Estratto del discorso di Ignazio Visco, Governatore di Banca d’Italia appena riconfermato, durante la Giornata Mondiale del Risparmio di ACRI. 

L’espansione dell’economia è accompagnata in Italia da una ripresa del credito eterogenea, concentrata sia presso le famiglie sia presso le imprese che hanno consolidato la posizione patrimoniale e sono ora in grado di investire e rafforzare la capacità produttiva. I prestiti sono tornati a crescere nell’industria manifatturiera e nel settore dei servizi, mentre in quello delle costruzioni continua il processo di riduzione del debito dal livello particolarmente elevato raggiunto prima della crisi.

I nostri sondaggi presso le banche e le imprese segnalano un graduale rafforzamento della domanda di finanziamenti, sospinta dalla ripresa degli investimenti, e condizioni di accesso al credito favorevoli. I tassi di interesse rimangono molto bassi e, dalla seconda metà del 2015, sono sostanzialmente pari a quelli medi dell’area dell’euro.

Continua, nello stesso tempo, il miglioramento della qualità del credito. Nel secondo trimestre di quest’anno il flusso dei nuovi crediti deteriorati è diminuito al 2 per cento del totale dei prestiti, un valore in linea con la media osservata negli anni che hanno preceduto l’avvio della crisi finanziaria globale. Anche la consistenza dei crediti deteriorati si sta riducendo rapidamente: al netto delle rettifiche di valore, lo scorso giugno era scesa a 150 miliardi, pari all’8,4 per cento dei finanziamenti complessivi, dal picco di 200 miliardi, circa l’11 per cento del totale, raggiunto nel 2015. Per le sole sofferenze l’incidenza sui prestiti si è ridotta dal 4,8 al 3,9 per cento. Nei prossimi mesi le operazioni di cessione e di cartolarizzazione già in corso e quelle annunciate di recente da più banche forniranno un ulteriore impulso alla riduzione dello stock di crediti deteriorati, che, sempre al netto delle svalutazioni già in essere, scenderebbero al di sotto dell’8 per cento del totale dei prestiti nei primi mesi del 2018.

È necessario proseguire il rafforzamento dei bilanci delle banche per renderli più robusti, anche in prospettiva, a fronte dei rischi che ancora caratterizzano l’evoluzione dell’economia. Gli intermediari stanno rispondendo, anche sulla base delle linee guida sulla gestione dei crediti deteriorati emanate a marzo scorso dal Meccanismo di vigilanza unico. Le iniziative volte a favorire la riduzione del peso delle attività deteriorate annunciate in occasione del Consiglio europeo dello scorso luglio vanno nella giusta direzione. Questo è anche l’obiettivo dell’introduzione, se graduale e ben calibrata, di un approccio temporale alle svalutazioni dei futuri crediti deteriorati.

Le riforme varate in Italia negli anni scorsi riducono la durata delle procedure di recupero dei crediti; possono essere rafforzate. La recente approvazione della legge delega che prevede una riforma organica delle discipline della crisi d’impresa e dell’insolvenza fornirà un contributo di rilievo. I principi e i criteri di delega vanno attuati e tradotti in norme effettivamente in grado di velocizzare i tempi di recupero, preservando il più possibile il valore delle imprese ancora vitali.

Le banche devono utilizzare compiutamente gli strumenti che si sono resi di recente disponibili sul fronte degli accordi stragiudiziali con le imprese per la ristrutturazione dei debiti e per il trasferimento dei beni in garanzia. Il possesso di informazioni adeguate e tempestive sui crediti deteriorati è inoltre indispensabile per renderne più efficace la gestione interna e favorirne la cessione sul mercato a valori adeguati; anche su questo aspetto, nonostante i miglioramenti registrati a seguito della rilevazione da noi introdotta lo scorso anno, le banche devono fare ancora progressi.

Nei primi sei mesi di quest’anno la redditività operativa del complesso degli intermediari creditizi italiani è migliorata. Il rendimento del capitale, valutato al netto di poste straordinarie ed espresso in ragione d’anno, è tuttavia rimasto intorno al 2 per cento, risentendo dell’aumento delle rettifiche di valore generato dalla cartolarizzazione di crediti deteriorati. Il coefficiente relativo al capitale di migliore qualità (CET1) è salito dall’11,5 al 13,1 per cento, anche per effetto della ricapitalizzazione precauzionale della Banca Monte dei Paschi di Siena realizzata a luglio.

Sulle azioni necessarie per recuperare redditività e fare fronte alle sfide poste dalla regolamentazione, dalla digitalizzazione e dalla concorrenza mi sono soffermato in occasione dell’assemblea dell’Associazione bancaria italiana. Occorre agire con determinazione, attuando le ristrutturazioni necessarie e promuovendo le possibili aggregazioni; il consolidamento dei segnali di ripresa e le favorevoli prospettive economiche rappresentano un’opportunità da cogliere rapidamente.