PLTV riporta articolo di Antonio Patuelli, presidente ABI, pubblicato su Il Sole 24 Ore del 19 maggio 2019.
Nonostante la crescita del differenziale sui Bund e il limitato calo dei BTp decennali, i prestiti a tasso fisso sono ai livelli più bassi ma non è possibile sapere fino a quando durerà

C’è più offerta che domanda di prestiti in Italia e le banche si fanno una fortissima concorrenza sia nella raccolta, sia nei prestiti: ciò è particolarmente evidente esaminando i tassi d’interesse attuali, soprattutto confrontati con quelli di un decennio fa, prima della crisi.

I costi della raccolta sono fortemente influenzati dallo spread che innalza il costo del denaro: infatti le banche sono costrette ad essere competitive nella raccolta con i tassi (da circa un anno cresciuti più o meno stabilmente) dei titoli di Stato italiani pesantemente condizionati dalla crescita dello spread.

La fortissima concorrenza fra le banche in Italia tiene bassissimi i tassi in particolare dei mutui per la clientela, ammortizzando e limitando una parte ampia del peso che grava sull’Italia dallo spread.

Già al Forex, il 2 febbraio scorso, il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco aveva acutamente affermato che «i più elevati costi di finanziamento sostenuti dalle banche si sono finora trasmessi ai tassi d’interesse sui prestiti in misura minore che in passato, grazie alla maggiore patrimonializzazione degli istituti di credito e a una ricomposizione del loro passivo verso strumenti finanziari meno esposti alle variazioni dei tassi d’interesse di mercato».

Indubbiamente i perduranti infimi tassi d’interesse bancari per i prestiti, in particolare per i mutui, dipendono anche dalla “coda” in atto delle cospicue immissioni di liquidità effettuate dalla Bce per favorire la ripresa dello sviluppo, ma dal gennaio prossimo tali finanziamenti dovranno essere restituiti dalle banche di tutta Europa alla Bce. Ovviamente le banche più lungimiranti e prudenti si debbono preparare in anticipo per queste scadenze per non dover ridurre i prestiti in atto alla clientela meritevole.

Ora questi grandi sforzi di miglioramento strutturale e di fortissima concorrenza fra le banche in Italia sono particolarmente evidenti dall’esame dei dati del grafico in pagina, relativi ad oltre un decennio, dal 2007 (prima e nelle fasi iniziali della crisi) al primo trimestre di questo 2019. Da questi dati emerge innanzitutto che la media dei tassi dei mutui a tasso fisso (uno dei prodotti finanziari più emblematici e diffusi) è passata dal 5,69% del 2007 al solo 2,09% di quest’anno. Parallelamente i tassi dei BTp a 10 anni non si sono altrettanto ridotti, passando dall’iniziale 4,46% al 2,71% del primo trimestre di quest’anno. Invece lo spread fra BTp italiani e Bund tedeschi non si è ridotto, anzi è fortemente cresciuto, passando dallo 0,23% del 2007 al 2,58% del primo trimestre del 2019 (con una punta nel 2012, ai tempi della più acuta crisi del debito sovrano).

Insomma, nonostante la crescita dello spread e il limitato calo dei tassi dei BTp decennali, i tassi medi praticati dalle banche nei mutui a tasso fisso sono ora ai livelli più bassi, al punto che dal 2018 è perfino più elevato il tasso dei BTp a dieci anni rispetto ai tassi medi sui mutui a tasso fisso.

Non si può, ovviamente, sapere per quanto tempo dureranno questi infimi tassi sui prestiti, particolarmente favorevoli agli investimenti della clientela, perchè essi dipendono da molteplici fattori internazionali e nazionali, influenzati dagli andamenti del debito pubblico italiano, dai costi della raccolta e dall’andamento dei conti economici delle banche in Italia che, però, nel primo trimestre di quest’anno hanno visto frequentemente ridurre gli utili.

Comunque è evidente lo sforzo delle banche in Italia, tutte in forte concorrenza fra loro, per sostenere la ripresa dello sviluppo e dell’occupazione.