PLTV riporta articolo de Il Sole 24 Ore

Il rimborso dell’eccedenza di Iva detraibile per l’acquisto di beni ammortizzabili spetta anche con riferimento a quelli detenuti in leasing per i quali è previsto il trasferimento della proprietà al conduttore alla scadenza del contratto.

La Cassazione, con ordinanza 12457 depositata, estende l’applicazione dell’articolo 30, comma 2, lettera c), legge Iva ai beni detenuti in leasing se è previsto il trasferimento della proprietà al conduttore o quando è prevista l’attribuzione allo stesso delle caratteristiche essenziali della proprietà dei beni e la somma delle rate, interessi inclusi, è praticamente identica al valore venale del bene.

La novità più rilevante è la motivazione, perché la Corte richiama l’articolo 14, paragrafo 1, della direttiva Iva che riferisce il concetto di «cessione di beni» al trasferimento non alla disponibilità giuridica del bene, ma «del potere di disporre di un bene come proprietario».

In applicazione di tale disposizione, la giurisprudenza eurounitaria ha affermato che è assimilabile a un acquisto di beni l’operazione realizzata con la conclusione di un contratto di leasing relativo a un bene che preveda o il trasferimento di proprietà al conduttore alla scadenza di tale contratto o che il conduttore disponga delle caratteristiche essenziali della proprietà del bene, segnatamente che gli venga trasferita la maggior parte dei rischi e benefici inerenti la proprietà legale e che la somma delle rate, interessi inclusi, sia praticamente identica al valore venale del bene.

Queste conclusioni si possono senz’altro estendere alla contabilizzazione in bilancio dei beni in leasing che il legislatore ha dimenticato di aggiornare, come previsto nella relazione al Dlgs 139/15 che ha introdotto numerose modifiche alle norme contabili anche in applicazione della direttiva 34/13. Il Codice civile prevede la contabilizzazione dei beni in leasing nel bilancio, ma non nello stato patrimoniale, bensì nella nota integrativa (articolo 2427 n. 22), la cui funzione è di carattere informativo, ma che non dovrebbe essere utilizzata per sanare situazioni non allineate alla prassi contabile e neppure allo stesso Codice civile che, nell’articolo 2423-bis, prevede la rilevazione e presentazione delle voci effettuata tenendo conto della sostanza dell’operazione o del contratto.

Il problema non è tanto la mancata iscrizione dei beni nell’attivo del bilancio, ma la mancata iscrizione dei debiti relativi ai canoni residui: è vero che queste informazioni si trovano nella nota integrativa, che è parte bilancio, ma il lettore deve ricostruire l’indebitamento in via extracontabile.

Con l’introduzione delle norme del decreto 14/19 sulla crisi d’impresa, l’indebitamento dovrebbe emergere immediatamente nel passivo dello stato patrimoniale.

Il legislatore nella legge sulla concorrenza 124/17 ha disciplinato il contratto di leasing finanziario, definito il contratto con il quale l’utilizzatore del bene ottiene la detenzione dello stesso per un dato periodo di tempo verso un certo corrispettivo, che tiene conto del prezzo di acquisto o di costruzione e della durata del contratto, con diritto alla scadenza di acquistarne la proprietà a un prezzo prestabilito.

Inoltre, è precisato che l’utilizzatore assume tutti i rischi che derivano dalla gestione del bene. Infine, è lo stesso legislatore che nel Dlgs 118/11 ha previsto l’iscrizione dei beni leasing nello stato patrimoniale dell’ente in apposite voci. Pertanto, sono maturi i tempi per rivedere le norme in materia di redazione del bilancio, prevedendo l’iscrizione dei beni in leasing nello stato patrimoniale dell’utilizzatore il quale assume i rischi derivanti dall’uso del bene.