PLTV riprende articolo da Il Sole 24Ore di Pierangelo Soldavini

«Poter offrire sempre il miglior prodotto alle migliori condizioni possibili con l’obiettivo di diventare la più grande società di servizi finanziari al mondo». L’atteggiamento timido e riservato dei suoi 35 anni non nasconde gli obiettivi ambiziosi che Nikolay Storonsky si pone per Revolut, l’«Amazon dei servizi finanziari» di cui è Ceo e fondatore, che punta a 100 milioni di clienti nell’arco di cinque anni.

Oggi siamo a 8 milioni di utenti attivi in Europa, lievitati a ottobre al ritmo di un milione di nuove registrazioni. Ora si prepara a un nuovo round di finanziamento da 1,5 miliardi di dollari sulla base di una valutazione che si aggirerebbe tra 5 e 10 miliardi, che ne farebbe la fintech di maggior valore in Europa. «Posso confermare che stiamo valutando le opzioni, ma è presto per fare cifre: potrebbe essere realizzato attorno a fine anno per finanziare la crescita», afferma prima di aprire con il suo speech il Salone dei Pagamenti di Milano.

La vostra è una crescita che passa per l’espansione internazionale: al di fuori dell’Europa siete sbarcati in Australia, da poco a Singapore come testa di ponte in Asia e a breve negli Stati Uniti.

La nostra priorità sono gli Usa, dove abbiamo già 100mila utenti in lista d’attesa prima di partire: puntiamo a diventare uno dei maggiori player in un mercato da 300 milioni di persone. Poi siamo pronti ad aprire in Giappone. La strategia è semplice: abilitare i trasferimenti di denaro senza commissioni a livello globale, un po’ come ha fatto WhatsApp per l’instant messaging. Da questo punto di vista Libra è un nostro concorrente, come le altre criptovalute.

Il business model di Revolut è un po’ diverso da quello tradizionale del fintech, che si basa sulla specializzazione su un singolo servizio.

Noi utilizziamo l’open banking, per esempio sfruttando un servizio per aggregare i conti personali all’interno della app. Ma il nostro modello è costruire una banca universale fornendo all’interno dello smartphone tutto ciò di cui le persone hanno bisogno, con servizi che sono migliori e a prezzi inferiori, dal momento che non abbiamo costi di distribuzione: non abbiamo asset fisici e filiali, ci basta la nostra app, una carta di credito (Revolut ha fatto accordi sia con Visa che con Mastercard, Ndr) e una partnership con una banca locale per accedere al sistema locale dei pagamenti. La crescita pesa comunque sui nostri conti, che chiudono ancora in rosso, ma se escludiamo il marketing e le spese per l’espansione internazionale siamo in utile.

Chi sono i vostri competitor?

Oggi il mercato è enorme e c’è spazio per tutti, ma nell’arco di cinque anni gli attori saranno più o meno dimezzati: a essere esclusi saranno i player medio-piccoli, un po’ com’è successo nel commercio con l’arrivo di Amazon. Le grandi banche hanno ancora la grande forza del credito alle imprese, dovranno concentrarsi su quel settore perché sul retail rischiano di perdere la partita.

In questo segmento, che è poi quello su cui punta Revolut, quali sono i punti di forza reali?

Senza dubbio l’interfaccia utente del prodotto che rende più semplice l’utilizzo e una struttura dei costi più agile che ci permette di avere servizi più efficienti. Ma c’è anche una componente di risk management e di compliance che stiamo affrontando con modelli automatici che sostengono l’efficienza.

Come Amazon siete partiti da un servizio, nel vostro caso le carte di credito, su cui avete costruito altri servizi, dal conto corrente al trading a commissioni zero all’assicurazione. Che altro avete in mente?

Stiamo studiando un conto corrente per bambini, per educarli a utilizzare il denaro, e puntiamo sul credito al consumo: sarà questa l’area di grande espansione. Più difficile il credito alle imprese, che già forniamo in Uk, ma è estremamente difficile espanderlo ad altri Paesi. Poi ho in progetto un servizio di asset management che possa permettere ai nostri clienti di accantonare somme in fondi d’investimento senza i costi connessi alla distribuzione.

E l’Italia?

È un mercato strategico: oggi in Italia abbiamo 300mila utenti attivi, l’obiettivo è di arrivare a 5 milioni in cinque anni. Il target privilegiato è quello dei più giovani, dei millennials che hanno sviluppato un’insofferenza nei confronti delle banche fisiche. Ma puntiamo anche sull’utenza aziendale. Abbiamo un prodotto business che sta andando molto bene e che stiamo spingendo anche qui: ai tradizionali servizi di conto corrente e carte di credito aggiungiamo conti multicurrency, transfer internazionali senza commissioni e carte le cui spese vengono contabilizzate direttamente nel sistema contabile aziendale.