PLTV riporta articolo pubblicato su Plus-Il Sole 24 Ore del 2 novembre a cura di Antonio Criscione
La Corte di giustizia Europea riapre i giochi sui costi per i clienti che andranno restituiti dagli intermediari.

Sull’estinzione anticipata dei finanziamenti, buone notizie per i consumatori europei. La Corte di giustizia (Cge) ha infatti di recente pubblicato una sentenza che sta destando molte preoccupazioni nel mondo degli intermediari finanziari e qualche attesa da parte dei clienti.

Riassumendo, la Cge ha affermato che quando un finanziamento viene estinto anticipatamente, «il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato include tutti i costi posti a carico del consumatore». Una decisione che inevitabilmente impatta sugli importi che l’intermediario deve restituire a chi estingue il prestito anticipatamente e che in Italia assume un particolare rilievo nella questione della cessione del quinto dello stipendio o della pensione, che è una forma di finanziamento per la quale si registrano alte percentuali di estinzioni anticipate, spesso in funzione di rifinanziamento del soggetto finanziato. In Italia la Banca d’Italia e l’Abf hanno già dato una decisa regolata a questo settore, operando appunto una distinzione chiara tra costi upfront (quelli una tantum legati al momento della sottoscrizione del contratto di finanziamento) e quelli recurring, che sono “spalmabili” nel tempo. E la giurisprudenza dell’Abf ha punito le “furbizie”, penalizzando gli intermediari nei casi in cui le due fattispecie non venissero chiaramente (e giustificatamente) distinte.

La decisione della Corte di giustizia è stata adottata in riferimento a un caso sollevato da un cittadino polacco, ma le sue decisioni valgono per tutta l’Unione e per il sistema italiano, nonostante i progressi già segnalati, possono rappresentare un piccolo terremoto, tanto che, a quanto risulta, anche da parte di Bankitalia si sta studiando la questione con molta attenzione. Secondo Aldo Dolmetta, consigliere di Cassazione: «La pronuncia è destinata ad avere un forte impatto sulla materia dei finanziamenti in Italia e soprattutto per la questione della cessione del quinto. La Corte porta un radicale mutamento di approccio rispetto anche alla prospettiva fin qui adottata da Bankitalia, portando a una parificazione di trattamento normativo tra costi recurring e costi upfront». E continua: «Non è detto che le imprese finanziatrici si adeguino automaticamente. Per questo motivo appare assai auspicabile un pronto intervento ad hoc da parte della Vigilanza di Bankitalia, che venga a conformare le proprie istruzioni alle indicazioni pervenute dalla Corte, anche per evitare inopportuni strascichi di contenzioso; ed evitare, o ridurre, indebiti vantaggi per i finanziatori (al di là, cioè, del margine operativo destinato a finire in contenzioso): la presenza di una fascia di rapporti “irregolari” viene, se non altro, a falsare lo svolgimento della concorrenza del mercato».

Una posizione molto più cauta ovviamente viene dal mondo delle imprese.

Il presidente di Assofin Cesare Colombi spiega: «Il principio enunciato dalla Corte di Giustizia corrisponde, nella sostanza, a quanto già applicato nell’ordinamento nazionale: infatti gli intermediari finanziari italiani, ottemperando pienamente oltre che alle disposizioni della normativa primaria anche alla normativa secondaria, agli indirizzi di vigilanza e alle decisioni dell’Abf e dei giudici hanno, in caso di estinzione anticipata, già provveduto alla restituzione di parte dei costi cosiddetti upfront». Ovviamente che sia possibile una lettura dell’intervento della Cge non esattamente continuista rispetto alla prassi finora seguita dalle autorità italiane e dall’Arbitro bancario finanziario, è avvertita anche dai rappresentanti delle imprese finanziatrici, tanto che Colombi aggiunge: «Un’eventuale discontinuità nell’applicazione dei criteri previsti dall’ordinamento italiano, specie se applicata retroattivamente, avrebbe conseguenze estremamente gravi sia dal punto di vista economico, sia per quanto riguarda il sistema di gestione delle controversie e la giustizia civile e, non da ultimo, lo stesso principio della certezza del diritto».