicato, del termine ‘Raccomandazioni Personalizzate’

Per meglio interpretare l’attività in disamina, si rende necessario chiarire la definizione di ‘Consulenza’ nelle sue diverse forme:

  1. Il ‘servizio di consulenza’ è un processo che prevede da un lato una componente di educazione finanziaria alla clientela e dall’altro una metodologia di allocazione e di costruzione di una operazione fondata su strumenti appropriati e allocata all’interno di un portafoglio o posizione globale del cliente.
  2. La consulenza ‘generica’ corrisponde alla prima componente e mira ad accrescere, tramite programmi di educazione finanziaria e campagne di informazione, il grado di conoscenze in campo finanziario e la capacità di pianificazione finanziaria dei consumatori.
  3. La consulenza professionale o personalizzata (al momento troviamo solo una direttiva MiFID e regolamentazione Consob a cui riferirci in attesa degli attuativi del MEF) , mira invece ad ottimizzare la posizione e l’operazione del cliente, fornendo adeguati supporti alla decisione di indebitamento.

Tale raccomandazione deve essere presentata come “adatta per tale persona…”.

Viene quindi fissato un obbligo di presentare come adatta (rectius adeguata) la raccomandazione personalizzata. Si insiste sull’obbligatorietà degli elementi soggettivi (“deve essere basata sulla considerazione delle caratteristiche di tale persona”) e oggettivi (“deve raccomandare la realizzazione di un’operazione appartenente alle seguenti categorie”).

Un altro elemento fondamentale riporta a: “Una raccomandazione non è una raccomandazione personalizzata se viene diffusa tramite canali di distribuzione o se è destinata al pubblico” ( vedi offerte su siti internet, comparatori web, newsletter, software con esiti standardizzati ecc )”.

La norma prosegue con “l’offerta di contratti di credito e le attività indicate negli articoli 120 –octies, 120 –novies, 120 –decies, 120 –undecies, 120 -duodecies non implicano un servizio di consulenza”.

Pertanto il servizio di consulenza riservato agli intermediari del credito, ai sensi dell’art. 120-terdecies, e comunque riconosciuto dall’art. 128-sexies (“È mediatore creditizio il soggetto che mette in relazione, anche attraverso attività di consulenza”) costituisce un’attività separata rispetto alla concessione del credito e alle attività di intermediazione creditizia.

Tale servizio si sostanzia in raccomandazioni personalizzate fornite al consumatore, sulla base delle informazioni acquisite sulla sua situazione personale e finanziaria, sugli obiettivi e sulle preferenze, in merito a una o più operazioni relative a contratti di credito, adeguate rispetto ai suoi bisogni e alla sua situazione personale e finanziari ed in merito anche a eventuali servizi accessori connessi con il contratto di credito.  Tiene infine conto di ipotesi ragionevoli circa i rischi per la situazione del consumatore per tutta la durata del contratto di credito raccomandato. Ai fini della raccomandazione, si richiede che siano presi in considerazione un numero sufficientemente ampio di contratti di credito nell’ambito della gamma di prodotti offerti o dei contratti di credito disponibili sul mercato (art. 120-terdecies co.3)

Di converso quindi, non costituisce attività di consulenza:

  1.  l’offerta di contratti di credito
  2.  la pubblicità, di cui all’art. 120–octies, quindi gli  annunci pubblicitari relativi a contratti di credito contenenti il tasso di interesse, il costo del credito, il finanziatore o l’intermediario del credito, il fatto che il contratto di credito sarà garantito da un’ipoteca, di informazioni dettagliate relative alle commissioni e agli altri oneri, l’importo totale del credito, il TAEG, l’esistenza di eventuali servizi accessori, la durata del contratto di credito, l’importo e numero delle rate
  3. gli Obblighi precontrattuali di cui all’art. 120-novies,  quindi a) le informazioni generali sui contratti di credito offerti, b) le informazioni personalizzate fornite attraverso la consegna del modulo denominato «Prospetto informativo europeo standardizzato»,  necessarie per consentire il confronto delle diverse offerte di credito sul mercato, valutarne le implicazioni e prendere una decisione informata in merito alla conclusione di un contratto di credito, c) i chiarimenti adeguati sui contratti di credito ed eventuali servizi accessori proposti, in modo che il consumatore possa valutare se il contratto di credito e i servizi accessori proposti siano adatti alle sue esigenze e alla sua situazione finanziaria
  4.  l’adempimento degli obblighi di cui all’art. 120-decies di informazione relativi all’intermediario del credito (denominazione, sede, iscrizione, vincolo di mandato, eventuale compenso, procedure di reclamo, eventuali commissioni) e la comunicazione ai fini del calcolo del TAEG;
  5. Verifica del merito creditizio di cui all’art. 120-undecies e quindi la valutazione approfondita delle prospettive di adempimento da parte del consumatore effettuata sulla base delle informazioni sulla situazione economica e finanziaria del consumatore
  6. Valutazione dei beni immobili di cui all’art. 120-duodecies.

Anche l’Agenzia delle Entrate, su specifico interpello di un mediatore creditizio, richiamando l’interpretazione della Corte Europea secondo cui l’attività di consulenza è accessoria quando “non costituisce per la clientela un fine a sé stante bensì il mezzo per fruire delle migliori condizioni del servizio principale offerto” e nel caso specifico della concessione del credito “ l’attività di consulenza patrimoniale si svolge solo in una fase preliminare ed è limitata all’assistenza offerta nella scelta tra i diversi prodotti “ ( sentenze 22/10/1998 cause riunite 308/96 e 94/97 ), ha specificato che le attività di ricerca e i connessi obblighi informativi rappresentano parte integrante del mandato principale conferito al mediatore creditizio e devono essere qualificati come prestazioni accessorie all’attività di negoziazione.

Informazioni che devono essere fornite al consumatore prima della prestazione di servizi di consulenza (art. 120-terdecies co.4)

Prima della prestazione di servizi di consulenza, l’intermediario del credito fornisce al consumatore le seguenti informazioni:

  1. la gamma di prodotti presi in considerazione ai fini della raccomandazione;
  2. se del caso, il compenso dovuto dal consumatore per i servizi di consulenza o, qualora al momento della comunicazione l’importo non possa essere accertato, il metodo utilizzato per calcolarlo;
  3. quando consentito, se percepiscono un compenso dai finanziatori in relazione al servizio di consulenza

Importante evidenziare che quanto riportato nel punto a) deve intendersi anche come molteplicità di categorie di prodotti esaminati (mutui, apertura di credito, finanziamenti chirografari, ecc) e non riferito alla diversa struttura finanziaria di un singolo prodotto (es: mutuo a tasso variabile o fisso ).

Riproduzione Riservata PLTV – Fonte: Harmonia

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